Agro/Vesuviano. Affondata la grande nave della truffa. i 14 articoli sulle 39 misure cautelari e i 76 indagati.

Scritto da , 27 aprile 2016
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NOCERA INFERIORE. Sgominate tre bande che si sono appropriate indebitamente di merci per oltre 10milioni di euro. Il gruppi capitanati dal torrese, anche se residente a Milano, Gaetano Vezzi, e dal poggiomarinese Umberto Guadagno, avrebbero messo a segno oltre 100 truffe o appropriazioni indebite, portando via alle aziende che si erano affidate alel loro ditte di tarsporto (talvolta fittizie, altre volte clonate da quelle realmente operanti nel settore) per consegnare carichi che non arriveranno mai  a destinanzione.
Ieri mattina, gli agenti delle questure di Salerno, Napoli e Milano, e i carabinieri del comando provinciale salernitano hanno eseguito 39 ordinanze cautelari a carico di altrettanti indagati, tra i 76 che conta questa tranche dell’operazione, diretta dal pm Giuseppe Cacciapuoti.
L’operazione convenzionalmente è stata denominata “Big Boat”, la grande nave, da un’espressione che gli indagati avevano utilizzato a telefono per definire l’arrivo di un carico lucroso.  Il Gip di Nocera Inferiore, Alfonso Scermino, ha ordinato che in quattro finissero in carcere, 23 agli arresti domiciliari, nove obbligo di dimora e tre alla presentazione alla polizia giudiziaria. nei confronti di altrettanti indagati, ritenuti appartenenti, a vario titolo, ad un’associazione per delinquere operante sull’intero territorio nazionale, dedita alla commissione di truffe, falsi, ricettazione ed appropriazione indebita.
La misura cautelare prende le mosse da due indagini, una della sezione di polizia giudiziaria presso la procura nocerina, retta dal ispettore Senise Califano, e un’altra da un’inchiesta dei carabinieri. L’attività investigativa ha consentito di redigere un’elaborazione definitiva a cura della sezione di polizia giudiziaria – aliquota polizia di Stato presso la Procura di Nocera Inferiore, docuemntando l’esistenza di un’articolata associazione per delinquee che in nome e per conto di una ditta di autotrasporti con sede legale fittizia a Milano, otteneva da diverse società di autotrasporti del nord Italia l’affidamento di carichi di merce, fornendo false referenze, documenti di circolazione falsificati e polizze assicurative presentate a garanzia dei trasporti da effettuare alterate, impossessandosi così della merce che poi rivendevano a ricettatori sia settentrionali sia meridionali, in questo caso erano la maggior parte.
Merce che veniva rivenduta a neroe  aprezzi bassissimi, finendo in negozi che praticavano sconti e quindi facendo concorrenza sleale.
Vittima imprese sul territorio nazionale, europeo ed anche extra europeo, hanno subito nel tempo danni stimabili in una decina di milioni di euro. Gli uomini del vicequestore Tommaso Niglio e del maggiore Gennaro Iervolino, durante il corso delle indagini, avevano già  arrestato uno degli indagati, avevano individuato e sottoposti a sequestro 17 carichi di merce rubata e 2 depositi ubicati a Sarno e uno a Poggiomarino, dove è stata recuperata merce provento di reato per un valore complessivo di circa 2 milioni di euro; erano stati documentati diverse appropriazioni indebite di merce, per un valore di circa 500.000 euro.
Il gip ha anche ordinato il sequestro preventivo di 16 trattori stradali e 21 semirimorchi, veicoli attraverso i quali venivano materialmente perpetrati i reati contestati.

