Alfonso Gatto e il quarantennale dimenticato, il Comune pensa solo a Pasolini

Scritto da , 23 febbraio 2016
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Pier Paolo Pasolini, Bologna 5 marzo 1922 – Roma, spiaggia di Ostia 2 novembre 1975; Alfonso Gatto, Salerno 17 luglio 1909 – Orbetello 8 marzo  1976. Dallo scorso novembre sono state organizzate in città maratone di reading poetici, teatro, cinema dedicate, giustamente, a Pier Paolo Pasolini, con le Notti pasoliniane, la proiezione di Salò e le 120 giornate di Sodoma, al cinema Apollo, tra qualche giorno, il 25 febbraio, la dedica del neo-restaurato teatro Diana ad uno dei personaggi che maggiormente ha segnato in più campi il Novecento italiano, l’inaugurazione della prestigiosa mostra “Nostos”, il ritorno (1975-1999) firmata da Dino Pedriali, nella splendida cornice di Palazzo Fruscione, nell’ambito di un cartellone che conta ben 14 eventi, ben fruibili dal pubblico salernitano, dispensati tra le sale della Fondazione Carisal, Palazzo Fruscione e teatro Diana, promossi dall’Associazione Tempi Moderni, sovvenzionata dal comune di Salerno con 23.000 euro, cui si sono aggiunti istituzioni, quali l’ateneo cittadino, l’Ordine degli Architetti della Provincia di Salerno e un cartello di mecenati privati. Nella sfilza di nomi presenti nei vari Talk show, sono rappresentate le pagine culturali di tutti i quotidiani locali, intuiamo l’ organizzazione stile Marte prima maniera, con qualche speziatura di Linea d’Ombra e Fondazione Salerno Contemporanea, i soliti “noti”, insomma, sempre tutti insieme appassionatamente. Sul versante quarantennale Alfonso Gatto, invece, ad oggi, le varie istituzioni, troppo impegnate in beghe di palazzo, nella composizione delle liste elettorali, tra il livore dei precedenti trombati e le attese dei candidati, hanno tralasciato, il ricordo del nostro poeta, che forse non sarebbe stata una buona “vetrina” per loro. Eppure, la primavera salernitana, vedrete, sarà tutto un fiorire, rinascere, di rassegne musicali, d’arte, teatrali, che ci condurrà difilato al voto, una pioggia, di piccoli contributi, che accontenteranno, una miriade di piccole associazioni e i cosiddetti “portatori” di voti. La Fondazione “Alfonso Gatto” ha sì presentato il proprio progetto, ma il presidente Filippo Trotta, nipote del poeta, ad oggi, ovvero a meno di due settimane dall’anniversario, non ha ricevuto alcuna risposta dall’amministrazione comunale. Gatto sarà certamente celebrato in tutta la nazione, nelle capitali della cultura che lo ospitarono giovane, Milano, Firenze, Roma, sin dal 1932 quando Alfonso era partito da Salerno, iniziando il suo ininterrotto peregrinare per l’Italia, e alla città natale aveva fatto ritorno ogni qualvolta gli era stato possibile, quasi a ritrovare le tracce ed i motivi della sua prima ispirazione poetica. Grazie alle uniche e minime risorse della fondazione gli studiosi di Salerno e Firenze si riuniranno per discutere del verso di Gatto nel terzo millennio, saranno pubblicati dei manoscritti inediti a cura di Federico Sanguineti, Gatto riceverà l’omaggio della prestigiosa rivista “Poesia”, con un saggio monografico sulla sua opera. Il ricordo di Gatto è vivissimo nelle case della borghesia illuminata di Salerno, la sua figura non si sottrarrà a certi riti, a certe conversazioni familiari, tra i suoi vecchi amici e i nuovi educati alla sua poesia. Lelio Schiavone e Antonio Adiletta hanno aperto l’archivio fotografico della galleria, preparando una mostra di oltre 40 immagini, che verrà inaugurata domenica 6 marzo al Catalogo, in cui si può leggere anche la storia culturale e politica della città, stessa cosa farà la famiglia Di Pace, proponendo gli scatti dell’indimenticato Ugo, all’amico Gatto, una performance di Maya Pacifico con i versi bruciati si terrà nelle Fornelle, luogo natale del nostro poeta. Non sarebbe stato difficile sedersi ad un tavolo e riunire in una grande manifestazione, ancora una volta Pier Paolo e Alfonso. Teorema, il Vangelo, li hanno visti collaborare, sarebbe bastato ricordare, lasciare un po’ da parte facili e superficiali, vetrinette, invidie ed egoismi. Diversi anni orsono, il nostro governatore Vincenzo De Luca tuonò, in una affollata assemblea con tutti gli operatori culturali della città: “Cultura e volontariato sono diventati il simbolo del nuovo clientelismo politico. Invito tutti gli operatori dello spettacolo a sedersi intorno ad un tavolo e a proporre idee allo scopo di organizzare questi grossi eventi sui quali cercheremo di spostare danaro che deve essere recuperato sfrondando l’elenco di miriadi di manifestazioni inutili, che di anno in anno si allunga sempre di più”. Dopo quasi dieci anni da quella affermazione, nulla è cambiato e il cielo sembra oscurarsi sempre più.

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