Alcatel-Lucent: venerdì l’incontro al Ministero

Scritto da , 11 Marzo 2015
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di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. Gli operai di Alcatel-Lucent attendono con ansia che arrivi venerdì: il Ministero dello Sviluppo Economico, infatti, ha finalmente inviato l’agognata convocazione per discutere della cessione del ramo d’azienda alla capitolina “Sesa-Nv Group spa ”. Si terrà venerdì 13 alle ore 10:30, quindi, l’incontro che dovrebbe chiarire il futuro dei dipendenti battipagliesi della multinazionale.

Oltre a Nicola Rosamilia (Fim-Cisl) e Francesco De Rosa (Fiom-Cgil), delegati RSU dello stabilimento battipagliese, sono stati invitati al summit gli esponenti principali delle organizzazioni sindacali, i vertici di Alcatel e di Sesa e, soprattutto, i rappresentanti della Regione Lazio e della Regione Campania. Proprio le autorità regionali avranno un compito di rilevante importanza: «non vogliamo di certo compiere l’impresa impossibile di far cambiare idea ad una multinazionale come Alcatel cercando di persuaderla a non chiudere lo stabilimento di Battipaglia – ha dichiarato Nicola Rosamilia, delegato sindacale Fim–Cisl – ma chiediamo che le autorità politiche, in particolare quelle regionali, intervengano per far sì che Alu possa garantire degli anni e delle attività, dal momento che, se lo stabilimento viene dismesso, quest’ultime non sono di certo considerate strategiche; la Sesa, d’altronde, non ha di certo mostrato una considerevole stabilità, tenendo conto delle vicissitudini degli ex-Alcatel».

Nel 2013, infatti, la multinazionale elaborò lo Shift Plan, ossia un piano triennale che avrebbe dovuto portare alla fuoriuscita di 586 dipendenti in tutta Italia, lasciando in piedi soltanto gli uffici tecnici di Roma e Vimercate e la fabbrica di Trieste e ricorrendo all’ex articolo 47 della legge n°428 del 1990, poi modificato dall’articolo 2 del decreto legislativo n°18 del 2001, per mandar via del personale attraverso la cessione dei rami d’azienda: 38 dipendenti di ALu, allora, passarono a lavorare per la “Sesa-Nv Group s.p.a.” ma, dopo neppure 12 mesi, l’azienda laziale avviò le procedure di cassa integrazione e tre degli ex-dipendenti battipagliesi Alcatel furono così celermente costretti a ricorrere agli ammortizzatori sociali. Ora si parla di cedere circa 30 unità lavorative – con un forte impatto sugli operai battipagliesi – alla stessa azienda e alle medesime condizioni: proprio per questo, dunque, Rosamilia e i suoi vogliono maggiori garanzie per far sì che la cessione del ramo d’azienda possa essere attutita da qualche sicurezza in più, come accaduto al nord, dove 256 persone sono passate alla “Siae Microelettronica”, un colosso che si occupa di prodotti tecnologici di quarta e quinta generazione; lì, però la voce delle istituzioni – in primis s’è fatta sentire la Regione Lombardia – ha garantito 5 anni di garanzia, oltre a una potente partnership tra la SM e ALU.

Appuntamento, dunque, a venerdì 13, sperando che la data non porti sfortuna.

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