 

Ecco i nomi degli indagati raggiunti da una misura cautelare

Agli arresti carcere sono andati:  il quarantunenne Umberto Guadagno di Poggiomarino e il 46 enne quarantacinquenne Gaetano Vezzzi di Torre Annunziata (anche se residente a Tribiano in provincia di Milòano); io la cinquantatreenne il vira Juliano di pagani e il sessantunenne Giovanni Sasso (di Ercolano anche se residente a Saviano); .
Ai domiciliare finiti i residenti nella provincia di Salerno: il48enne Pietro Napolano di Pagani;  il quarantaduenne Luigi Buonaiuto, il 37enne Raffaele Guadagno e il 33enne Luigi Guadagno di Sarno; e il49enne Salvatore Terracciano di Angri e  il 42enne Gennaro Caldieri di San Valentino Torio..
Stessa sorte per gli indagati della provincia di Napoli:  la 52enne Rosa Palumbo (residente a Capriata San Gervasio),il 31enne Salvatore Montemurro e il 28enne Bernardino Verdezza di Torre Annunziata; il 49enne Aldo Vanese,  il 35enne Giuseppe Nappo e il 38enne Domenico Oriundodi San Giuseppe Vesuviano; il 44enne Gerardo Abbruzzese e 64enne Vittorio Vitiello di Trecase; Il Quarantenne Vincenzo Quartuccio, il 48enne Giuseppe Spiga e il 42enne Domenico Viola di Poggiomarino; il 71enne Felice Romano di Ottaviano; il 51enne Domenico Magliozzi (nato a Sant’Antonio Abate e residente a Gragnano); il 53enne Pietro Monteleone di Palma Campania;. Ugualmente ai domiciliari è stato destinato il 44enne Giuseppe D’Aleo, originario di Mazara del Vallo e residente a Montevarchi in provincia di Arezzo.
Obbligo di dimora nel comune di residenza per il 44enne Luigi Nappo, il 52enne Angelo Raffaele Aliberti e il 46enne Severino Fiore di Poggiomarino; il 49enne Antonio Attanasio di Torre Annunziata; il 44enne Fabrizio Vassallo di Giffoni Valle Piana; il 40enne Francesco Vitolo di San Valentino Torio il sessantottenne Antonio Sorvillo di Mondragone; e il  quarantaseienne Pasquale Barone e il quarantotenne Raffaele Rummo di Napoli.
All’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria la 31enne Rosalba Auletta e il 51enne Carlo Cafiero di Torre Annunziata, e la 39enne Anna Di Donato di Poggiomarino.
Sono 37 i mezzi da sequestrare di cui 13 trattori (i camion che trainano il carico) e 24 semirimorchi.

 

Sono ben 42 gli indagati non raggiunti da una misura cautelare

NOCERA INFERIORE. Sono 41 le persone finite sotto inchiesta ma non raggiunte da misure cautelari. Della provincia di Salerno, sono in 15, mentre della provincia di Napoli, sono 25. Di fuori regione è una sola persona, una donna che intrattiene una relazione con un uomo di Torre Annunziata. Nel salernitano abitano: Umberto Adiletta, 44enne di Sarno; la 29enne Daniela Falcone di Roccapiemonte; il 36enne Giuseppe Federico, il 33enne Alberto Fontana, il 50enne Giuseppe Mandile, la 29enne Maria Giovanna Meligeni di Scafati; il 71enne Adriano Pannullo di Mercato San Severino; il 26enne Enzo Sorvillo di San Valentino Torio; il 44enne Renato Belluno, la 33enne Gerarda Giordano detta Franca, il 47enne Massimo Fortino e il 46enne Carlo Nappo di Pagani; il 31enne Giovanni Chiavazzo, il 58enne Giuseppe Chiavazzo e il 50enne Aldo Cicalese di Angri.  Del napoletano sono: Antonio Abate, 67enne, di Villaricca; il 56enne Francesco Mascolo, il 36enne Gennaro Piccolo e la 36enne Maria Rosaria Sorrentino di Boscoreale; il 42enne Ciro Sermone di Cercola; il 64enne Vittorio Vitiello di Trecase; il 44enne Massimo Zarrelli di Napoli città; il 31enne Giuseppe Aliberti, la 39enne Anna Di Donato e il 69enne Antonio Nicola Guadagno di Poggiomarino; il 70enne Francesco Paolo Antonio Alviani, il 49enne Antonio Attanasio, il 61enne Carlo Caiazzo, il 47enne Francesco Izzo, il 31enne Patrizio Lettera, il 46enne Luigi Spano di Torre Annunziata; il 56enne Antonio Carbone, il 31enne Marino Carbone, il 34enne Luigi Carbone, il 52enne Angelo Casalino, il 65enne Carmine Sepe e la 31enne Michela Sepe di Palma Campania; il 38enne Saverio Del Giudice, il 36enne Carmine Molaro e la 38enne Francesca Odierna di San Giuseppe Vesuviano.  Di fuori regione è invece Maria Neve Alcamone, 44enne nata a Milano ma residente a Triviano, compagna del torrese Gaetano Vezzi, anch’egli residente nel comune dell’hinterland meneghino.  Tra gli indagati c’è anche il minore M. V. accusato di far parte di due delle tre associazioni per delinquere finalizzate alla truffa e all’appropriazione indebita di carichi di merce loro affidati da ignare ditte per il trasporto in Italia e all’estero, ai camion delle società truffaldine.

