Ance tedesche nel giardino d’Europa

Scritto da , 1 ottobre 2016
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Grande ensemble, oggi alle ore 19, per il finale della V edizione di Erasmus on Stage nella Chiesa di Santa Apollonia

 Di OLGA CHIEFFI

Gran finale, questa sera, per la V edizione di Erasmus on Stage della rassegna musicale diretta da Margherita Coraggio e ideata da Anna Bellagamba, promossa dal Conservatorio di Musica Giuseppe Martucci, in collaborazione con la Bottega San Lazzaro di Chiara Natella. Alle ore 19, sarà un grande ensemble formato da studenti e docenti italiani e tedeschi svolgere il bel tema della serata “Augsburg und Salerno”, nato da una master-production tra l’università tedesca e il Dipartimento di Musica d’insieme del Martucci, coordinata da Antonio Fraioli. La formazione che schiererà Raffaele Palazzo e Chiara Palmieri al flauto, Heike Steinbrecher, Elisabeth Traunbauer e Caterina Avallone all’oboe, Harald Harrer, Elisabeth Seidl e Fabrizio Fornataro al clarinetto, Giorgio Cardiello, Giulio Castellano, Gianpaolo Del Grosso, Pietro Nastri al corno, Angelo Landi alla tromba, Karsten Nagel, Marco Scidà e Francesco Quarata al fagotto, Francesca Taviani al cello e Marco Cuciniello al contrabbasso, diretta da Karsten Nagel e Antonio Fraioli, eseguirà musiche di Gabriel Piernè, Joachim Raff e Antonin Dvoràk. Il concerto verrà inaugurato dalla Pastorale variée dans le style ancien op.30 composta da Gabriel Piernè, per flauto, oboe, clarinetto, tromba corno e due fagotti. E’ questa una trascrizione di alcune pagine per pianoforte datate 1894, che riflette il grande fascino che il barocco esercitò su questo compositore in tutta la sua carriera creativa, sia negli argomenti d’ispirazione, che nell’uso di certe forme. Questa pastorale ne è un esempio perfetto. Un tema semplice e aggraziato è esposto in forma canonica da clarinetto, oboe e fagotto. Esso precede una serie di cinque variazioni evocanti appunto il double della suite, con scelte timbriche affidate ai diversi legni molto raffinate. Seguirà l’esecuzione della Sinfonietta op. 188 in Fa maggiore di Joachim Raff composta a Wiesbaden nella primavera del 1873. Quando il compositore tedesco arrivò alla stesura finale di quest’opera, fu probabilmente il primo ad utilizzare il termine Sinfonietta, donando così alla cultura musicale un genere in piú, che venne ripreso in seguito da compositori come Rimskij-Korsakov, Janacek, Reger e Korngold. Il decimino per fiati ebbe successo sin dall’inizio e la sua popolarità perdurò nel tempo, diventando una delle opere per cui ancora oggi si ricorda il nome di Raaf nei concerti. Nel primo movimento, Raff, attraverso una infinita varietà di intrecci e dinamismi, sviluppa i due temi principali con la maestria di chi ben conosce le peculiarità degli strumenti a fiato, affidando loro con perizia il gioco del contrasto fra la raffinatezza melodica e la spigliatezza e la vivacità del ritmo puntato che domina questo Allegro. Segue un breve movimento in 6/8, l’Allegro molto, una danza in cui viene introdotta un’idea lirica intensa, che viene continuamente sviluppata attraverso combinazioni mutevoli, sino ad una stretta di chiara estrazione mendelssohniana. Il Larghetto spicca per ampia effusione lirica di grande bellezza e con la sua chiusa malinconica ci conduce al Vivace, il movimento più breve della composizione, tutto festosa allegria, vorticoso e abbagliante finale per questa magistrale “piccola sinfonia” di grande vitalità e brillantezza. A suggestioni romantico-elegiache può essere ricondotta l’atmosfera che domina il pezzo che concluderà la serata, la Serenata op. 44 di Antonin Dvoràk, datata 1878. Apparentemente la Serenata obbedisce alla tradizionale suddivisione in quattro tempi. Ma il materiale usato è popolare. Già il primo movimento è una fantasiosa e libera marcia. Un pensiero è certamente rivolto alle serenate di Mozart e verso la cosiddetta harmoniemusik, al tempo molto popolare nell’Europa centrale. Un episodio basato su figure di danza popolare interrompe il continuo avvicendarsi dei due temi principali. Oboi e clarinetti riprendono l’incipit della marcia, brevi accenni al secondo tema prima della chiusura. Il secondo tempo poi, dietro le due etichette di minuetto e trio, ospita due danze popolari cèche, una sousedka, un furiant. Un grazioso e delicato minuetto, dall’andamento cullante, viene proposto tre volte con crescente intensità dinamica e sonora, mentre il trio, vivace e spumeggiante, trova energia nel trillo dei clarinetti. Nell’Andante con moto un tema d’ispirazione boema, nostalgico, si sviluppa sotto la spinta costante dei corni in diverse soluzioni timbriche, ma l’atmosfera idilliaca è rotta da un drammatico, tempestoso, episodio centrale. Anche il finale consta di una danza popolare, una brillante polka che ospita, prima della ripresa, un richiamo alla marcia del primo movimento.

Olga Chieffi

 

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