Addio ad Aniello Montano, testimone del Tempo

Scritto da , 14 dicembre 2015

 

Il filosofo di Acerra , già direttore del dipartimento di Filosofia del nostro ateneo, è scomparso lasciando a tutti noi la sua immensa eredità spirituale.

 

Di OLGA CHIEFFI

Nella terza domenica d’Avvento, quando con mano si fa più intenso il cammino verso la Luce, è scomparso  uno dei massimi storici della filosofia e didatti della luminosa scuola napoletana. La conquista della libertà e della coerenza intellettuale è stata la missione del docente e filosofo Aniello Montano, formatore degli uomini d’oro, ovvero di coloro i quali avranno il compito di ri-sanare la nostra società, di giovani sani. Il docente acerrano, è scomparso in quel periodo di vacatio, in questi giorni di non lavoro, in cui il tempo storico si arresta, determinando quella frattura dei vari livelli separati quotidianamente, per cui il passato convive con il presente e s’instaura quella dimensione di ritorno all’initium mundi, di meraviglia, di nascita e Ri-nascita. “Un periodo questo, in cui l’incontro, lo scambio, la memoria, divengono l’essenza della festa, molto caro ad Aniello Montano che –ci racconta il M° Giovanni De Falco, clarinettista, acerrano e grande amico del filosofo – nelle notti di vigilia, il 24 e il 31, dicembre, soleva riempire l’ “attesa”, organizzando un vero e proprio symposio, a casa sua, accendendo una discussione intorno ad un tema, un termine e quindi, donando agli amici alla fine dell’incontro una plaquette con un suo scritto, prezioso talismano per  il Nuovo Anno, in modo da “servire” le cose, in nome non della loro forma, della loro “bellezza”, ma della loro interiore verità”. Premiato dalla «Nobile società degli Adelphi filosofi» per il suo ultimo libro «Methodos. Aspetti dei metodi e dei processi cognitivi nella Grecia antica», pubblicato da Loffredo, in ragione dei suoi dotti studi sul pensiero di Giordano Bruno, e in particolare per aver tracciato una linea di pensiero, che riteniamo coincidere col suo stesso iter filosofico, in cui si indica il gran Nolano quale punto di mediazione-connessione tra gli antichi presocratici e la filosofia a noi coeva, grazie al dipanarsi di una linea ideale da Bruno a Spinoza, a Hegel, Aniello Montano , è stato docente di Storia della Filosofia nell’Università degli Studi di Genova e professore ordinario della stessa disciplina nella Facoltà di Scienze della Formazione e fino al 31 dicembre 2010 Direttore del Dipartimento di Filosofia dell’Università degli Studi di Salerno. Socio ordinario dell’Accademia Pontaniana e socio corrispondente della Società Nazionale di Scienze, Lettere e Arti in Napoli, ha fatto parte del “Groupe d’études sartriennes” di Parigi, del Comitato Scientifico e del Comitato direttivo dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e del Comitato scientifico dell’Associazione Amici degli Archivi, nonchè del Direttivo Nazionale del Centro della Filosofia Italiana e Presidente della Fondazione Regionale “Parco Letterario Giordano Bruno”. Un suo lavoro, Le tensioni inquiete della coscienza (Il Tripode, Napoli 1984), è stato insignito del “Premio della Cultura” della Presidenza del Consiglio nel 1985; due altri suoi libri, rispettivamente nel 2003 (Il prisma a specchio della realtà. Percorsi di filosofia italiana tra Ottocento e Novecento (Rubbettino, Soveria Mannelli 2002), e nel 2007 (Giuseppe Rensi. Ethica ed etiche, L’Arte Tipografica, Napoli 2006), hanno ottenuto la “Menzione speciale della Giuria” del “Premio Internazionale di saggistica Salvatore Valitutti”. Al libro Incontri con Marcello Gigante (Bibliopolis, Napoli 2008) è stata conferita la medaglia d’oro dal Comitato organizzatore del “Premio Internazionale di Cultura Classica Marcello Gigante” nel 2009. Il libro I testimoni del tempo. Filosofia e vita civile a Napoli dal Settecento al Novecento (Bibliopolis, Napoli 2010) ha ricevuto il “Premio Capri San Michele” per la filosofia nel 2011. Aniello Montano è stato insignito nel 2010 del “Premio Internazionale Carlo Pisacane” e nel 2012 del “Premio José Ortega Equinozio d’autunno”. Personalmente lo ricordiamo a Sapri, nel golfo ove amava soggiornare d’estate, al Premio Carlo Pisacane ove nel 2010, ove volle regalare alla platea qualche pillola dei suoi studi partendo dall’assunto del pensiero di Giuseppe Rensi, passando per Socrate, Gesù Cristo e Giordano Bruno. Il punto di vista rensiano, che ha salutato diversi volumi redatti da Aniello Montano, cui però trova conforto in quel divino che avverte in sé, va cercato nella constatazione che la verità come il Bello o il Giusto hanno l’identità della contingenza che di volta in volta li afferma e di cui soltanto si è certi. Perfino la morale è “eteronoma” ed il tributo ad un insistente senso religioso viene pagato “nell’esaltazione dell’unico atto veramente morale, perché disinteressato, cioè l’atto folle”. Di qui lo scavo nella coscienza individuale del sentimento di un personalissimo diritto che è volontà, che è scelta, che è lotta, che sono state le caratteristiche delle condotte moralmente irreprensibili, guidate da un’idea mai tradita, fino all’estremo sacrificio di Socrate, Gesù Cristo, Giordano Bruno e dello stesso Carlo Pisacane.  Qui a Salerno abbiamo ben presente l’incontro promosso dalla Società Filosofica Italiana sez.ne di Salerno, con i docenti Giuseppe Cacciatore, Enrico Nuzzo e Giuseppe Cantillo, relatori dell’ opera “I testimoni del tempo. Filosofia e vita civile tra Settecento e Novecento”, pubblicato nel 2010 da Bibliopolis, volume con cui Aniello Montano, ci inizia ai suoi pensatori più amati, Vico, Spinoza, Filangieri, Croce, De Sanctis, Genovese, Spaventa, sino a Capograssi e Sciacca, attraverso un metodo altamente comunicativo, e apparentemente semplice, non inteso come storia quale concatenazione di sistemi o blocchi marmorei sotto cui aggobbire, ma filosofia in prima persona, d’ispirazione e immediato riferimento. Suo il richiamo finale alla costruzione di una società capace di coniugare la giustizia dell’essere con quella dell’avere, che sottenda, alle radici, il ripristino di un reale potere immaginativo, nel quale l’idea del bello si ricongiunga, alla fine, con quella del bene. Gli slanci di rivolta a una statica condizione storica maturano all’interno di una riflessione, che, mentre rifiuta ogni logoro vittimismo, si protende all’orizzonte della speranza. Questo pomeriggio alle 14,45 nella cattedrale di Acerra l’ultimo saluto. “La morte è un vento, un mare? /Terra non è, non è terra non è sepoltura. /Il nostro silenzio avrà una voce /Di là, di là, e non son cupole, non son chiese, /ma bambini, bambini che gridano”(Alfonso Gatto).

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