Dalle banane ai mobili, ai cavi ed ai panettoni

Si appropriavano di tutto ciò che era possibile. Cerchioni per auto, polveri di ferro, bobine di carta, panettoni, Coca cola, banane, rasaerba e trattorini, lavoratio di legno, giocattolim della Giochi preziosi,derarte alimentari, perlite, detersiv cavi, batterie, bancali di birra Corona, prodotti per l’edilizia, vini, prodotti ittici, ceramiche, piante da frutto, pomodori in scatola, tubi in acciaio, arredi per nave, bibite, pradotti alimentari scatolati e per l’igiene intima, tavoglioli di carta, vernici, surgelati, acciaio, placchette per freni, scale in alluminio, metri su rotolo, parti elettroniche, prodotto chimici, elettrodomestici, vasi e bottiglie in vetro, parmiggiano regiano, farina.

 

Attive più reti di ricettatori

Le tre gang potevano contare su più ricettatori. vere e proprie reti che assicuravano l’appoggio e ricerca degli acquirenti ai vendere la merce a nero. Tra i recetatori individuati, il Gip ritienre siano anche Aldo Vanese, Luigi Buonaiuto, Giuseppe Nappo, Gerardo Abbruzzese, Vincenzo Quartuccio e Felice Romano.

 

«Un danno durissimo all’immagine delle ditte serie che operano in Campania»

NOCERA INFERIORE «Un danno enorme soprattutto per le immagine del le aziende serie che operano nel settore nell’Agro nocerino e in generale in Campania». E’ stato particolarmente duro il sostituto procuratore Giuseppe Cacciapuoti che ha diretto le indagini, ormai le ennesime, in questo settore. Il danno è per le aziende in generale. Molti imprenditori del nord temono ad affidare  il loro carico a imprese di trasporti dell’area campana per timore di queste truffe o delle appropriazioni indebite. Purtroppo le aziende  raggirate sono un centinaio e in diversi settori merceologici. E molte delle imprese truffaldine operano anche con filiali o società autonome nel Nord Italia. A questo punto, alcuni imprenditori, specie quelli che hanno rischiato di fallire ,hanno scelto trasporatori stranieri che darebbero maggiore sicurezza. Una decisione immotivata, altesa l’alta qualità di chi opera in Campania. Il pm  Cacciapuoti ha invitato a contattare telefonicamente i numeri che le aziende rendono pubbliche (sito aziendale, Pagine Bianche o ggalle ed altri) per evitare le clonazioni

 

