Amministrative, Franco Alfieri batte Vincenzo De Luca

Scritto da , 27 giugno 2017

di Andrea Pellegrino

Se i deluchiani si leccano le ferite, Franco Alfieri anche questa volta ha centrato il colpo. Anche a Capaccio Paestum, con la vittoria dello “straniero” Franco Palumbo ha messo la sua bandierina. Dopo averla posizionata anche a Camerota, dove l’ex sindaco di Agropoli ha sostenuto il vincente Mario Scarpitta. Ma a Capaccio Paestum più che mai il suo peso si è fatto sentire. Non fosse altro che il simbolo del partito e tutto l’entourage erano alla corte di Italo Voza. Vero è che Palumbo ha intercettato anche voti moderati e del centrodestra. Con lui la lista “azzurri” in parte voluta dal senatore Franco Cardiello di Forza Italia. Ma la prova di forza sarebbe stata tutta interna al Pd, tra quelli rimasti fedeli al simbolo e quindi con Voza (che tra l’altro ha annunciato che lascerà lo scranno di consigliere comunale) ed i dissidenti che hanno sposato il progetto di Palumbo che da Giungano ha traslocato a Capaccio Paestum, emulando lo stesso percorso di Alfieri che da Torchiara ha conquistato Agropoli.

Ma la sconfitta del Partito democratico (deluchiano) si sente e si vede anche a Mercato San Severino, dove la sorpresa Somma ha superato per poco più di quaranta voti Enzo Bennet. Anche in questo caso la batosta è tutta intestata a Vincenzo De Luca che per due volte ci ha messo la faccia pur di strappare il feudo sanseverinese all’ex sindaco ed ex assessore regionale all’ambiente Giovanni Romano. Ed, invece, il Pd, pur avendo la maggioranza in Consiglio comunale, dovrà fare i conti con il nuovo sindaco (civico). Ma i dati, al di là dello scarto finale, parlerebbero chiaro: Bennet, sostanzialmente, il suo massimo lo ha raggiunto già al primo turno, ottenendo in meno rispetto alle liste a suo sostegno, a differenza di Antonio Somma riuscito anche ad intercettare un voto più giovane, smontando alla fine quel “sistema” che parte da Salerno e che negli ultimi giorni aveva inglobato anche Fisciano, e quindi la dinastia Amabile.

Resta, dopo questo turno amministrativo, la magra consolazione di Nocera Inferiore, dove l’apparato deluchiano ha retto pur nella consapevolezza di essere stato un aggregato di uno schieramento già collaudato e guidato da un ex missino.

Il giorno dopo i ballottaggi, il «sistema» quindi scricchiola nuovamente (dopo la batosta referendaria del 4 dicembre), forse per la troppa autoreferenzialità rispetto alla politica (Alfieri, docet) ed anche per l’assenza completa di un segretario provinciale (Nicola Landolfi) completamente fuori partita in questa tornata elettorale.

Consiglia