Agguato Fratte: “Ha sparato Roberto Esposito”

Scritto da , 18 giugno 2015

Per i giudici del Tribunale del Riesame il dato che emerge dall’inchiesta è “granitico”: è Roberto Esposito il killer di Antonio Procida e di Angelo Rinaldi, vittime di un agguato lo scorso 5 maggio in via Magna Grecia. Secondo la ricostruzione dei giudici del Tribunale della Libertà: “Le riprese filmate non sono seriamente contestabili nè sull’individuazione dei soggetti filmati, riconosciuti in diretta. Peraltro una telecamere è del ministero degli Interni: per le altre, l’accusa ha dato conto del sistema, empirico ma efficace ed in questa fase sufficiente, per misurare in tempo reale lo scarto orario e risalire a quello effettivo. Secondo il tribunale, fatto salvo ogni più opportuno approfondimento, quelle riprese danno anche conto dei ruoli delittuosi: Matteo Vaccaro è il mandante, presente sui luoghi del delitto probabilmente per recuperare dalle mani del killer, la pistola che Roberto Esposito aveva poco prima prelevato dalla Ford Ka di Guido Vaccaro”. I giudici del Riesame evidenziano “la fretta con la quale egli si allontanava dal posto, come riscontrato in diretta della telecamera e dalla Bracciante. Guido Vaccaro ha condotto il mezzo. Roberto Esposito ha sparato. Allo stato risulta usata una sola arma e deve ritenersi, anche per la dinamica dell’azione (è inverosimile che il conducente abbia lasciato il mezzo per partecipare all’azione e mettere in pericolo una pronta fuga dai luoghi) che uno solo sia stato il killer. Ed il killer è quello seduto sul sedile del passaggero che scende dal mezzo, esegue l’omicidio mentre l’altro lo aspetta alla guida, con il motore acceso pronto a ripartire. Non è un caso che è Esposito ad armarsi se si vuole attribuire un senso logico al gesto delle ore 15.54 compiuto all’interno dell’auto del Guido Vaccaro. Nè tale dinamica è contraddetta dallo stub”. Ma il Riesame concorda su un aspetto con le tesi della difesa. “Indicatività può significare tutto e niente. Può significare che i Vaccaro hanno maneggiato l’arma dopo lo sparo o vi siano stati a diretto contatto dopo di esso sulla moto e può non voler dire niente. Analogamente la negatività per Esposito ben potrebbe essere data dalla circostanza che egli, sapendo di avere sparato ed avendone avuto il tempo, si era adeguatamente lavato cancellando ogni residuo”. In poche parole l’esame dello stub per i giudici “non è per niente risolutivo”. Inoltre nel dispositivo viene precisato che l’omicidio è premeditato in quanto “tra il litigio della mattina e la minaccia di morte e la sua verificazione è intercorso un intervallo di anche più di qualche ora, tempo sufficiente per formare il progetto e tenerlo fermo nell’animo”. Viene puntualizzato che trattasi di delitto di camorra in quato eseguito “per imporre un nuovo controllo del territorio con metodo efferato e in tipico stile camorristico. 

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