LA PRIMA GANG. Vezzi, Guadagno e Iuliano le menti

AGRO/VESUVIANO. Sono tre le associazioni per delinquere sgominate ieri mattina dalla procura di Nocera Inferiore. La prima, fondata nel 2010 e con base ad Angri e San Valentino Torio, era stata promossa da Gaetano Vezzi di Torre Annunziata, Umberto Guadagno di Poggiomarino e dalla paganese, volto noto in un’altra inchiesta simile, Elvira Iuliano. I tre si erano messi assieme e con loro avevano coalizzato per truffare o appropriarsi indebitamente dei carichi da trasportare affidate alle loro ditte o ad altre loro compiacenti, da parte di aziende italiane ed estere vittime del raggiro. La gang avrebbe alterato targhe e contraffatto documenti di trasporto ed assicurativi. I tre avrebbero costituito ditte individuali che avrebbero dovuto operare nell’intermediazione nel settore dei trasporti di merce su strada oppure utilizzavano falsamente ditte di trasporto ignare di quanto di illecito avrebbero ideato per ottenere l’incarico a prelevare la merce presso le  ditte committenti. Da questo momento entravano in gioco gli altri presunti membri della gang.
Vezzi e Umberto Guadagno predisponevano l’intera attività truffaldina, acquisivano la disponibilità dei camion da utilizzare per i trasporti, falsificavano i dati identificativi e le targhe dei veicoli e la documentazione amministrativa ed assicurativa, prendendo accordi con i proprietari dei tir cui intestare fittiziamente i veicoli, predisponevano le basi logistiche e la strumentazione informatica necessaria per l’avvio della attività, provvedevano alla vendita della merce e distribuivano gli illeciti guadagni. Elvira Iuliano avrebbe inserimento la falsa ditta di trasporto sui siti specializzati, avrebbe selezionato le proposte di trasporto provenienti dalle ditte italiane ed estere, avrebbe contattato in via telefonica ed informatica i committenti, avrebbe predisposto la  documentazione amministrativa ed assicurativa contraffatta, e avrebbe fornito indicazione  ai complici circa la vendita della merce trafugata.
Rosa Palumbo si sarebbe prestata ad essere la fittizia intestataria della omonima ditta trasporti utilizzata dal sodalizio per la commissione dei vari reati, in cambio di una percentuale sugli illeciti guadagni.
Rosalba Auletta avrebbe accettato di essere la fittizia intestataria del contratto di locazione di un capannone a Sarno, utilizzato dalla gang come deposito per lo stoccaggio provvisorio delle merci di cui si era appropriate, in cambio di una percentuale sugli illeciti guadagni.
La compagna di Vezzi, Marianeve Arcamone, avrebbe custodito, nell’interesse del compagno, i soldi provento dei raggiri; si sarebbe attivata per reperire ai membri del gruppo criminale  idonee sistemazioni alloggiative a Milano da utilizzare quali basi logistiche dell’associazione e per eludere i controlli da parte delle forze dell’ordine.
Basandosi su un rapporto fiduciario, Antonio Nicola Guadagno (padre di Umberto), e Luigi Spano, pur consapevoli dell’esistenza del sodalizio criminoso e della attività delittuosa in corso, intestavano a loro stessi alcuni camion.
Carmine e Michela Sepe Michela, e Giuseppe Mandile (i primi due gestore di fatto e titolare della ditta -Global Trasporti di Sepe Michela), pur consapevoli dell’esistenza del sodalizio criminoso e di quello che si sarebbe fatto, mettevano a disposizione della gang i camion di loro proprietà.
Per trasportare le merci era necessario il coinvolgimento di autisti compiacenti e per questo, secondo la procura sarebbero stati utilizzati Renato Belluno, Carlo Cafiero, Luigi Nappo, Pasquale Barone, Antonio Attanasio, Raffaele Rummo, Salvatore Montemurro, Angelo Raffaele  Aliberti  e Giuseppe Aliberti, e Francesco Izzo: i dieci conducenti pur consapevoli dell’esistenza del sodalizio criminoso prelevavano le merci presso le ditte committenti e le trasportavano nei luoghi di scarico dove poi sarebbero state stoccate in attese di essere rivendute.
Giovanni Sasso, Vittorio Vitiello, Luigi Buonaiuto, Bernardino Verdezza, Felice Romano, Gerardo Abbruzzese, Giuseppe Nappo, Domenico Magliozzi, Patrizio Lettera, Aldo Vanese, Saverio Del Giudice e il minore M.V. si sarebbero adoperati fattivamente per agevolare le operazioni di scarico e di stoccaggio della merce trafugata presso depositi nella diretta disponibilità del gruppo criminale. Questi ultimi si sarebbero adoperati per la ricerca dei ricettatori cui vendere “in nero” la merce trafugata.
Per associazione per delinquere è indagato anche Carlo Caiazzo.
Il gruppo si approrpiato di una settantina di carichi di più disparati generi da quelli di confenzioni di Coca Cola a mobili di ingente valore e perfino a derrate alimentari, in particolare di banane: tutto rinvenduto in brevissimo tempo e con granbdi guadagni messi in tasca e poi suddisvisi tra i vari membri della gang.

