A salvaguardia della vera essenza del D-Day

Scritto da , 8 Settembre 2019
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No a rievocazioni militari cercando di appropriarsi di una fetta di avvenimenti storici pur di attrarre turisti o curiosi ma riflettere sul significato vero di quei giorni che va individuato non solo nell’aspetto militare o bellico, quanto in quello “civile”, ovvero nella partecipazione dei cittadini alla vita dello Stato, e quindi all’esercizio puramente politico.

Come accade da qualche anno a Salerno, l’anniversario dell’8 settembre ’43, è una data che viene offuscata da quella del giorno successivo, le molte pur lodevoli iniziative e celebrazioni mettono l’accento su quella appunto del “D day”, quando alle 3,30 avvenne lo sbarco dei soldati alleati che si riversarono lungo l’arco delle spiagge costiere da Paestum a Maiori. Sembra quindi che le celebrazioni evidenzino e quindi orientino l’attenzione sugli aspetti militari di quei giorni di settembre di 76 anni fa: un gran rifulgere di divise, elencazione di truppe e battaglioni, residui bellici variamente esposti in paramusei – ne abbiamo ben due che vantano il titolo di museo dello sbarco- bande musicali di marines e così via. A Battipaglia lo scorso anno fu inscenata una rievocazione dello sbarco in maniera teatrale, con enfasi pari alle rievocazioni medievali che si svolgono in vari paesi o borghi d’Italia, ognuno cercando di appropriarsi di una fetta di avvenimenti storici pur di attrarre turisti o curiosi. Eppure a Battipaglia giace in stato di completo e colpevole abbandono la struttura dell’ex fabbrica di Baratta, dove avvenne l’ultima strenua resistenza dei tedeschi all’avanzare delle divisioni alleate. Una volta vinta eroicamente quella resistenza da parte di tanti giovani inglesi e americani, la strada verso Napoli fu agevole e l’operazione “Avalanche” potè considerarsi vittoriosa. Sarebbe opportuno da parte delle istituzioni locali, cercare di salvare quegli edifici all’ulteriore e definitivo degrado del tempo, facendone sede di archivi o fondazioni storiche o similari. Tuttavia a mio parere, come di molti storici, il significato vero di quei giorni va individuato non solo nell’aspetto militare o bellico, quanto in quello “civile”, nel senso letterale del termine inteso come partecipazione dei cittadini alla vita dello Stato, e quindi più propriamente politico. In quelle poche ore, poco più di novanta, si frantuma lo stato sabaudo con l’ingloriosa fuga del re con quel vergognoso corteo d’auto che percorre la Tiburtina Valeria fino ad Ortona, lasciando Roma, pur presidiata da truppe italiane ma rimaste senza precisi comandi, all’occupazione delle invece ben organizzate divisioni di Kesserling. E’ il tragico paradigma di quello che succede in quelle ore su tutti i fronti dello schieramento bellico italiano con il dissolvimento dell’esercito: la 4ª Armata al confine con la Francia, la 9ª e la 2ª in Jugoslavia e in Albania, l’11ª in Grecia. I tedeschi dopo pochi giorni, siamo al 12, “liberano” Mussolini da Campo Imperatore e lo pongono a capo del resuscitato regime fantoccio fascista della cosiddetta Repubblica di Salò. Ma proprio da quei soldati italiani sbandati e senza ordini precisi, nasce il nuovo Stato civile italiano, tanti di loro si ribellano ai diktat tedeschi, per molti sarà una eroica via di non ritorno, valga per tutti la Resistenza dei militari italiani a Cefalonia. Già in quei giorni vengono poste le basi di quella riscossa morale, etica e militare della umiliata Italia, che diventeranno la Resistenza e la Guerra di Liberazione nazionale. E’ indubbio che per Salerno nel complesso della storia della città e del suo territorio, la data dell’armistizio segni un avvenimento cruciale e memorabile. Ma in maniera collaterale agli eventi bellici, anche a Salerno si registreranno diversi episodi, anche eroici, spesso legati ad azioni individuali o di piccoli gruppi di persone, che comprovano la partecipazione della popolazione alla lotta di liberazione. Come ampiamente documentato, gli episodi di Salerno, Roccadaspide, Altavilla, Olevano sul Tusciano, Acerno, Cava, vanno letti come la trama di una piccola ma reale Resistenza salernitana, con la vera e propria insurrezione partigiana di Scafati il 28 settembre, precedendo di poco le “4 Giornate” di Napoli. E’ questa la lezione storica che va salvaguardata, approfondita, una memoria che va conservata e tutelata, una lezione civica che va offerta alle nuove generazioni, lasciando in secondo piano gli aspetti militareschi, ormai ridotti a mero folklore. In quei giorni vengono messe le basi di una rinascita morale e materiale che darà luogo alla Repubblica e alla Costituzione, ridurre il tutto a rievocazione bellica è poca cosa.

UBALDO BALDI, respons.le ANPI Salerno

 

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