A lezione da Gesualdo

Scritto da , 17 Gennaio 2019
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Abbiamo incontrato Enrico Renna, flautista, pianista, compositore e direttore d’orchestra, che in occasione della presentazione del suo lavoro “Dialoghi con Gesualdo”, a Salerno sabato, ci ha parlato del suo precorso musicale e del suo linguaggio compositivo.

Di LUCA GAETA

 Abbiamo incontrato Enrico Renna, flautista, pianista, compositore e direttore d’orchestra, che in occasione della presentazione del suo lavoro “Dialoghi con Gesualdo”, a Salerno sabato, nella chiesa di Santa Apollonia, affidato all’Ensemble Panarmonia, nell’ambito della chiusura del cartellone dei “Concerti in Luci d’Artista”, firmato da Antonia Willburger, ci ha parlato del suo precorso musicale e del suo linguaggio compositivo

 Lei ha studiato a Napoli, presso il Conservatorio San Pietro a Majella, dove si è diplomato in Flauto, Pianoforte, Composizione e Direzione d’Orchestra. Quale il ricordo di quegli anni?

“Ho iniziato a frequentare il Conservatorio di Napoli all’età di nove anni, ma già studiavo musica da qualche tempo, esattamente il flauto, con un maestro del mio paese, Salento, nel Cilento. In seguito ad un incontro, del tutto casuale, che mio padre ebbe con un maestro che suonava nell’Orchestra di Santa Cecilia, Giuseppe Savagnone, che dopo avermi ascoltato, mi indirizzò verso il Conservatorio, con una sua personale lettera di referenze indirizzata all’allora direttore, il maestro Jacopo Napoli. Come è immaginabile per un bambino appassionato di musica, l’ambiente del Conservatorio esercitò subito un fascino magnetico. A maggior ragione il Conservatorio di Napoli, che oltre alla sua secolare storia musicale, in quel momento (parlo degli anni ’60 / ’70) viveva un periodo particolarmente fertile di talenti, basta citarne alcuni, da Riccardo Muti a Michele Campanella, Laura De Fusco, Aldo Tramma, Antonio Arciprete, ma anche maestri eccezionali, lo stesso Jacopo Napoli, Vincenzo Vitale, Sergio Fiorentino, e tanti altri. Inoltre, la città di Napoli in quel momento offriva un’offerta musicale vastissima, con le produzioni liriche del San Carlo, le stagioni sinfoniche dell’Orchestra Scarlatti e tutta una serie di festival e rassegne che portavano in città grandi musicisti e valenti studiosi.

Tra le sue numerose composizioni si sente legato particolarmente a qualcuna di esse?

“Come è immaginabile, sono legato ad ognuna di esse. Sostanzialmente perché dietro ogni nota c’è un pensiero, legato anche e soprattutto a sensazioni. Una delle mie ultime composizioni è Sinfonia degli Stasimi, un progetto orchestrale intessuto di parole, scaturito dalla risonanza interiore di alcune pagine poetiche di Alda Merini, cui mi sento particolarmente legato”.

Ci parla della sua composizione “Dialoghi con Gesualdo”, ispirata dal linguaggio musicale del madrigalista Carlo Gesualdo da Venosa?

 “Questa composizione è nata in seguito ad un evento celebrativo per i quattrocento anni dalla morte di Carlo Gesualdo da Venosa, tenutosi presso il Conservatorio di Napoli in collaborazione con la professoressa Daniela Tortora. In quell’occasione tenni un laboratorio di analisi e composizione intorno all’opera di Gesualdo e gli alunni di composizione che presero parte al corso produssero una serie di lavori eseguiti poi dall’orchestra di fiati del Conservatorio. In quell’occasione non ebbi modo di scrivere nulla di mio, in quanto impegnato come docente, ma il desiderio di omaggiare la figura del celebre madrigalista non mi ha abbandonato, rappresentando la fonte di ispirazione per questo lavoro. L’intera composizione, pensata per ensembledi clarinetti, si svolge lungo un doppio binario, ovvero si basa sul costante andirivieni tra l’originale materiale gesualdiano, tratto dal madrigale Moro, lasso, al mio duolo dal libro VI del madrigali a 5 voci, e la musica di mia ispirazione. Dilatando, contraendo, serializzando il materiale di base, si avvia così il dialogo, fra me ed il mio ipotetico maestro. Un aspetto importante per questa mia composizione lo ha rappresentato anche il testo del madrigale, al qualche mi sono ispirato, cercando ci riporre in musica le sensazioni che esso descriveva”.

Un compositore termina il proprio lavoro già immaginando quale sarà il prossimo. A cosa sta lavorando in questo periodo?

Vero! Terminato il lavoro su Gesualdo, ho scritto un brano dal titolo Kronos, per ottavino, trombone e pianoforte, che sarà eseguito a Firenze ad Aprile. Poi sto lavorando ad alcune commissioni fra cui un duo, per il DualDuo, formato da clarinetto e chitarra ed un brano per chitarra solista”.

 

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