Alfieri sconfitto nel suo territorio «Pronto a lasciare la politica»

Scritto da , 6 marzo 2018
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Erika Noschese

Franco Alfieri, Costabile Spinelli, Mimmo Volpe. Sono i grandi sconfitti di queste politiche 2018 che hanno visto – tra l’altro – il drastico crollo del partito democratico. Ma, tra questi nomi, la sconfitta più pesante sembra essere proprio quella dell’ex sindaco di Agropoli, Franco Alfieri, che per una sua candidatura al Parlamento le ha tentate tutte, fino ad arrivare alla sottoscrizione di una petizione a cui hanno preso parte oltre 400 amministratori. Ma il crollo del Pd  ha avuto ripercussione anche in quello che sembrava essere il collegio sicuro: il collegio uninominale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. A conti fatti, l’ex primo cittadino ha “conquistato” solo la terza posizione dietro a Marzia Ferraioli, candidata di Forza Italia che ha “battuto” anche la pentastellata Alessia D’Alessandro. Una sonora sconfitta che ha messo Ko Franco Alfieri, il “sindaco delle fritture”, fino a un mese fa capo staff del governatore Vincenzo De Luca. Pochi, o nessuno, alla vigilia avrebbero infatti scommesso che nel “suo” collegio, Agropoli, si sarebbe piazzato al terzo posto tra i candidati alla Camera, raccogliendo solo 34mila voti con una percentuale del 26 per cento. A primeggiare, infatti, è stata – contro ogni aspettativa – Marzia Ferraioli, del centrodestra, unica eccezione al trionfo campano nei collegi uninominali del M5s. Alla vigilia del voto erano scesi in campo centinaia tra sindaci e rappresentati istituzionali del territorio, tutti a sostenere per iscritto la candidatura di Alfieri nella squadra del Pd. E l’investitura, alla fine, era stata letta come una mezza vittoria. Unica voce dissonante, prima del voto, quella dei familiari di Angelo Vassallo, il ‘sindaco pescatore’ ucciso da ignoti nel 2010: il figlio Antonio aveva duramente criticato il Pd per la candidatura di Alfieri. In tanti, ad Agropoli, leggono la debacle come una “punizione” per l’ormai noto invito del governatore della Campania De Luca, che si rivolgeva ad Alfieri chiedendo di offrire fritture di pesce in cambio di voti al referendum. «E’ una sconfitta che addolora. Pago il voto di protesta contro il Partito democratico. Ho fatto tutto il possibile, e anche di più. Ho sentito l’affetto e la stima di chi ha creduto in me, e questo non lo dimenticherò mai. E’ un momento difficile, per la politica in generale. Il rischio ingovernabilità è alto, ma il presidente Mattarella è un uomo saggio e saprà come tenere il timone», ha dichiarato Alfieri all’indomani della sconfitta. «La sconfitta è sotto gli occhi di tutti – conclude Alfieri – Speriamo che i partiti usciti vincitori siano responsabili e pensino al bene del paese». Il primo cittadino dem, a caldo, ha anche annunciato la sua intenzione di lasciare la politica e ricominciare come un “normale cittadino”.A commentare la notizia della sconfitta di Alfieri è Marzia Ferraioli, l’azzurra che ha conquistato il collegio che dava per scontata la vittoria del primo cittadino di Agropoli: «Il Pd ha perso quota e, di conseguenza, ha perso quota anche il sindaco delle fritture di pesce. L’avevo intuito, previsto e pensato in ragione dell’accoglienza ricevuta nel Cilento, nel Vallo di Diano e negli Alburni». Su Alfieri e il Pd, considerati alla vigilia gli avversari più temibili, mantiene toni pacati, sottolineando pero’ come  «quel collegio che, sulla carta, doveva essere blindato, non si è rivelato tale ed è  stato coinvolto nel crollo del Pd».

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