Anna Bulkina: ritorno in Italia

Scritto da , 20 luglio 2017

Questa sera, alle ore 21, nel corso del rècital ospite dell’Atrio del Duomo di Salerno, le verrà consegnato il prestigioso premio “Emidio Cecchini”

 Di OLGA CHIEFFI

Appuntamento nel quadriportico del Duomo di Salerno, questa sera, alle ore 21 la 20esima edizione dei “Concerti d’estate di Villa Guariglia in tour” per il recital pianistico di Anna Bulkina, vincitrice del Premio di Esecuzione Pianistica “A. Napolitano”- Città di Salerno 2016, la quale proporrà le carismatiche pagine della scuola nazionale russa. Il concerto, sponsorizzato dall’Associazione Marina di Salerno, vedrà, alla presenza di Giuseppe Vitale, presidente nazionale del Cta, anche la consegna del Premio alla memoria di “Emidio Cecchini”, Presidente di Acli Arte e Spettacolo, scomparso prematuramente nel giugno 2016. Il Premio vuole rappresentare un tributo all’uomo, al dirigente ed all’artista Cecchini, che ha saputo tramutare in impegno sociale, il suo talento artistico e professionale. “L’istituzione del Premio – dichiara Gianluca Mastrovito, presidente delle Acli di Salerno – è nata d’intesa con Antonia Willburger, per fare memoria di un amico e dirigente dalla grande sensibilità, dedito all’educazione e promozione dei giovani, che attraverso la sua prematura scomparsa, accresce in ciascuno di noi passione e senso di appartenenza associativo, che è prima di tutto legame, relazione buona e condivisione quotidiana”. La giovane pianista principierà la sua performance con Dumka, in Do minore op.59, una rapsodia ucraina, che segue come modello quelle ungheresi di Liszt, composta da Peter Il’ic Čajkovskij, nel 1886, ma con temi non di origine popolare. La Dumka, pur non citando musica autenticamente russa, merita pienamente il sottotitolo “Scena rustica russa”. La composizione è di grande impatto sul pubblico per la molteplicità, la varietà, il colore popolaresco degli eventi che vi si susseguono. A seguire la Anna Bulkina dedicherà alla platea salernitana il Preludi op.16 di Aleksandr Nikolaevic Skrjabin, un’opera pacata, ripiegata su se stessa, manifesto di un panismo che si stringe in pochi timbri, che si allarga e dilaga giù per abbondanze foniche: dall’Andante n°1 un sogno elegiaco all’Allegro n°2 con le sue amate sovrapposizioni ritmiche, sino al meditativo Andante cantabile n°3 e al quarto, un Lento che presenta un’ampia melodia dolente di estrema concentrazione, per chiudere con un Allegretto, delizioso, fulmineo, brevissimo. Sergej Prokof’ev sarà omaggiato con l’esecuzione dei “Racconti di una vecchia nonna”, op.31, quattro pezzi, datati 1918, tutti in modo minore, di carattere russo, cosa abbastanza rara per il genio di Sontsovka, che essendo stati composti immediatamente dopo il suo arrivo negli Stati Uniti, sembrano esprimere la nostalgia per la patria, evocando quasi il segno pittorico di Marc Chagall. Si continuerà con la Sonata in Re minore op.14 di Sergej Prokofiev, datata 1912. E’ la scrittura la principale attrattiva di questa pagina, che ricalca nella sua articolazione interna gli schemi consolidati della Sonata classica: quattro movimenti nella successione di allegro bitematico, scherzo, movimento lento e finale. Il primo movimento, Allegro ma non troppo, si svolge secondo una logica paratattica, che allinea varie situazioni fra loro contrastanti, frontalmente contrapposte. Il breve Scherzo si avvale di una lunga frase composta da brevi incisi ritmici, e basata su una successione ostinata e grottesca di accordi. L’Andante è una pagina che, con la sua lirica concentrazione espressiva e il sapore popolare della melodia, interrompe l’ambientazione prevalente della composizione. Il momento più alto della Sonata è comunque nel Vivace finale, dove il serratissimo pulsare del ritmo e la configurazione pungente e ironica del tema all’acuto, appena interrotto da una contemplativa reminiscenza del primo movimento, danno vita ad un moto perpetuo che costituisce il prototipo, forse ineguagliato, di molte pagine consimili del compositore. La serata verrà chiusa dall’ esecuzione di un altro “monumento” all’arte dello studio, gli Etudes Tableaux op. 39, pubblicati nel 1917, da  Sergej Rachmaninov. Definiti da Piero Rattalino “lavoro di capitale importanza nella storia del pianoforte”, richiedono una notevole tecnica strumentale e una continua sfida per i pianisti. Le notevoli difficoltà tecniche e musicali uniche riguardano in particolare i passaggi di accordi spinti fino alle estremità della tastiera, passaggi veloci che richiedono una gestione meticolosa e un suono corposo capace di mantere la chiarezza e il significato strutturale di ciascuna frase melodica.

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