Aggredito Niki, il giovane che vive sulla barca per non morire

Scritto da , 20 ottobre 2014

Doveva essere una giornata di gioia per Niki Franscisco, il giovane costretto a vivere su una barca per poter vivere. Ieri sera era stata preparata una festa per i suoi 18 anni al Lido Mercatello, insieme ai compagni dell’istituto scientifico Severi, dove è iscritto al quinto anno. Tutto era pronto, la barca come al solito sistemata al molo Manfredi e il papà Paolo che raggiungeva Mercatello in auto, mentre il figlio, come di consueto, calzati i pattini si accingeva alla solita passeggiata, complice anche la bella giornata. In prossimità di piazza della Concordia il fattaccio. Niki, secondo il racconto, mentre pattinava tra le auto, forse a causa di una brusca virata, costringeva il conducente di un’auto ad una manovra particolare per evitare l’impatto. Dalla vettura partivano una serie di improperi e parolacce contro il giovane che riprendeva la sua corsa verso Mercatello. Fatti pochi metri Niki veniva fermato, dall’auto scendevano due o forse tre giovani che lo aggredivano, dopo averlo pesantemente insultato. Solo l’intervento di alcuni passanti probabilmente evitava il peggio e serviva a far andar via gli aggressori. Niki raggiungeva comunque Mercatello dove raccontava l’episodio e veniva trasportato in ospedale dal colonello della Guardia di Finanza Mazzocca, presente alla cena. Come è noto le Fiamme Gialle sono il tutor del progetto che riguarda Niki. Al Ruggi, per le contusioni riportate, venivano effettuate anche delle radiografie alle braccia. Scongiurati guai peggiori, mentre con la presentazione della denuncia venivano avviate anche le indagini. Pare che Niki sia riuscito, seppur parzialmente, a segnarsi la targa dell’auto degli aggressori. Poi finalmente il giovane raggiungeva il Lido Mercatello dove era pronta la cena con tanto di fuochi artificiali e soprattutto con la presenza dei suoi amici che lo hanno coccolato dopo la brutta avventura. Deluso e amreggiato il padre Paolo che ha atteso con trepidazione il ritorno del figlio dall’ospedale. “Gli hanno messo le mani al collo, lo hanno minacciato e insultato. Un episodio spiacevole che non doveva accadere”. Anna Santimone

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