A Salerno le nuove leve tentano la scalata al vecchio clan D’Agostino

Scritto da , 20 Luglio 2019
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di Pina Ferro

I numerosi arresti operati negli anni hanno portato ad una riduzione della capacità operativa di diversi clan. Questo ha creato un “vuoto di potere”che avrebbe favorito l’ascesa di giovani spregiudicati, alla guida di gruppi protesi essenzialmente a ritagliarsi spazi sul territorio mediante azioni violente. E’ quanto si legge nella relazione della Direzione Investigativa Antimafia al Parlamento, relativa al secondo semestre del 2018. Accanto all’ascesa di nuove leve, va evidenziata la capacità di rigenerazione interna delle organizzazioni storicamente più radicate, che hanno sviluppato, accanto agli affari illeciti “tradizionali”, tecniche sempre più efficaci di infiltrazione del tessuto socioeconomico, politico e imprenditoriale, che hanno portato al controllo di settori nevralgici dell’economia provinciale. Tra questi, la costruzione di opere pubbliche, la fornitura e la gestione dei servizi, ottenuti anche attraverso il condizionamento di Enti territoriali locali. Non mancano rapine, anche in danno di furgoni portavalori, truffe ai danni dello Stato, delle assicurazioni e di singoli cittadini. Si tratta di condotte di minore spessore criminale, comunque in grado di assicurare un profitto adeguato. Continuano a essere largamente praticate anche l’usura e l’esercizio abusivo del credito, che costituiscono un vero e proprio mercato finanziario parallelo. Sul territorio della città di Salerno ad imporsi è ancora lo storico clan D’Agostino, che ha retto al tentativo di “scalata”, alcuni anni or sono, da parte di gruppi composti anche da giovani leve, che volevano approfittare dello stato di detenzione in regime ex articolo 41 bis del capo clan. Si tratta dei gruppi Faggioli-Ubbidiente che, tra il 2004 ed il 2006, avevano provato a contrastare l’egemonia del clan D’Agostino, i cui capi sono oggi collaboratori di giustizia; del sodalizio Stellato -Iavarone, la cui formazione risale al periodo 2007-2008, che, con azioni particolarmente violente, aveva cercato di assumere il controllo, nel capoluogo e nell’hinterland salernitano, degli affari illeciti derivati dalle estorsioni e del traffico di stupefacenti. Parallelamente (2007-2009), nel dinamico contesto criminale cittadino e quale diretta promanazione del clan Panella – D’Agostino, tentava di imporsi il gruppo D’AndreaVillacaro, i cui capi clan sono detenuti, contrapponendosi alle mire del citato gruppo Stellato Iavarone. La recente scarcerazione di soggetti dall’indiscusso profilo criminale, unitamente alla presenza di nuove leve delinquenziali prive di scrupoli, avrebbe riacceso i contrasti per affermare la leadership criminale in alcune zone cittadine, dove gestire il traffico di stupefacenti, l’usura, le rapine e le estorsioni. In tale contesto si inserisce il tentativo di omicidio di tre fratelli, verificatosi la notte del 12 luglio 2018 a Salerno, a seguito di una violenta lite per fatti connessi alla cessione di stupefacenti. Le indagini avrebbero accertato che tra gli autori del citato episodio figurerebbe il figlio del promotore del clan Stellato.

Il clan Cava di Quindici ha messo radici nell’Alta Valle dell’Irno

Il comune di Vietri sul Mare era considerato, fino a qualche tempo fa, immune da fenomeni di infiltrazioni criminali, sebbene già nel 2008 si fosse registrata un’improvvisa escalation di atti criminali. Va letto tuttavia con attenzione l’episodio avvenuto il 18 agosto 2018, quando è stata danneggiata una barberia, condotta da un pregiudicato: la dinamica dell’evento non può far escludere che si sia trattato di un tentativo di intimidazione posto in essere da esponenti di organizzazioni criminali. Nel comune di Cava de’ Tirreni, gli investigatori confermano l’influenza dello storico clan Bisogno, dedito prevalentemente alle estorsioni, all’usura e al traffico di stupefacenti. Proprio in tale ultima attività delittuosa risulta particolarmente attivo anche il citato gruppo Zullo capeggiata da Dante Zullo (nella foto), articolazione del clan Bisogno, oggetto di un’indagine (operazione “Hyppocampus”) che, il 13 settembre 2018, ha permesso alla Dia di Salerno, con l’ausilio della Polizia di Stato e dell’Arma dei carabinieri, di eseguire un provvedimento cautelare nei confronti del capo del gruppo e di altri 13 soggetti, responsabili di associazione di tipo camorristico, usura ed estorsione. Nel medesimo contesto investigativo, il 27 settembre e l’8 ottobre, ancora la Dia di Salerno ha eseguito due decreti di sequestro preventivo, emessi dal Gip presso il Tribunale di Salerno, sottoponendo a sequestro tre società, con sede legale ed operativa a Cava de’ Tirreni, riconducibili ad uno degli indagati. I comuni di Castel San Giorgio, Siano e Bracigliano sono stati interessati, in passato (almeno fino al 2010), dalla presenza di un’articolazione del clan Cava di Quindici (Avellino), scompaginata da diverse operazioni di polizia. Nuove leve autoctone avevano tentato di colmare il conseguente “vuoto di potere”, ma le loro velleità operative sono state prontamente stroncate dall’azione di contrasto delle Forze di polizia. Sia a Castel San Giorgio che a Baronissi si sono verificati alcuni attentati incendiari, in danno di una società incaricata a Castel San Giorgio dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani. I comuni della costiera amalfitana, pur se non interessati dalla presenza di sodalizi endogeni, risultano comunque esposti ai tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata. In tal senso, il settore turistico-alberghiero può rappresentare un obiettivo di interesse per le organizzazioni provenienti dalle province di Napoli e Caserta. La fascia costiera non sfugge, peraltro, allo spaccio di stupefacenti.

