A un metro dal palco: Vincenzo Spera

Scritto da , 19 Aprile 2020
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di Michelangelo Russo

SkyTG24 del 16 aprile, alle 8.30, intervista un salernitano straordinario, che i salernitani non conoscono neppure perché vive a Genova.

Ma è un nostro conterraneo che ha vissuto una vita assolutamente fuori dal comune e lontana dalla logica e dalle aspettative di chi ragiona in termini territoriali per le proprie ambizioni. Sto parlando di Vincenzo Spera, 65 anni portati benissimo, originario di Salvitelle, studi a Salerno, attualmente Presidente di Assomusica, l’organizzazione che raggruppa i professionisti degli aspetti organizzativi dei grandi eventi musicali. Vincenzo parla della gravissima crisi dello spettacolo e degli addetti, visto che le prospettive di riapertura, per il settore, rimandano addirittura alla primavera 2021, se tutto andrà bene.

Il Presidente ricorda ai telespettatori, ma soprattutto al Governo, che l’industria dello spettacolo dal vivo impiega di norma 3.000 addetti e muove un fatturato di circa 600 milioni di euro. Per questa gente non c’è alcuna cassa integrazione. Vincenzo Spera racconta queste cose con la flemma e la pacatezza di un principe orientale, nello stile di cultore dell’iperbole che aveva già da ragazzo, quando militava con mio fratello Remo in Lotta Continua, nella sede spoglia e grande come una caverna di via Botteghelle. Divenne automaticamente amico di famiglia, come tutti i giovani sognatori di quel tempo che entravano in contatto con una figura importante della contestazione giovanile quale era mio fratello. E così, anni dopo, quando ero Sostituto Procuratore a Milano, Vincenzo organizzò per me e mia moglie una sorta di viaggio di nozze tardivo da Milano a Saint Tropez, nei primi di luglio del 1977. Con due tende canadesi, grandi come due fazzoletti, nel bagagliaio della mia Fiat 128 Rally, pernottammo nei campeggi della Costa Azzurra all’insegna del risparmio, quando non c’era ancora l’euro a mitigare i prezzi impossibili di quella zona espressi in orgogliosi franchi francesi. Al ritorno a Genova, Vincenzo mi diede i chiodi perché spingessi sull’acceleratore. Aveva un appuntamento a Genova alle 5.00 pomeridiane con uno sgangherato complesso musicale col quale organizzare un concerto. Lo mandai al diavolo, perché volevo fermarmi ogni momento in luoghi mitici come Juan Les Pins e Antibes. Arrivammo tardi, e lui si infuriò. Non capivo questo risentimento; non era più importante tutto ciò che avevamo visto, piuttosto che un incontro con quattro strimpellatori sconosciuti? Seppi, anni dopo, che doveva incontrarsi con un certo Franco Battiato, nome che all’epoca non mi diceva nulla. Piuttosto, mi sconcertava la vita da bohémien che faceva Vincenzo a Genova; una vita frenetica di contatti con personaggi marginali quali giudicavo un po’ tutti i gruppi di concertisti.

Una volta mi sfiorò anche l’idea, vista l’area politica di Vincenzo Spera, che avesse contatti con le Brigate Rosse, che proprio a Genova avevano esordito col sequestro del collega Mario Sossi.

Il tempo passò, e sporadici contatti mi chiarirono che Vincenzo Spera aveva avuto fortuna nel suo lavoro, tanto da essere diventato un personaggio notissimo a Genova. Una bella casa panoramica, e in rada un piccolo motoscafo Riva d’epoca, da intenditori, sugellavano adesso il suo successo imprenditoriale. Pensavo, sbagliandomi ancora una volta, che il vecchio militante di Lotta Continua avesse attinto i suoi allori professionali nella fascia residua dei coetanei della Sinistra nostalgici della musica di avanguardia di un tempo. Sono stato sconfessato dalla presentazione a Salerno, in ottobre, del libro autobiografico di Vincenzo intitolato “A un metro dal palco” per le edizioni “Il Melangolo” di Genova, il libro è un festival di fuochi di artificio per gli appassionati di musica. C’è tutto! A partire dalla dedica sul retro di Paolo Conte all’amico Vincenzo Spera, continuando con gli abbracci di Beppe Grillo e il ricordo affettuoso di Joan Baez, il volume raccoglie un’infinità di incontri di Vincenzo Spera con i protagonisti di tutta la musica mondiale degli ultimi 40 anni e oltre. E’ stato lui a portare in Italia Joe Cocker, Ella Fitzgerald, Tina Turner, Lou Reed. Ha organizzato lui nel 2017 l’accoglienza di Papa Francesco a Genova con un pubblico di 100.000 fedeli. Se questo Paese è entrato nel circuito delle tappe internazionali obbligatorie delle star, gran parte del merito è di questo salernitano timido, garbatamente sarcastico, generoso come erano i ragazzi del ’68 e dintorni. Invito quindi alla lettura di questa piccola, straordinaria pinacoteca di ricordi che è il suo libro “A un metro dal palco”. Ne vale la pena.

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