Angri, sequestrato noto impianto di recupero rifiuti speciali

Scritto da , 30 ottobre 2013

I Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Salerno, agli ordini del Capitano Giuseppe Ambrosone, ad Angri, unitamente a quelli della locale Stazione dei Carabinieri, hanno apposto i sigilli di sequestro ad una attività produttiva del posto, ed in particolare ad un impianto di recupero di rifiuti speciali non pericolosi del tipo inerti, nonché alle aree di piazzale in uso al medesimo impianto.

 

L’attività di polizia giudiziaria eseguita dai Carabinieri e che ha portato al sequestro preventivo odierno in esecuzione al decreto del GIP del Tribunale di Nocera Inferiore, dott. Paolo Valiante, è stata coordinata dai magistrati della sezione reati ambientali della Procura Nocerina, guidata dal Procuratore Capo Giancarlo Izzo.

 

La Procura della Repubblica ha anche emesso informazione di garanzia a carico del legale rappresentante della società interessata per le diverse violazioni emerse in ordine ai reati previsti dal D.L.vo n.152/2006 (codice dell’Ambiente).

 

In particolare, a seguito dei controlli eseguiti dai Carabinieri del N.O.E., si è proceduto al sequestro preventivo, esclusi gli uffici amministrativi, di un noto impianto di recupero dei rifiuti speciali del tipo non pericolosi, con informazione di garanzia emessa dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Nocera Inferiore a carico del legale rappresentante per aver effettuato o comunque consentito lo scarico di acque reflue industriali in un corpo idrico superficiale, in assenza della prescritta autorizzazione (Art.137 D.Lgs 152/2006); per avere, inoltre, mediante l’installazione, non autorizzata, e l’utilizzo di diverse attrezzature aziendali, determinato una modifica sostanziale all’impianto, ciò in assenza della prescritta autorizzazione (Art.256 D.Lgs 152/2006). Infine, per avere determinato la modifica sostanziale dell’impianto per l’attività di frantumazione e vagliatura degli inerti lapidei di riciclo e per la produzione di manufatti in cemento, inoltre realizzando e gestendo un’area di circa 4.000 mq, utilizzata per il deposito e la vendita di materiali inerti da cava polverulenti, in assenza della prescritta autorizzazione alle emissioni in atmosfera (Art.279 D.Lgs 152/2006).

 

Difatti, dagli accertamenti effettuati dai Carabinieri del N.O.E. presso la sede operativa della società è emerso che presso l’impianto di recupero di rifiuti speciali non pericolosi del tipo inerti, esteso su un’area della superficie di circa mq. 15.000, comprendente un capannone per la produzione di manufatti in cemento, un edificio adibito ad uffici ed un piazzale di circa 11.000 mq, su un’area di circa 4.000 mq. del piazzale erano presenti cassoni scarrabili per lo stoccaggio di rifiuti provenienti dalle operazioni di recupero, ancora da trattare, nonché in altra area erano presenti diverse attrezzature per il trattamento dei rifiuti inerti (un mulino trituratore, un vaglio stellare, un gruppo semovente per la selezione dei rifiuti misti, un frantoio per la frantumazione primaria, un frantumatore, etc); ancora, su diverse porzioni del medesimo piazzale veniva effettuato il lavaggio degli inerti, il deposito dei manufatti prodotti in cemento e svolta l’attività di vendita di materiali inerti; vi erano inoltre diversi box per il deposito di cumuli di inerti di varia granulometria, alti anche 3 metri.

 

I Carabinieri hanno poi rilevato che le acque meteoriche di dilavamento del piazzale, caratterizzato dalla presenza di rifiuti speciali provenienti da demolizione, venivano captate da griglie dislocate sulla pavimentazione del piazzale stesso e convogliate in un pozzetto da cui si riversavano nel piazzale aziendale, tracimando per pendenza naturale nell’adiacente alveo Sant’Alfonso.

 

Dall’esame della documentazione in possesso dell’impresa è emerso che lo stato dei luoghi era in contrasto con la planimetria generale allegata alla prima autorizzazione alle emissioni in atmosfera poiché alcune aree del piazzale erano state adibite a gestione di rifiuti con l’installazione di apparecchiature per la selezione e lo stoccaggio dei rifiuti da trattare; in conseguenza la ditta avrebbe avuto necessità di una nuova autorizzazione alle emissioni in atmosfera per le modifiche sostanziali dell’impianto determinanti nuovi punti di emissione non previsti in autorizzazione.

 

Dalla ulteriore documentazione esaminata è risultato che la ditta utilizzava diverse attrezzature non censite nell’autorizzazione alle emissioni, pertanto ritenute installate abusivamente, con la conseguenza di avere determinato una modifica sostanziale dell’impianto, in violazione all’art.279 D.Lvo 152/06 (codice dell’Ambiente)

E’ stato inoltre accertato che lo scarico delle acque meteoriche di dilavamento del piazzale, contaminate dal contatto con i rifiuti speciali depositati senza autorizzazione sul piazzale stesso, tra l’altro rifiuti privi di adeguata copertura ed esposti agli agenti atmosferici, acque così diventando acque reflue industriali, venivano scaricate in un corpo idrico superficiale in assenza di autorizzazione, violazione ex art.137 D.Lvo 152/06.

Infine, dall’esame della relazione tecnica in possesso dell’azienda per l’iscrizione alle attività di recupero di rifiuti risulta che la consistenza delle attrezzature utilizzate dalla ditta era ben maggiore di quella indicata nella relazione stessa, così determinando una inosservanza delle prescrizioni contenute nel titolo autorizzativo, violazione sanzionata dall’art. 256 comma 4 D.Lvo 152/06.

 

Il valore approssimativo dei beni sequestrati è di diverse centinaia di migliaia di euro.

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