Addio all’ Ingegnere Luigi Capone

Scritto da , 6 settembre 2016
L'Ing. LUIGI CAPONE

La notizia della scomparsa di Luigi Capone, per tutti l’Ingegnere o più affettuosamente Gigino, mi è giunta in mare. La sua è una storia di sport, d’insegnamento, di abnegazione, immersa in quel silenzio ovvero nel rumore del mare, quel bailamme tranquillo o veemente che sembra stabilito là per l’eternità, per coglierne il suo sorriso. Classe 1924 era lui il socio più anziano, ammesso al circolo quel 13 maggio del 1940, con la tessera n°17, a soli 16 anni, in giugno l’Italia sarebbe entrata in guerra. Da quella primavera ad oggi l’ingegnere Capone è stato e sarà il Circolo Canottieri Irno, tanto da aver  preso casa giusto di fronte in via Sabatini. Prima atleta, in seguito segretario del Circolo, poi presidente, presidente dei probiviri, tesoriere, revisore dei conti, direttore tecnico, e ancora presidente del Coni provinciale e del Comitato campano della Federazione Canottaggio, consigliere della consorella federazione Canoa e Kayak, per due quadrienni consigliere nazionale della Fic, la sua vita è stata legata a doppio filo, naturalmente con una gassa “d’amante” alla Canottieri Irno. La sua voce si levò, imperiosa quando negli anni ’60 l’essenza puramente sportiva del circolo stava cedendo alle mollezze e al danaro della ricca borghesia, che si affacciava, negli anni del boom economico, al primo diportismo nautico a motore. Nel quadriennio 1971-1975 è stato il presidente dell’Irno, il più amato insieme a Renato Bellelli e Nicola Fruscione, sotto la sua egida impugnarono i remi Rosario Pappalardo, Renato Grimaldi, insieme a tanti altri, che vediamo ancora scendere in acqua nelle vesti il primo di allenatore, il secondo di atleta master, simboli di una scuola, prima di vita e poi di sport che si è evoluta nei mezzi, si è passato dal legno alla fibra di carbonio, nel giro di qualche decennio, ma i cui principi di lealtà, volontà e coraggio, continueranno ad essere inculcati in ogni ragazzino che vorrà avvicinarsi agli sport del mare. Principi che sono racchiusi in ogni pagina di quel volume che ha raccolto le memorie di un secolo di storia sportiva del club, voluto fortemente e scritto di pugno dal nostro ingegnere, memoria storica del club, da quando la vasca era un mozzone di remo piantato sul pontile del circolo, all’aperto, sotto il sole e sotto le intemperie, sino ad arrivare a quella stella sul gagliardetto sul quale dal 1982 brilla la stella d’oro al merito sportivo, unitamente, alla sua assegnatagli nel 1987 proprio per essere alfiere e divulgatore dello sport del remo e aver operato in modo da creare non solo una fucina di grandi campioni, ma per aver fatto in modo che sui pontili, nei saloni, sulla terrazza, sullo scomparso campo da tennis si siano formate generazioni di giovani, “la meglio gioventù”, che oggi ritroviamo seri, attenti, fieri e generosi, al loro posto di lavoro, nel proprio ruolo sociale, sia esso di avvocato, medico, professore, pescatore, commerciante o giornalista, come quando si allenavano, imprecavano, gareggiavano, vincevano, portando ieri, come oggi, la fiamma bianco-rossa sul cuore, sotto lo sguardo, la voce e la “mano” severa di Gigino Capone. Questo pomeriggio, alle ore 16,30 il rito funebre nella Chiesa del Sacro Cuore. Nel rinnovare commossamente il ricordo della figura umanissima di Luigi Capone, l’intera redazione di Le Cronache si stringe con grande affetto alla inconsolabile moglie Matilde Rocco e ai figli.

Olga Chieffi

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