Alla ricerca del suono con Felice Cusano

Scritto da , 21 aprile 2016

 

Il violinista e immenso didatta ha chiuso la primavera dell’Orchestra Giovanile Napolinova nella Chiesa della SS.Annunziata di Salerno

 

Di OLGA CHIEFFI

E’ stata una felice e inaspettata sorpresa trascorrere tre serate con i giovani e gli illustri ospiti dell’Orchestra Giovanile Napolinova, dopo aver ascoltato tanti improvvisatori, sognatori, arrivisti dilettanti, pseudo compositori e sbacchettanti che stanno trasformando ensamble e orchestrine in maldestre bande da giro. Un’associazione partenopea, questa, presieduta da Alfredo De Pascale che, con estrema sapienza ed abnegazione, guida i propri valenti strumentisti alla scoperta dei segreti della musica da camera, del concerto solistico, proponendo loro, in progressione, programmi adatti all’esperienza di quanti cercano di affacciarsi alla professione di musicista. Audizioni severe, un buon numero di prove, esperti solisti che lavorano con i giovani, eseguendo in pubblico concerti virtuosistici (non è da tutti farsi supportare e bene da ragazzi, poiché si è sempre in bilico su di una lama di rasoio, ripartendo le proprie attenzioni tra la formazione, incoraggiando e aggiungendo, quindi l’esecuzione e la preoccupazione per la propria difficile parte), tanto gelo in orchestrazione per offrire un prodotto godibilissimo per tutti, strumentisti e pubblico. Il fagottista Francesco Bossone, l’oboista Fabio D’ Onofrio, il violinista Felice Cusano, i tre solisti che qui a Salerno, si sono alternati alla guida dell’orchestra con un unico comun denominatore, la ricerca del suono. Se l’oboista ha proposto il concerto per oboe “Ferlendis” in Do Maggiore, scritto per Giuseppe Ferlendi, oboista alla corte di Salisburgo, di Mozart, sostenuto dalla formazione guidata da Mariano Patti, il quale ha accoppiato questa interpretazione, i cui preziosismi si sono manifestati nella ricerca compatta e affilata delle sonorità solistiche, nello scrupolo intelligente, elegante e calibrato del tracciato ritmico, nel senso fascinoso dei respiri e degli spazi, al “Lento espressivo” della sinfonia per archi di Patrizio Marrone, esponente contemporaneo della scuola di composizione napoletana, per chiudere con la Quinta Sinfonia di Franz Schubert che si amalgama perfettamente alle armonie mozartiane della sinfonia K550 eseguita nel concerto precedente, preparato con Francesco Bossone, Felice Cusano, ha inteso dividere in due la sua serata, proponendosi al pubblico prima in veste di ConcertMeister, poi unicamente in veste di direttore. E’ prerogativa della scuola napoletana di tutti gli strumenti la ricerca del suono, bello, puro, rotondo, per esaltare la melodia e il virtuosismo spinto. Felice Cusano, messo da parte il suo prestigioso Mantegazza, ha scelto di presentarsi al pubblico di Salerno, nel confronto veramente impari con l’acustica della chiesa dell’Annunziata, dall’eco imponente, con un antico violino italiano di indubbio fascino. Il concerto “Il Favorito” di Antonio Vivaldi è vissuto nel rispetto assoluto della pagina. C’è la fascinazione dell’estro vivaldiano che consegna le chiavi della nuova musica alla Germania, le agilità cristalline la sua capacità di mantenersi sempre sullo stesso crinale tra equilibrio e brillantezza, tra compostezza e vivacità, con l’orchestra ben controllata da Federica Tranzillo. Poi, l’ Henryk Wieniawski della Chanson polonaise, la Romanza dal Concerto n. 2 in re minore op. 22 per violino e orchestra e una Mazurka, un monumento di umanità e passione comunicativa, la struggente Ave Maria di Aldo Cusano, incantata e intima, l’ordito sonoro del tema di Schindler’s list, brani lenti in cui l’intonazione e l’amalgama dell’orchestra hanno conquistato la platea. Seconda parte dominata dalla Ninna Nanna di George Gershwin, interpretata nel segno di un’esemplare finezza espressiva e leggerezza, unite a tutte le attenzioni riservate ai grandi classici, speziata di malinconica e pur incisiva morbidezza, e ancora le due elegie di Edward Grieg, lette tenendo come fermo orizzonte il respiro lirico di queste pagine. In conclusione, l’Andante festivo di Jean Sibelius, dalla trama diafana, delibata con concentrata finezza, in cui si sono raggiunti vertici superbi di incantamento per sensibilità e seduzione nostalgica, per finire con i colori accesi del Kleftikos di Nikos Skalkottas. Tono visionario e trasognato per l’intermezzo di Cavalleria Rusticana, da “fantasticheria” romantica inquieta, che ha sostanziato l’interpretazione drammaturgica del segno verista e applausi scroscianti del pubblico per il bis proprio di questa amatissima composizione.

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