 

Per il pm e il Gip la colpevolezza di «Gaetano» ‘o Turrese e di Umberto è plateale

Un torrese residente nel milanese e un poggiomarinese nato a Sarno. I due fulcri delle gang scoperte erano Gaetano Vezzi  di Torre Annunziata e Umberto Giadagno di Poggiomarino. La loro « colpevolezza» è «plateale» per il Gip. Vezzi studiava le strategie del gruppo, secondo il Gip, orientando le azioni del suo gruppo,  ed era lui a richiamare i suoi complici alla fedeltà verso di lui e all’omertà, quando pensava che qualcuno potesse “cantarsela”. Per il magistrato, Vezzi e Guadagno «Toneggiavano nella gestione delle merci trafugate, nella scelta del canale di ricettazione da percorrere per la relativa vendita, nella determinazione del prezzo, nella decisione  finale della cessione dei beni con incasso dei proventi». I due gestivano il parco camion dell’associaizone, curavano i passaggi di proprietà, falsificavano targhe e dati idnetificativi.  fanno costuitire a Pietro Napolano una nuova ditta e per quest’ultimo si spacciava a telefono proprio Guadagno, arrestato e portato ai domiciliari nel 2011, ha continuato a gestiro i suoi traffici. Guadagno tra la fine del 2013 e il 2014 diventerà il capo del terzo gruppo.

 

La «Signora» era una consumata truffatrice nel settore trasporti

PAGANI- Punto costante di riferimento dell’associazione era la 53enne Elvira Iuliano,  già finita in una precedente inchiesta quale punto nodale intorno al quale ruotavano sempre le truffe e le appropriazioni indebite di carichi trasportati. Nella nuova organizzazione la Iuliano si occupava personalmente vista la provata esperienza di supportare il gruppo di Gaetano Vezzi e Umberto Guadagno. Era attiva, in particolare, nella ditta fittiziamente intestata a Rosa Palumbo. Sarebbe stata proprio la 53enne paganese ad attivarsi per tutti gli adempimenti documentali alla costituzione di una nuova ditta in provincia di Ferrara, intestta al prestanome paganese e suo concittadino Pietro Napolano, e per le varie autorizzazioni necessarie per i mezzi di trasporto del parco macchine in dotazione alla gang. A Milano, presso l’abitazione di Vezzi e della compagna Marianeve Arcamone, e anche in un albergo rimaneva nei giorni infrasettimanali per sovraintendere con gli altri complici alla sottrazione dei carichi. Il gip la ritiene «una consumata truffatrice» ed uno dei registi delle operazioni di carico affidate in subappalto alla Palumbo Rosa trasporti, d’intesa con gli altri complici. Sempre la Iuliano che, convenzionalmente, si faceva chiamare “Maria, mozzarellina “ o “signora” manteneva i contatti web con le imprese da frodare e si interessava anche di ricettare la merce sottratta.
Era ben nota agli altri componenti dell’associazione, ed era stata arrestata nell’ottobre del 2010 per associazione per delinquere, truffa e appropriazione indebita. Nonostante i precedenti arresti, avrebbe continuato nella sua attività illecita essendo presente ai vari incontri che il torrese Vezzi effettuava, e si sarebbe adoperata anche per organizzare l’avvio dell’autotrasporto. In più, il proprietario di un capannone situato nei pressi dello svincolo autostradale dell’A30 a Sarno, in via Sarno-Striano,  ha dichiarato di aver visto la Iuliano discutere con altri, e in particolare con Umberto Guadagno, Gaetano Vezzi, Rosa Palumbo ed altre persone. In questo capannone era stato trovata merce trafugata e due tir con carichi di cui altrettanto si era appropriata l’associazione. Il gip ha ritenuto che sussistano gravi indizi per la Iuliano, riguardo al reato di associazione per delinquere, che avrebbe svolto un ruolo apicale di promotre e organizatore

 

