Andrea Tofanelli “‘o Rey” della Tromba

Scritto da , 28 luglio 2017

Il trombettista internazionale venerdì sarà in concerto con l’Itai Doshin Trio, ospiti a Camerota della V edizione di Suoni dal Castello

Di OLGA CHIEFFI

Dopo il clinic tenuto dalla tromba internazionale, Andrea Tofanelli, nell’ambito della V edizione del Camerota Festival, allestito dall’Associazione Culturale-Musicale Zefiro, presieduta da Giuseppe Marotta e diretta dal compositore Leo Cammarano, cui hanno partecipato trombe del calibro di Vincenzo Toriello ed Enzo Magliano, per rubare il segreto dei famosissimi “tris-acuti”, questa sera, l’appuntamento è nell’abituale cornice del cortile marchesale di Camerota, dove alle ore 21,30, il trombettista di Torre del Lago incontrerà l’Itai Doshin Trio, una giovane formazione che schiera Francesco Chiariello al pianoforte, con Gabiele Pagliano al contrabbasso e Lucio Mele alla batteria. Famoso nel Mondo Andrea Tofanelli rientra in una categoria a sé stante, fa parte di un ristrettissimo “club” che annovera fra i suoi membri non più di trenta/quaranta campioni nel mondo: il club degli specialisti del sopracuto, un ristretto “giro” di super musicisti, dotati di una tecnica che è inaccessibile per il 90 % dei trombettisti. L’estensione della tromba , nei metodi classici come l’ Arban, non supera come estensione il si bemolle acuto (quello sopra il rigo). Negli anni travolgenti del Jazz, da Armstrong in poi, questi limiti si sono ampliati all’impossibile. Il trombettista virtuoso, il “fischiatore”, diventa una risorsa preziosa per tutti i band leader della Swing Era e tutti, i bandleader storici, annoverano nelle loro Band un eroe che svetta prepotente sulla scena dell’orchestra, concludendo i brani con climax da brivido, uno per tutti l’acutista di Duke Ellington William Alonzo “The cat” Anderson. La serata, che si dividerà tra classico e Jazz, spazierà da Ludwig Van Beethoven, contaminato con “Nostalgia in Times Square” di Charles Mingus, all’ aria di Lauretta dal “Gianni Schicchi” valzer di Musetta dalla Bohéme, deliziosamente trasformato in bossa, per poi “cantare” l’attaccamento alla vita e al piacere di Mario Cavaradossi, tra bellezza e amori che celebrano un forzato trionfo davanti al plotone d’esecuzione, in un “E lucevan le stelle”, speziato di “Autumn leaves”, frutto di una miscela originale di melodie accattivanti e liriche, arrangiate in modo non prevedibile, sfoceranno, magari in un “Libiam nei lieti calici” in cui il jazz è diventata una forma di vita attiva, dal cuore ostentatamente pulsante, i cui tratti essenziali sono stati espressi, comunque, in maniera limpida, inequivocabile e senza alcuna esitazione, con un linguaggio che, da una parte, ha sviluppato ai massimi livelli le ragioni estetiche del bop, quali quella delle divisioni ritmiche articolatissime, unitamente ad archi melodici resi spigolosi da strutture armoniche complesse, il tutto, naturalmente, sviluppando fiorite composizioni estemporanee, dall’altra, chiudendo i vari brani con una specie di ritorno alle linee semplici e pure. Persino le Incertezze possono declinarsi in positivo in queste note capaci di esprimere quella tensione tra vitalità e languore che alimenta e sorregge, ancora una volta, la speranza. L’Italia da sempre esprime grandi talenti che sanno reinterpretare e spesso rivitalizzare il jazz e la musica come pochi altri musicisti al mondo. Si può toccare con mano la gioia, la vitalità ed il piacere dell’interplay come nella miglior tradizione. Swing, arte dell’incontro, fraseggio spumeggiante ed anche una tecnica sopraffina illuminerà questa sessione live.

 

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