La Napoli barocca capitale mondiale della musica

Scritto da , 29 luglio 2018
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Questa sera, alle ore 21, il quadriportico del duomo ospiterà l’ensemble di Massimo Lonardi e la voce di Renata Fusco

Di OLGA CHIEFFI

Il quadriportico del Duomo di Salerno, ospita questa sera, alle ore 21, l’ensemble del liutista Massimo Lonardi, con il soprano Renata Fusco, Valerio Celentano e Angelo Gillo alla chitarra barocca e Sara Palmisano alla tiorba. Il programma della serata, frutto di una approfondita ricerca delle fonti musicali, letterarie e iconografiche originali è intitolato Da Napoli alle corti d’Europa, attraverso le Villanelle alla Napolitana. Affidate alla voce soprano di Renata Fusco, già nel gruppo di Roberto de Simone, verranno eseguite alcune delle villanelle  ( “Vurria addeventare”, “Madonna tu mi fai lo scorrucciato”, “Boccuccia d’uno persico maturo”, impongono fatalmente un raffronto con le conosciute versioni rese celebri dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare negli anni settanta e dallo stesso de Simone in questi ultimi anni: e se nella rielaborazione ‘folk’ del grande ricercatore napoletano era risultata assolutamente preponderante l’espressività ‘fisica’ nell’interpretazione, qui sarà l’esecuzione controllata a caratterizzare i brani, la ricerca di un equilibrio prima formale. Due concezioni della rielaborazione musicale agli antipodi, nel tentativo di restituirci una veste sonora stilisticamente adeguata riproponga una volta di più l’annosa questione filologica dell’”originale” e della sua “corretta” esecuzione, per dimostrare che la ‘villanella’ è forma colta, nata nelle corti e diffusasi in seguito tra il popolo  e non popolare, come sembrava acquisito da tempo. Il programma è basato sull’affinità fra le  Arie per voce e basso continuo  ed i brani strumentali  del ‘600 italiano. Aria è un termine generico che nel primo Barocco indicava una breve composizione di carattere leggero su testo strofico; le Arie di questo periodo continuavano la tradizione della cinquecentesca Canzonetta a più voci, con la novità d’esser concepite per “ Voce sola “ con accompagnamento strumentale (basso continuo). Le arie contenute nei numerosi libri stampati nel ‘600 si inserivano in quel particolare genere d’intrattenimento musicale che, essendo “… degno di comparir in ogni nobile conversatione “ (come scrive Giovanni Stefani nella prefazione della sua antologia “Affetti Amorosi” pubblicata a Venezia nel 1618), era alla moda presso nobili, cortigiani e ricchi mercanti. Nonostante questa destinazione sociale, le Arie o Canzonette si ispiravano sovente al gusto popolaresco che con la sua vivacità e la sua freschezza caratterizzò molta musica del Rinascimento e del primo Barocco; alcune di queste composizioni sono basate su forme di danza assai note, come la Ciaccona e il Ballo di Mantova, o su brani di derivazione popolare come le Villanelle alla Napolitana o le Tarantelle .Uno dei motivi che determinò la grande diffusione di questo genere di composizioni fu l’aggiunta al normale Basso continuo da realizzarsi estemporaneamente con tiorba, arciliuto o clavicembalo, di un semplice accompagnamento per “ Chitarra alla Spagnuola “ (strumento affine alla chitarra battente tuttora in uso nella musica popolare del meridione)  che in molte edizioni dell’epoca si trova stampato sopra la parte vocale in notazione alfabetica. I brani strumentali, proposti dal prestigioso ensemble, sono tratti da varie raccolte fra le quali  “Il Primo Libro di Canzone, Sinfonie, Fantasie, Capricci, Brandi …”(Napoli 1650) di Andrea Falconieri dal quale è tratto il brano La Suave Melodia, che ascolteremo. Nelle danze, nelle Sinfonie e nelle Toccate per arciliuto, chitarra barocca e tiorba di questo autore e di altri compositori come Girolamo Kapsberger, troviamo lo stesso gusto per l’immediatezza melodica che caratterizza i brani vocali unito alla sapienza contrappuntistica e all’ utilizzo assai raffinato della variazione strumentale.

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