Nell’Agro nocerino nuovi gruppi con ex affiliati del disciolto clan di Cutolo

L’agro Nocerino-Sarnese rappresenta la zona della provincia di Salerno in cui la criminalità organizzata ha inciso in maniera significativa, permeando anche le attività economiche e commerciali. Sono originari di quest’area importanti clan campani (Loreto, Galasso, Nocera, De Vivo, Visciano), alcuni dei quali ormai scompaginati, a seguito del decesso dei capi storici e della decisione di numerosi affiliati di collaborare con la giustizia. I nuovi assetti vedono operativi gruppi minori che subiscono l’influenza di consorterie meglio articolate o di sodalizi operanti nelle limitrofe province di Napoli e Avellino (a titolo meramente esemplificativo si citano i clan Fontanella di Sant’Antonio Abate, Cesarano di Pompei, Aquino-Annunziata di Boscoreale, Grazianodi Quindici. A Nocera Inferiore si conferma l’operatività del clan Mariniello, anche se recentemente si assiste alla costituzione di nuovi gruppi che vedono tra i capi ed i promotori anche alcuni fiduciari del capo del disciolto clan Cutolo che sembrano preferire una strategia più defilata, dedicandosi alla gestione di attività commerciali (bar e sale da gioco, in particolare) in cui reinvestire i profitti illeciti, lasciando la gestione dei reati sul territorio alle nuove leve emergenti, che non di rado arrivano a regolare le contese con eclatanti gesti intimidatori. Ad Angri, le attività di contrasto hanno ridotto in modo significativo l’operatività dello storico clan Nocera – Tempesta e dato spazio al tentativo di giovani di imporsi nel controllo delle attività illecite, con il sostegno delle consorterie operanti nei limitrofi comuni dell’entroterra vesuviano. Con il ritorno in libertà di esponenti apicali di quella storica organizzazione sembra peraltro essersi stabilita un’intesa con gli elementi più attivi di gruppi emergenti. A Pagani è operativo il clan Fezza -Petrosino D’Auria che, pur pesantemente minato nella sua operatività da diverse operazioni di polizia giudiziaria, avrebbe nel tempo avviato diverse attività economiche, non rinunciando al traffico di droga. Nell’area paganese si è, infine, registrata, da qualche anno, una ripresa delle attività delittuose ad opera di affiliati in libertà del clan Contaldo. A Sarno è operativo il clan Serino, i cui affiliati sono dediti alle estorsioni, all’usura, al traffico di stupefacenti i cui proventi vengono reinvestiti in attività commerciali, tra cui le sale scommesse. Nello stesso comune di Sarno si conferma la presenza di affiliati al clan Graziano, legati operativamente ad una frangia dei Casalesi, attiva nel territorio di Rimini. I componenti del gruppo Graziano sono dediti, principalmente, alle estorsioni e all’infiltrazione negli appalti pubblici mediante ditte collegate (senza contrasti con i Serino) ed esplicano la loro influenza anche sui limitrofi comuni di Siano e Bracigliano. A San Marzano sul Sarno e San Valentino Torio, la disarticolazione del gruppo Adinolfi ha lasciato spazio ad altre consorterie provenienti dalle vicine province di Napoli e Avellino, ovvero a nuove leve che, pur non contigue a contesti di camorra, operano comunque in modo organizzato. A Sant’Egidio del Monte Albino e Corbara, dove un tempo era egemone il gruppo Sorrentino, si conferma una situazione criminale dagli equilibri mutevoli. In assenza di una locale consorteria camorristica di riferimento, si sono affermati soggetti, già legati al citato sodalizio, cui si affiancano elementi riconducibili alle organizzazioni camorristiche di Pagani e di Nocera Inferiore, tutti dediti al traffico e allo spaccio di stupefacenti. Il comune di Scafati, per la sua posizione di confine tra la province di Salerno e Napoli, rappresenta un importante crocevia per la stipula di alleanze strategiche tra gruppi operanti a livello interprovinciale, in particolare nel traffico di stupefacenti. L’area, inoltre, negli ultimi anni, è stata teatro di omicidi di chiara matrice camorristica, alcuni dei quali riconducibili al locale clan Matrone, storicamente alleato al clan stabiese dei Cesarano.

Maiale e Procida pronti a riprendere il controllo?

Il comune di Eboli, si trova in un’area interessata dalla presenza di importanti insediamenti produttivi dell’indotto caseario, possibile oggetto di attenzione da parte della criminalità. Gli assetti criminali dell’area appaiono ancora in evoluzione, data l’assenza di una figura di riferimento. Risultano operativi esponenti di spicco del clan Maiale (in passato egemone), e della famiglia Procida, ritenuti, in prospettiva, in grado di riprendere il controllo del territorio mediante investimenti, acquisizione di attività commerciali, estorsioni, rapine, traffico di stupefacenti e usura. Il territorio resta comunque interessato dall’operatività di piccoli gruppi, spesso composti da soggetti già noti nell’ambito micro-delinquenziale locale, dediti prevalentemente allo spaccio di stupefacenti, a reati di tipo predatorio (rapine e furti) e a estorsioni di basso profilo, condotte con la tecnica del “cavallo di ritorno” .Non si può escludere l’interesse di clan operanti nei comuni limitrofi – primo tra tutti il sodalizio Pecoraro- Renna.

 

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