Al Ruggi chiude cardiologia riabilitativa

di Erika Noschese

Per carenza di personale si chiude il reparto la cardiologia riabilitativa. A lanciare nuove accuse ai vertici dell’azienda ospedaliera universitaria Ruggi d’Aragona i delegati Rsu e Rsa della Cisl Fp dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Salerno Biondino Gaetano, Capuano Giovanni, Cicalese Giuseppe, Di Pietro Bonaventura, Guariglia Antonio, Lopez Giovani, Panzuto Pino, Pumpo Vito, Stellato Pietro, Tortora Gaetano, Iannone Raffaele e Napoli Antonio. «Si aprono reparti previsti in atto aziendale e quelli che pur previsti nella programma zione si chiudono per carenza di personale e in altri come la Medicina Interna del Ruggi si riduce il personale nel turno notturno e si diffida dall’attivare posti in barella in modo che gli utenti debbano obbligatoriamente sostare per giorni in Ps ovvero sempre se vi sono disponibilità essere trasferiti in altri presidi ospedalieri», hanno dichiarato i sindacalisti che puntano il dito contro il doppio reparto di cardiochirurgia diretto dal braccio destro del governatore De Luca, Enrico Coscioni. «Per carenza di personale si chiude la cardiologia riabilitativa ma ciò non è un elemento dirompente per aprire un nuovo reparto», hanno poi aggiunto i delegati Rsu della Cisl Fp e i segretari aziendali Ta del nosocomio locale, secondo cui si riduce il personale nel reparto di Medicina Uomini e si lasciano solo 2 infermieri a turno senza Oss ovvero personale di supporto «costringendo il personale infermieristico quotidiano demansionamento che oramai è ampiamente diffuso in ogni struttura dell’ente, situazione diventata insostenibile a causa della carenza di personale». «Il servizio Sanitario Regionale sia pubblico che privato sta morendo per eutanasia – afferma il Segretario Generale della Cisl Fp di Salerno Pietro Antonacchio – Spiace dover constatare che l’attuale dirigenza strategica dell’Aou di Salerno si stia caratterizzando per una totale disattenzione al problema». Mancano, di fatti, circa mille operatori in base all’atto aziendale riscontrando i dati dell’azienda al 31 dicembre 2018, 277 medici, 281 infermieri, 12 ostetriche, 120 tecnici socio sanitari e sanitari, 39 dirigenti sanitari, 26 farmacisti, 255 amministrativi, 12 del ruolo professionale per un totale complessivo di 938 operatori ma purtroppo siamo ancora ai pronunciamenti ragionieristici delle compatibilità economiche nonostante siamo usciti dal piano di rientro. «E’ giunta l’ora della svolta. E’ giunto il momento di fare sul serio», ha poi aggiunto Antonacchi. Intanto, i sindacalisti hanno già provveduto a scrivere ai vertici dell’azienda ospedaliera dopo le comunicazioni del responsabile di Medicina Interna secondo cui, ad oggi, non ci sarebbe la possibilità di garantire i Lea per i barellati, ordinando al ds la rimodulazione del turno con soli 2 infermieri notturni. «Non osiamo immaginare cosa succeda durante i turni diurni e pomeridiani, considerando che l’80% delle attività di cura, assistenza, e trasporti per esami diagnostici si svolgono durante tale periodo con un maggiore attività nel turno antimeridiano – hanno aggiunto i delegati Rsu – È evidente che la cronicità della carenza di personale crea, normalmente, questi disagi, ma dalla missiva si evidenziano esempi di cattiva gestione del personale con mobilità interne mai rimpiazzate, ma soprattutto di come si facciano allontanare professionisti, già formati, in altre strutture ospedaliere». Attualmente, infatti, la situazione sembra essere particolarmente delicata: un infermiere è stato trasferito in un altro ospedale e non sostituito; un altro è assente per infortunio ma comunque prossimo a lasciare il servizio per trasferimento a Napoli; un altro ancora è stato trasferito in amministrazione; e poi ci sono infermieri assenti per effetto della legge 104, in congedo parentale, in ferie; oss in infortunio e un operatore socio sanitario rientrato in servizio senza svolgere mansioni, in attesa del giudizio della Uo sorveglianza sanitaria. «Il clima è oramai insostenibile, ed è tangibile la necessità di attivarsi per rimuovere tale stato di cose soprattutto in quei reparti, come la Medicina ed altre Uo con elevata assistenza socio-sanitaria, dove la carenza, non solo di infermieri, ma soprattutto di Oss, evidenzia un “modus operandi” che non garantisce eccellenti cure assistenziali, ma soprattutto crea disagi agli operatori mettendoli a rischio di errori, normalmente evitabili ma che possono creare rischio per la salute degli assistiti, e di malattia da “burn out”, con conseguenze irrimediabili», hanno poi aggiunto.