LA SECONDA GANG. L’organizzazione parallela e fotocopia

La seconda organizzazione criminale, secondo la procura nocerina, operava con modalità similari alla prima, con base a San Valentino Torio ed era stata messa su dal 2012 in poi.
A “fondare” la seconda gang sarebbero stati sempre Gaetano  Vezzi di Torre Annunziata e Umberto Guadagno di Poggiomarino. Scopo della associazione per delinquere erano le truffe e l’appropriazione dei carichi da trasportare affidate alle loro ditte o ad altre compiacenti da aziende italiane ed estere, alterando targhe e contraffacendo documenti di trasporto ed assicurativi, I due avrebbero costituito ditte individuali che avrebbero dovuto operare nell’intermediazione nel settore dei trasporti di merce su strada oppure utilizzavano falsamente ditte di trasporto ignare di quanto di illecito stava accadendo per ottenere l’incarico a prelevare la merce presso le  ditte committenti. Ottenuto l’incarico scattava il ruolo degli altri partecipi.
La gang trasportava le merci con mezzi propri o quelle di ditte di trasporti compiacenti, tra le quali la Carbone Trans e la Global Trasporti di Sepe Michela. Vezzi e Umberto Guadagno, in qualità di promotori, organizzavano il tutto e impartivano le direttive agli presunti associati. Pietro Napolano e Gennaro  Piccolo sarebbero stati i fittizi intestatari delle ditte di trasporto (“Napolano Pietro” e “Speed trasp”). Marianeve Arcamone (compagna di Vezzi) e Anna Di Donato Anna (moglie di Umberto Guadagno), custodendo nell’interesse dei promotori e loro uomini il provento della attività delittuosa; la Arcamone, in più, si sarebbe attivata per reperire agli associati idonee sistemazioni alloggiatine a Milano da utilizzare come basi logistiche dell’associazione e per eludere i controlli da parte delle forze dell’ordine, mentre la Di Donato, su indicazione del marito, avrebbe consegnato il denaro contante agli associati per le spese e quale compenso per l’attività svolta.
A condurre i camion, ben sapendo di quanto di illecito stavano facendo sarebbero stati:
Giuseppe Federico, Antonio Attanasio, Severino Fiore, Fabrizio Vassallo, Angelo Raffaele Aliberti, Francesco Vastola e Luigi Nappo. Questi sei prelevavano le merci presso le ditte committenti e le trasportar nei luoghi indicati dai promotori in attesa della successiva rivendita a terzi.
Uomini di fiducia dei due promotori sarebbero stati Giuseppe Spiga e Pietro Monteleone: sarebbero stati i custodi del parcheggio/deposito ubicato in Poggiomarino alla via Longole, considerato come una delle basi logistiche dell’associazione criminosa ed utilizzato dalla gang per il ricovero dei veicoli e lo stoccaggio delle merci di provenienza delittuosa. I due si sarebbero occupati, inoltre, di coadiuvare ali autisti nelle operazioni di allestimento dei veicoli e di scarico delle merci ed avrebbero intrattenuto i contatti con i ricettatori o con gli intermediari nella vendita della merce trafugata-
Raffaele e Luigi Guadagno, Vittorio Vitiello, Luigi Buonaiuto e il minore M.V. avrebbero agevolato le operazioni di scarico e di stoccaggio della merce trafugata presso i depositi che l’associazione aveva e avrebbero ricercato i ricettatori cui vendere “in nero” i carichi.
Gerarda Giordano (detta “Franca”), Maria Giovanna Melingeni, e Alberto Fontana si sarebbero  occupate delle diverse fasi operative, dell’inserimento nei siti specializzati dei nominativi della aziende di trasporto, nel reperimento on line delle offerte da parte delle ditte committenti, della trasmissione via e/mail della documentazione amministrativa ed assicurativa contraffatta, dei contatti telefonici con le vittime.
Carmine e Michela Sepe, gestore di fatto e titolare della ditta “Global Trasporti di Sepe, pur consapevoli dell’esistenza del sodalizio criminoso e dell’attività delittuosa in corso, avrebbero messo  a disposizione della gang i camion di proprietà della loro società.
Secondo sempre la procura, Domenico Oriundo (detto “Mimmo”) e Francesca Odierno (detta “Checca”), titolari del distributore carburante “Ip” a Poggiomarino, si sarebbero occupati, su diretta indicazione dei promotori, del rifornimento di carburante ai veicoli utilizzati dalla gang e avrebbero fornito supporto logistico agli autisti occasione della commissione dei reati e avrebbero anticipato il denaro agli “adepti” per il pagamento delle spese sostenute.
Adriano Pannullo  avrebbe messo a disposizione del sodalizio un capannone a Mercato San Severino di sua proprietà, per lo stoccaggio delle merci trafugate. Antonio, Marino e Luigi Carbone mettevano a disposizione i loro veicoli commerciali a loro intestati che venivano utilizzati, previo fittizio trasferimento di proprietà, per commettere vari reati.
Indagati per associazione per delinquere anche Giuseppe D’Aleo, Gennaro Caldieri, Vincenzo Quartuccio ed Enzo Sorvillo.

