Abbracciati  nella musica

Scritto da , 20 Luglio 2020
image_pdfimage_print

Dal Fusion funk dell’ Angelo Della Valle Quartet alla grande tradizione operistica donata dalle splendide voci del Conservatorio Statale di Musica “G. Martucci” di Salerno, al servizio della Dea Minerva, oggi in concerto all’Arena del Mare di Salerno

 

Di OLGA CHIEFFI

Dove ritrovare Minerva se il suo giardino scomparirà? Noi uomini della fine, non riusciamo più a scorgerla, ad evocarla, a cercarla. Minerva dea della medicina, della scienza, è la discendente diretta della Grande Madre, la signora delle piante, l’antichissima dea mediterranea dominatrice del mondo vegetale, degli alberi, dei rami, delle piante, dei fiori, delle erbe, a cui è strettamente legata, dovrà apparire per difendere proprio il suo Képos, inficiato da un Uomo generato che tende a porsi quale generante soppiantante la sua natura. Sarà la via dell’arte, il cui momento fondativo è lo specchio rivelatore delle proprie più intime ragioni, il segno e il sogno della musica a cambiare il corso degli eventi, come ha fatto sin dall’apparizione del mondo. Ad inaugurare oggi alle 21 la serata, all’Arena del Mare  per sostenere il Giardino della Minerva, sarà l’Angelo Della Valle Quartet, della scuderia Bit & Sound di Tino Coppola, con il leader alla chitarra, Mattia Russo al basso, Samuele De Rosa alla Batteria e Antonio Rinaldi in veste di crooner, latori di un ludus harmonicus con gli strumenti che intrecceranno assoli e dialogheranno con la voce in un groove attraverso cui si creerà un equilibrio tra contrappunto compositivo e pura improvvisazione. La ribalta sarà, quindi, ceduta alle splendide voci del nostro conservatorio, con Simone Matarazzo al pianoforte, che si alterneranno, donando le gemme più amate della letteratura operistica. Si inizierà con Nicola Ciancio nei panni di Leporello che sciorinerà il lunghissimo elenco delle femmine circuite dal suo padrone Don Giovanni, prima di trasformarsi nel dissoluto per   il delizioso  e sensuale duettino “Là ci darem la mano”, dal Don Giovanni di Mozart, con Rosita Rendina che darà voce a Zerlina e il baritono Nicola Ciancio nei panni del Dissoluto, quindi scene dalla Bohème di Giacomo Puccini. La neo-laureata Maria Pia Garofalo sarà la vicina importuna di Rodolfo, che avrà il timbro brillante e rotondo del tenore Gaetano Amore, al quale Mimì racconta di essere una che ricama, a cui piacciono i fiori, che prega ma non va sempre a messa: e dice di aspettare lo «sgelo», per inebriarsi del primo sole di aprile (“Sì, mi chiamano Mimì”). Insomma si innamorano sotto la sigla di questo ‘sgelo’ anticipato dal cuore, che è come il motore nascosto ma di cui si sente il rombo in Bohème (“O soave fanciulla”). Entrerà, poi, in scena la reginetta del caffè Momus, Musetta, interpretata da Rosita Rendina, tutta spigoli, vivacità e sex appeal, con il suo equivoco valzer. Ed ecco comparire Escamillo, il torero della Carmen di Bizet, il baritono basso Maurizio Bove per “Votre toast, je peux vous le rendre”, schizzante un uomo fatuo, vanitoso, che ama raccontare le proprie gesta, le proprie esibizioni, sicuro del successo e del suo potere di seduzione. Rosita Rendina, intonerà, dopo, l’aria di Lauretta dal Gianni Schicchi, “O mio babbino caro”, prima di salutare il Figaro mozartiano delle Nozze, impersonato da Nicola Ciancio , nell’ aria più amata, “Non più andrai farfallone amoroso”, la marcia con cui il protagonista prospetta al paggetto Cherubino, appena nominato ufficiale dal Conte, tutte le asprezze della vita militare. A seguire, Gaetano Amore si calerà nel personaggio del Duca di Mantova, esponendo il suo credo libertino racchiuso ne’ la “La donna è mobile”, dal Rigoletto di Giuseppe Verdi, prima di trasformarsi in Alfredo per abbracciare la sua Violetta Maria Rauso che si cimenterà con  “E’ strano!E’ strano!,  dipanando le fulgide agilità di “Sempre libera degg’io”, trionfo della Violetta belcantista del I atto di Traviata, ma anche della sua eclissi, con un duplice stupendo profilo di spensieratezza e sofferenza. Poi, la stesura della lettera ad Alfredo, con la finale, incandescente pulsione di “Amami Alfredo”. Applausi all’Arena e immaginiamo la platea partecipare all’immancabile Brindisi del I atto, per la ri-nascita del Giardino della Minerva e per la nostra ri-nascita culturale.

Consiglia

Cronaca

Attualità

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->