Accuse Scarano: “Niente Ave Maria ma soldi”

Scritto da , 10 febbraio 2015

Soldi invece delle orazioni per liberare l’anima dal peso dei peccati. Questa la richiesta che don Nunzio Scarano avanzò a ll’ex socio Giovanni Fiorillo. “Era un periodo particolare della mia vita e ricordo che parlavo con Monsignor Scarano di questo mio particolare stato d’animo. Mi chiese da quanto tempo non mi confessavo e che farlo mi avrebbe aiutato. Ricordo che lo stavo accompagnando ad Avellino e fu in auto che mi confessò. Mi aspettavo di dover recitare delle preghiere ma mi riferì che l’unico modo per scontare in tempi brevi la penitenza era quella di offrire del denaro e, per tale motivo, gli diedi 400 mila lire. Disse che, poi, l’avrebbe dati ai bisognosi”. Giovanni Fiorillo, originario di Bellizzi, era socio in affari del nipote dell’ex funzionario dell’Apsa, Domenico Scarano. Ieri è stato chiamato a testoniare dal pubblico ministero Elena Guarino, davanti ai giudici della seconda sezione penale, in occasione del processo a carico di don Nunzio Scarano ed altre 51 persone per riciclaggio. Inizialmente anche Fiorillo era iscritto al registro degli indagati ma la sua posizione è stata archiviata. Nello specifico Fiorillo si è soffermato sui rapporti con Scarano e sulla volontà di quest’ultimo di investire soldi nel merc ato immobiliare. Testimonianza balbettante. Tono basso, a tratti balbettante. Giovanni Fiorillo in più di una circostanza viene richiamato dal pubblico ministero (“ma come nella deposizione è stato così preciso) e dal presidente secondo collegio della seconda sezione penale (Perrotta): “Le ricordo che è sotto il giuramento confessionale”. Fiorillo, pungolato dal magistrato inquirente fa riferimento ad altri episodi specifici: “La conoscenza con Scarano risale è precedente alla costituzione della società: prima del ‘94. In occasione del decesso di mio padre mi propose di far celebrare le messe gregoriane e, se non ricordo male, mi chiese 2 milioni delle vecchie lire. In un’altra circostanza, per una questione legata ad un’adozione, mi disse che avevo influssi maligni in casa ed era necessario esorcizzarla. Cosparse l’intera abitazione di sale e la benedì. Alla fine mi chiese cento euro per una donazione”. L’elemento rilevante dell’interrogatorio di Fiorillo riguarda l’attività immobiliare dell’alto prelato: “Con la società costituita con il nipote ci eravano occupati della ristrutturazione della casa del Duomo. Successivamente mi disse che aveva interesse di fare investimenti immobiliari. In una prima occasione acquistammo un rudere a Pontecagnano, poi con la costituzione della società Prima Luce, della quale faceva parte Scarano, chiudemmo un’operazione simile a Capaccio. Qui monsignore voleva ricava tre appartamenti. Mi opposi e lui dimostrò di non gradire il mio comportamento. Successivamente voleva acquistare un appartamento di duecento metri quadri al Duomo ,attiguo al suo, dal procuratore capo della Procura di Nola dottore Izzo. Il costo dell’operazione era di un milione e duecentomila euro ma l’operazione non si fece per la modalità di pagamento proposta da Scarano che voleva versare 700mila euro in contanti. Ricordo che in quel periodo aveva già acquistato un appartamento a Pastena ”. Fiorillo si è soffermato anche sulla vicenda relativa all’acquista dell’automobile Mercedes Classe A dopo aver ceduto la sua al nipote ad un prezzo superiore a quello di mercato. Scarano avrebbe voluto farlo attraverso la società ma anche in questo caso Fiorillo mostrò perplessità. “La commercialista, Tiziana Cascone, mi riferì che, visto che non si era potuto acquistare l’auto alle modalità richieste dal monsignore, dovevamo versare dei soldi”. La rottura e le cause giudiziarie. In un’altra circostanza Fiorillo mostrò perplessità sulla gestione fiscale della società ma Scarano gli riferì di stare tranquillo: “La Cascone è brava”. Lo strappo definitivo tra Fiorillo e l’alto prelato si materializza sull’estinzione di un mutuo della società. “Noi non poteva restituire l’importo ed avevamo trovato l’intesa transattiva per la cessione di un appartamento degli otto che si sarebbe dovuti realizzare a Capaccio per un valore di 480mila euro. L’accordo fu sottoscritto dal notaio Fraudenfelder. Poi successivamente, attraverso un agente immobiliare, manifestò l’intenzione di acquistare l’intero complesso per 900mila euro. L’operazione non si concluse per la messa in mora da parte di Scarano nonostante ci fosse la trattativa in corso”. Fiorillo, che per in relazione a questa vicenda depositò una querela per diffamzione, rivela di essere stato intimidito dal monsignor Scarano in più di una circostanza perché quest’ultimo era a conoscenza di essere un timorato di Dio. “In una circostanza mi disse: chi fa male ai preti lo sconta davanti a Dio. Ed in un’altra occasione che ci avrebbe distrutto”. (g*)

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