 

Un meccanismo molto semplice copiato da altre gang della zona

Semplicissimo il sistema adottato per mettere a segno le truffe o le appropriazioni indebite da parte delle tre gang sgominate ieri mattina.
Del resto non c’è nulla di nuovo nel copione utilizzato dai malfattori che hanno ripercorso la semplice strada già intrapresa anni addietro dai loro ‘compari’. Il sitema prevedeva la costituzione di una ditta fittiziamente intestata ad un prestanome da accreditare con false documentazione nei siti internet dove si stabiliscono i contatti con i committenti per il trasporto merci. In alcuni casi si utilizzavano le credenziali di quotate e altrettante ignare ditte del settore trasporti.
Praticato un basso prezzo l’appalto veniva subito affidato ai camion del gruppo malavitoso che caricata la merce la faceva sparire rivendendola a ricettatori del nord Italia o trasportandola fin nei capannoni di Sarno e Poggiormarino dove rimaneva stoccata per pochi giorni.  Qui un nutrito gruppo di altri indagati provvedeva allo scarico della merce e alla conservazione in depositi  mentre quattro o cinque reti di ricettatori entrava in funzione per assicurare l’immediata vendita del carico spesso a prezzi bassissimi a negozianti compiacenti facendo così anche concorrenza sleale con altri esercenti.
Il guadagno veniva ripartito secondo le direttive dei capi, gaetano Vezzi e Umberto Guadagano, con l’aiuto delle loro compogne.

 

Dal 2010 in poi decine di arresti e otto associazioni per delinquere sgominate

Un fenomeno che nonostante varie operazioni della Procura di Nocera va avanti da almeno una decina di anni. Era dai tempi di Missing Trucks che vide coinvolta Elvira Iuliano, arrestata nel 2010 in poi, che in particolare la sezione di Pg della Polizia di Stato e il pm Giuseppe Cacciapuoti ha continuato a mettere a segno successi investigativi con arresti di decine e decine di persone molte delle quali già condannate. Nei soli ultimi due anni sono state sbaragliate l’associazone per delinquere “Cascone-Cicalese” che operava tra Angri, Scafati e l’hinterland napoletano, sempre con le stesse modalità. Negli stessi giorni veniva sbaragliato il gruppo criminale detto “Falanga-Sorrentino” che aveva messo su con indigati provenienti dalla Campania una organizzazione dedita alle truffe e all’appropriazione indebita di carichi di merce in provincia di Brescia.
Nel febbraio dello scorso anno furono eseguiti altri numerosi arresti con  la ‘distruzione’ di due gruppi, quello “Amaro-Tufaro” e quello “Abaco”.
Tutte queste organizzazioni operavano sempre in collegamento tra loro e con base di partenza avente l’Agro nocerino sarnese e l’area sud della provincia napoletana. Si tratta, comprese le tre organizzazioni sgominate oggi, di realtà collegate e che avevano varato un vero e proprio never type della truffa che rendeva tantissimo e che comportava rischi limitati se non quello di vedersi sequestrato il camion con ra relativa refurtiva.
C’è voluta la caparbietà degli investigatori per provare l’esistenza dll’associazione per delinquere, l’unico vero reato temuto da tutti gli indagati che nei vari procedimenti hanno cercato sempre di demolire facedosi passare occasionali ‘compagni’ dei singoli colpi messo a segno.

