Annarosa Sessa rompe il silenzio e spiega il motivo delle dimissioni

Scritto da , 24 Aprile 2020
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L’ex sindaco facente funzioni del comune di Pagani, Annarosa Sessa, rompe il silenzio e affida ad una lunga lettera alcune osservazioni e soprattutto spiega le ragioni alla base delle sue dimissioni. “Ho coscientemente preferito subire, in silenzio, la cattiveria e la rabbia di “eterni secondi”, “di insoddisfatti cronici”, di “ciarlatani di professione” e di “bamboccioni sotto tutela”, la loro arroganza particolarmente accentuata da caratteri sessisti innati, le loro frustrazioni ed i loro inciuci da strapazzo che sempre caratterizzano i loro attacchi contro chi è considerato “nemico” da abbattere. Tanto ho fatto, perché profondamente convinta che, pian piano, giorno dopo giorno, “i nodi sarebbero venuti al pettine” ed il gruppo di potere politico burocratico saldatosi contro di me sin da Novembre 2019, contro cui strenuamente ho combattuto per mesi e che continuava ostinatamente finanche a volersi sottrarre all’ottemperanza obbligata di sentenze di condanna erariale, si sarebbe svelato in tutte le sue nudità e in tutte le sue incapacità tipiche di chi opera quotidianamente facendo prevalere “il particulare” all’interesse generale della città e della comunità amministrata. Ora che le situazioni si stanno definendo, ora che si stanno delineando i nomi ed i volti di chi vuole rendere il governo della nostra città un affare continuo, è giusto fare chiarezza, raccontare i fatti per come si sono svolti, i motivi che mi hanno “indotta alle dimissioni” pur sapendo, come poi di fatto è avvenuto, che sarei diventata “la traditrice” dopo anni di sostegno e fedeltà incondizionata dimostrata anche, e soprattutto, nei momenti bui quando “servi sciocchi” ed “attuali alleati politici” scappavano o facevano false dichiarazioni anche spontanee. Sono arrivata all’appuntamento elettorale di Maggio 2019 dopo oltre due anni di opposizione…. Sono stata eletta, militando da sempre dalla stessa parte, con un consenso elettorale che mi rendeva naturalmente Presidente del Consiglio Comunale, ruolo cui aspiravo e che ho sacrificato per l’interesse generale della coalizione allorchè fiducia, da un lato, e necessità di equilibri, dall’altro, hanno richiesto la mia nomina quale vice sindaco, peraltro osteggiata da chi a quel ruolo aspirava pur avendo ricevuto un complessivo consenso elettorale di minore rilevanza. Quando il Sindaco Gambino è stato dichiarato decaduto, da vicesindaco mi sono ritrovata a ricoprire il ruolo di sindaco Facente Funzioni con il compito di governare la città secondo il programma di mandato approvato dal Consiglio Comunale a Luglio 2019 e verticalizzando una Giunta qualificata, composta da persone preparate e assolutamente non condizionate dalla provenienza partitica, che era stato garantito dovesse traghettare la coalizione fino alle amministrative di Maggio 2020. Ho assunto l’impegno con grande senso di responsabilità, con rispetto e fedeltà verso il sindaco decaduto che mi aveva scelto, con passione e determinazione e, soprattutto, ponendo innanzi a tutto il supremo interesse della città e dei cittadini paganesi, scevra – come era stato stabilito – da compiti di natura politica detenuti saldamente, come era giusto che fosse, nelle mani del leader politico. Ho affrontato le prime settimane da Sindaco FF con entusiasmo e passione, svolgendo il ruolo avendo come bussola solo il programma di mandato, nonostante il dissesto finanziario, nonostante una macchina amministrativa in grande difficoltà e con roccaforti di potere consolidate negli anni in settori strategici per la vita cittadina.A farla da padrone, un gruppo in particolare i cui esponenti pensavano, e ancora pensano, solo ai loro affari: c’era chi pretendeva l’esternalizzazione a privati dei parcheggi e del ciclo dei rifiuti demolendo l’Aspa e la Pagani Servizi Srl, chi sosteneva immobiliaristi interessati alla riqualificazione di parti private del territorio anche di notevole importanza urbana, chi si preoccupava di consegnare ad Aspa liste di nomi al fine di farli assumere da cooperative affidatarie di servizi, chi spingeva per rideterminare la dotazione organica al solo fine di tutelare amici e parenti con cui condividono processi penali nonché legami familiari, chi pretendeva che non si procedesse per recupe rare le somme che dovevano per sentenze di condanna erariale, chi sosteneva burocrati antichi nella loro attività protezionista di imprese e cooperative da cui risultano assunti stretti parenti, chi garantiva l’azione di burocrati tesa a tentare di delegittimare la dichiarazione di dissesto finanziario, chi ha operato concretamente per boicottare Pagani città del Natale. Il tutto avallato da una politica, sviluppata fuori dal Palazzo, che ha privilegiato il rapporto con i Consiglieri Comunali anziché con i partiti che li aveva espressi, che ha sacrificato principi, valori e posizioni anti conflitto d’interesse sbandierati dai palchi elettorali, che ha consentito di mettere da parte gli stessi punti del programma di mandato che aveva approvato, che ha permesso la delegittimazione del ruolo di Sindaco ancorchè non eletto, che pretendeva anche il mio silenzio e la mia “non candidatura a consigliere comunale alle prossime amministrative” in cambio di un posto da assessore nella futura Giunta.In questo quadro e contesto ambientale greve, caratterizzato anche da profonde crisi di identità personale e di criticità patologiche che peggioravano il mio stesso stato di salute e fisico, potevo scegliere di rimanere al mio posto, magari coccolata – apprezzata e forse anche inserita nel Gruppo di potere che voleva mettere le mani sulla città, oppure potevo dimettermi. Ho preferito la seconda strada, quella più difficile e che sapevo mi avrebbe esposto ad attacchi concentrici e anche sessisti, mi avrebbe lesionato fino alla rottura totale anche nei rapporti affettivi di una vita che prescindevano dalla fedeltà sempre dimostrata nei confronti dei congiunti, cioè le dimissiomo. E tanto ho fatto, con grande sofferenza fisica e mentale, perché convinta che era l’unico modo per difendere la città, per difendere i posti di lavoro di Aspa e Pagani Servizi Srl che si volevano sacrificare per motivi “contra personam” di soggetti interessati a sostituire figure e ruoli di vertice…”.

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