Amianto e tumori: Battipaglia attende risposte

Scritto da , 13 febbraio 2015

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. Il Comitato Civico e Ambientale e quell’amianto che non va più via: la lunga storia che vede coinvolti gli uomini del gruppo di tutela ecologica, guidato da Cosimo Panico,  le amministrazioni comunali e i vertici regionali e provinciali s’arricchisce di un ulteriore documento.

Panico, infatti, ieri mattina s’è presentato per l’ennesima volta al cospetto dello sportello dell’Ufficio Protocollo e ha consegnato tra le mani dei dipendenti di Palazzo di Città un’altra richiesta di incontro.

Al centro dello scritto c’è sempre la celebre delibera di giunta comunale n°26 del 29 gennaio del 2010: all’epoca, infatti, gli assessori battipagliesi istituirono l’Osservatorio Locale sull’Ambiente, un’équipe composta da valenti medici, che avrebbe dovuto elaborare un carteggio pieno zeppo di dati relativi alla mortalità causata da neoplasie.

Quel che venne fuori dalle prime riunioni, in effetti, fu un incremento esponenziale dei decessi provocati da tumori: in molti (oltre ai soci del circolo Legambiente “Vento in Faccia”, di cui Panico, all’epoca, era vicepresidente, hanno fatto sentire le proprie preoccupazioni anche i militanti del Movimento 5 Stelle e di Civicamente) calcolarono uno spaventoso due più due, ipotizzando che l’aumento delle morti tumorali fosse causato dalla forte presenza dell’amianto entro i confini del comune di Battipaglia.

L’asbesto, in effetti, può essere alla base di una lunga sfilza di neoplasie, primo fra tutti il mesoltelioma: è vero che il Ministero della Sanità, con il decreto ministeriale del 6 settembre del 1994, mise un po’ di chiarezza nella confusa normativa relativa all’utilizzo a scopi edilizi della sostanza cancerogena, ma è altresì vero che, con il decreto legislativo n°152 del 3 aprile del 2006, lo Stato obbligò gli enti locali a provvedere al censimento di tutti gli immobili edificati con dell’amianto.

In Italia, però, accade frequentemente che gli obblighi vengano visti come dei semplici e cortesi inviti, ed è per questo che, a Battipaglia, una vera e propria individuazione dell’asbesto non è mai stata compiuta.

Colpa delle amministrazioni comunali che si son susseguite nel tempo? Senz’altro, ma non esclusivamente. Secondo le leggi nazionali, infatti, anche le regioni dovrebbero intervenire a sostegno dei censimenti e delle rimozioni dell’amianto: l’ex-commissario prefettizio, Mario Rosario Ruffo, qualcosa a riguardo la sapeva e, sollecitato da Panico e da tanti altri battipagliesi, inviò una lettera a Stefano Caldoro, governatore della Regione Campania, sollecitando un incontro per discutere del legame tra le neoplasie e l’incidenza dell’amianto sulla mortalità tumorale. Da Palazzo Santa Lucia, però, non arrivò alcuna risposta.

Il Comitato Civico e Ambientale, dunque, è tornato alla carica, richiedendo a Gerlando Iorio, Ada Ferrara e Carlo Picone, membri della triade commissariale che regge le sorti dell’azione amministrativa battipagliese, di farsi promotori di qualsiasi operazione tesa a far rientrare la presenza dell’amianto entro i consentiti parametri dell’indice di degrado inferiori al valore di 45.

Iorio e i suoi, però, hanno messo su già nello scorso giugno una task-force per la tutela ambientale del territorio, all’interno della quale in molti hanno chiesto il ripristino delle consuetudinarie azioni dell’Osservatorio, affinché si possa procedere alla realizzazione di un preciso e dettagliato registro dei tumori: al momento, però, tutto tace.

Chi vivrà vedrà? Stando alle attuali condizioni biologiche e ambientali, la domanda che sorge spontanea è tristemente monca: chi vivrà?
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