 

LA TERZA GANG. Specializzati in trasporti per la Spagna

Fondata nel 2014, un’associazione per delinquere più “snella”, con un minor numero di partecipanti, che avrebbe operato tra Angri, Scafati e Sarno, dove avrebbe avuto le sue basi.
E questa società offriva trasporti vantaggiosi ed era stata contatta soprattutto per consegne nella penisola iberica, ma in Portogallo e in Spagno, la merce anche per centinaia di migliaia di euro di valore non era mai arrivata.
A promuovere questa nuova organizzazione criminale sarebbero stati, secondo la procura di Nocera Inferiore,  il già noto Umberto Guadagno di Poggiomarino, Antonio Abbate di Villarircca e Salvatore Terracciano di Angri. Anche in questo caso, lo scopo della gang era quello di commettere una serie di truffe ed appropriazioni indebite a ditte italiane o straniere oltre che ad alterazioni di targhe e di contraffazione di documenti trasporto ed assicurativi, con organizzazione dei mezzi, ripartizione dei ruoli.
I tre costituivano ditte individuali nel settore dei trasporti di merce su strada ovvero utilizzavano falsamente i dati di ditte di trasporto ignare dell’attività delittuosa posta in essere. Sempre questi tre pubblicizzavano la loro attività attraverso l’inserimento del nominativo delle ditte in archivi nazionali (borsino viaggi, Timocom, Teleroute, Intercom ed altri siti) consultabili sul web, ricontattavano telematicamente le ditte interessate al trasporto offrendo dei prezzi estremamente vantaggiosi. Sempre il terzetto invia documenti relax alla regolare costituzione della ditta (iscrizione alla camera di commercio, polizza fidejussoria, attraverso l’indicazione dei nominativi degli autisti e delle targhe dei veicoli utilizzati per trasporto; provvedevano una volta ottenuto l’incarico – a prelevare la merce presso i committenti attraverso mezzi propri ovvero avvalendosi di ditte di trasporti compiacenti opera nel territorio dell’Agro nocerino-sarnese ed in zone limitrofe (tra cui le società Ltd di Napoli e la SA.TE di Angri) . facevano trasportare la merce in luoghi prestabiliti eludendo eventuali controlli da parte delle dell’ordine attraverso la predisposizione di falsi documenti di trasporto; successivamente provvedevano a vendere la merce trafugata realizzando ingenti guadagni.
Per far tutto avrebbero goduto dell’appoggio di Domenico Viola, Carlo Nappo, Antonio Sorvillo e Daniela Falcone, tutti accusati di associazione per delinquere. Un’ipotesi non avanzata per altre persone finte nell’ambito di questa tranche di indagine tra i quali Umberto Adiletta di Sarno, che avrebbe acquistato un carico di tubi in acciaio Inox diretti in Spagna e di proprietà di una dita di Terni.
La gang si sarebbe appropriata anche di 9.480 panettoni prodotti a Torino e diretti in Portogallo, per un valore di circa 24mila euro, di 40mila euro in alternatori per auto da consegnare in Spagna, stesso paese dove erano diretti 29 pallets di riso. E ancora dirette in portogallo erano camice per 100mila euro di valore che non sono mai arrivate a destinazione. Ad Alicante era diretto un carico per 200mila euro di valore sparito chissà dove.

Utilizzavano anche camion e rimorchi vecchi, non sempre in buone condizioni

ANGRI/SCAFATI. Utilizzavano camion anche in pessime condizioni per fare i trasporti lungo le strade di mezza Europa. Le tre associazioni per delinquere, sgominate ieri mattina, praticando prezzi bassi per i trasporti venivano scelte dalle ditte committenti che in breve tempo si sarebbero accorte di essere vittime di raggiro. Prezzi  bassi praticati grazie anche all’utilizzo di mezzi non sempre nuovi e talvolta anche fatiscenti.  Come dimostrano le foto dei semi-rimorchi o dei trattori(la parte del camion che sta in avanti e che ha il motore) scattate durante le operazioni di sequestro preventivo ordinate dal Gip alcuni dei mezzi avevano le parti laterali malmesse e spesso in condizioni di non efficienza. I militari dell’Arma e la Polizia di Stato hanno provveduto a sequestrare ben 37 tra rimorchi, semi-rimorchi e trattori anche questi complessivamente dal valore di circa un milione e mezzo di euro. I mezzi sequestrati rischiano la confisca per compensare il danno causato nelle varie truffe. A finire sotto sequestro anche la Mercedes ML in uso a Umberto Guadagno.

 

 

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