Scritto da , 22 aprile 2017

Riflessioni sul colonialismo italiano

Questa sera, alle ore 20,30, settimo appuntamento della stagione Mutaverso al centro sociale Cantarella con il ritorno di Daniele Timpano e la sua “Acqua di Colonia

Di OLGA CHIEFFI

Salerno è città scelta per ospitare l’ultimo lavoro della compagnia Frosini/Timpano, che ritorna dall’amico Vincenzo Albano, dopo il trionfo di Ecce Robot. Questa sera, alle ore 20,30, Acqua di Colonia sarà di scena all’Auditorium Centro Sociale, una lunga pièce che affronta il tema del Colonialismo italiano e mette in crisi l’ideologia dominante attraverso una scrittura scenica capace di descrivere l’attualità affondando le radici nel tessuto storico della società italiana. Una storia che, sappiamo, iniziata già nell’Ottocento, quella del colonialismo italiano, e protrattasi per oltre sessant’anni ma che, nell’immaginario comune, si riduce ai soli cinque anni dell’impero Fascista. Una serie di eventi assopiti, che, nonostante tutto, plasmano ancora oggi il nostro immaginario insinuandosi in frasi fatte, luoghi comuni, canzoni, letteratura, perfino fumetti e cartoni animati, Vicende rimosse e negate. Eritrea, Etiopia, Somalia, Libia negli anni dell’Impero fascista e anche dopo. Cose sporche da nascondere sotto il tappetino? Erano altri tempi, chi se ne importa. È acqua passata, acqua di colonia, cosa c’entra col presente? Tutto sembra irreale. E i profughi, i migranti di oggi sono anche loro irreali? Quale è il legame con i nostri nonni? Lo spettacolo è certamente un’occasione per ripensare e rileggere l’esperienza coloniale italiana. L’avventura coloniale italiana si svolge nel corso di quasi 75 anni, dal 1867 al 1945. Possiamo individuare in questo arco di tempo precisi periodi con caratteristiche proprie. Il primo periodo che va dal 1867 al 1882, è stato di natura esplorativo – missionario, poiché alcuni personaggi intraprendenti legati ad associazioni culturali o alla chiesa cattolica si sono avventurati in zone “libere e ancora vergini” del continente africano, rispettivamente allo scopo di conoscere e di convertire. Si è trattato sostanzialmente di un periodo di presa di contatto con realtà così lontane e diverse. Esso ha svolto una funzione preparatoria a ciò che è avvenuto in seguito. Il secondo periodo che va dal 1882 al 1913, interrotto dalla sconfitta di Adua del 1896, è stato di pura e semplice conquista militare in nome di una dichiarata politica di potenza. Depretis, Crispi e Giolitti procedono in successione alle conquiste dell’Eritrea nel 1882, della Somalia nel 1889, della Libia nel 1912. Le motivazioni ufficiali che vengono date delle spedizioni militari le troviamo nella stampa del tempo e nei discorsi dei capi di governo: anche noi dobbiamo contribuire a “portare la civiltà”, a “diffondere il cristianesimo” tra genti barbare. Ma esse nascondono i veri interessi, che sono: economici, politici e sociali. Il terzo periodo si svolge nel corso degli anni del regime fascista dal 1922 al 1943. In esso, nel quadro dei dichiarati supremi valori della ideologia fascista, ovvero la superiorità della razza bianca e la missione storica di civilizzazione, (leggi “fascistizzazione”) da compiere, si procede alla riconquista dei territori superficialmente controllati, detronizzando le ultime residue resistenze presenti in Libia e in Somalia, li si organizza amministrativamente secondo i principi militari e razzistici del regime e, dopo la conquista della Etiopia 1936, si dà vita alla Africa Orientale Italiana proclamando l’Impero. Acqua di colonia dichiara il nostro Daniele Timpano è “Un gioco di parole che evoca anche un gesto piratesco. Che racconta che oggi profumiamo e non puzziamo più dei nostri misfatti. E anche di quel Mediterraneo che è acqua che unisce e divide, che è vasta area di tragedie quotidiane. A lungo il blu del mare e il giallo del sole sono state le immagini che tenevamo in mente, accanto a quella di una boccetta di profumo a forma di donna nera, quella della locandina”.

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