Coronavirus, muore dipendente del tribunale di Salerno

Nuovo decesso per coronavirus da parte di un salernitano. Si tratta del 63enne Toni Agresta di Agropoli, dipendente del Tribunale di Salerno.
L’uomo è deceduto all’ospedale Cotugno di Napoli dove si trovava ricoverato da poco meno di due settimane perchè affetto da coronavirus. Infatti, il 63enne, dopo essere stato inizialmente trasportato all’ospedale San Luca di Vallo della Lucania, in seguito alle complicanza era stato trasferito in rianimazione al nosocomio partenopeo.
Agresta era conosciuto anche nella città capoluogo in quanto lavorava presso il Tribunale di Salerno. Agropoli piange la sua seconda vittima per coronavirus dopo il ferroviere deceduto giorni fa.




Coronavirus: 38enne di Sarno muore al Ruggi

Coronavirus continua a provocare vittime nel Salernitano. Oggi e’ deceduto all’ospedale Ruggi di SALERNO un 38enne di Sarno che era ricoverato dallo scorso 17 marzo. L’uomo, da quanto si apprende, non aveva patologie pregresse. Le sue condizioni erano preoccupanti e negli ultimi giorni sono precipitate. A comunicare la notizia e’ stato il sindaco Giuseppe Canfora. “Sarno si stringe nel profondo dolore di questo momento. E’ venuto a mancare un nostro concittadino che stava combattendo la sua dura battaglia contro il Coronavirus”. Il primo cittadino di Sarno ha sottolineato anche che “la guerra contro il Coronavirus deve vederci tutti in prima linea. Lo dobbiamo ai tanti che soffrono negli ospedali, lo dobbiamo alle tante persone che ci stanno lasciando”




In auto senza pneumatici non si ferma all’alt

A bordo di un’auto procedeva a forte velocità su Via delle Calabrie. L’auto, priva dei pneumatici, produceva scintille pericolose per sè e per gli altri.L’uomo dopo un po’ si è imbattuto in un posto di blocco dei Carabinieri che ha tentato di intimare l’alt al conducente che però non si è fermato ed ha quasi investito il militare. L’auto è stata rintracciata su Via San Leonardo, in fiamme, con il guidatore a terra. I Carabinieri gli hanno ordinato di allontanarsi, visto il rischio di esplosione, e per tutta risposta sono stati aggrediti con violenza. Il soggetto, infatti, è stato immobilizzato con grande fatica, non prima di aver provocato forti contusioni a due militari. Si tratta di un uomo proveniente dal napoletano in trattamento TSO e dunque con importanti problemi psichiatrici e attualmente ricoverato in psichiatria. Attualmente, con riferimento ai contributi video amatoriali, tutta la vicenda è al vaglio dell’A.G.




Raffaella Nunziante: Stay Safe

Da Vietri a New York la pianista, docente presso l’ Hunter College istituto bilingue della Grande Mela, ci racconta come sta vivendo la pandemia da Corona Virus

Di Raffaella Nunziante

Il 4 luglio, una data particolare, giorno dell’Independence Day americano, del 2015, la pianista vietrese Raffaella Nunziante, plurititolata in Italia, dal pianoforte alla strumentazione per banda, dal corno alla laurea in lingue e letterature straniere, accompagnatrice al pianoforte in diversi master internazionali, sale sul volo per New York, allo scopo di trascorrere un mese di vacanza nella grande mela. Lì ci è rimasta sposando il suo vicino di posto proprio su quell’ aereo, Steven Reina, e  ottenendo il posto di docente di musica e italiano presso l’Hunter College. Oggi si trova anche lei a combattere questa pandemia che ha invaso gli States, che ora sono il primo Paese al mondo per numero di contagi da coronavirus. “Qui a New York – afferma Raffaella Nunziante – la situazione sta portando repentinamente  a chiudere tutto. Lunedi 23 marzo abbiamo iniziato con la didattica remota (il dipartimento di educazione di New York, chiamato Doe, non ama chiamarla didattica online). La settimana precedente noi docenti della scuola siamo dovuti andare a scuola per tre giorni di training in modo da organizzare la didattica e le piattaforme online. Usiamo Google classroom e Zoom. Io insegno per una scuola pubblica bilingue e la mia materia è italian music. Uso Zoom per le lezioni di musica, ovviamente facciamo solfeggio e canto. Non abbiamo avuto il tempo necessario affinché tutti gli studenti prendessero da scuola il flauto dolce. Per quanto riguarda la parte della lezione in italiano studiamo insieme la lingua italiana. L’organizzazione della città di New York è stata eccellente. Tutti gli studenti hanno ricevuto tablet e materiale necessario affinché potessero continuare a studiare e tutti i docenti hanno ricevuto il computer per poter continuare a insegnare. Ogni settimana partecipiamo a tre riunioni su Zoom per coordinarci con la preside della scuola. Insegno anche privatamente pianoforte e, devo dire che, le famiglie dei ragazzi da me seguiti, sono state tutte molto accomodanti e felici di poter continuare a garantire ai propri figli le lezioni. Purtroppo, c’è anche una nota dolente: molta gente qui non ha ben compreso la gravità della situazione, continuando ad andare in giro, nei parchi, per strada. C’è il divieto di assembramenti di più di dieci persone, ma non capiscono che il virus gira anche tra sole due persone. Nella mia scuola c’è al momento un caso di Covid19, ma per privacy non si è potuto sapere chi fosse, e non è possibile fare il tampone a meno che non si abbiano tutti i sintomi. Per quanto riguarda la situazione in Italia, che naturalmente seguo, poiché ci sono i miei cari, sono fortemente d’accordo con le misure preventive del governo. Vorrei che tutto il mondo le capisse e le attuasse. Purtroppo, New York è una metropoli che non può e non vuole rinunciare all’economia e al lavoro. Quindi, è difficile convincere le persone che bisogna fermarsi oggi per stare bene e sopravvivere.  Il mio unico rammarico è non poter combattere in Italia al fianco della mia famiglia, ma lo faccio da qui e cerco di mantenere la mia positività “emotiva”, per le persone che amo e per i miei studenti. Questa è la frase che ho scritto sotto la foto con la mascherina su instagram: “Voglio salvare questa foto sul mio diario virtuale. Voglio imprimere questi momenti  nella mia memoria. Ricordare per sempre come ci si sente a perdere la mia libertà al fine di salvare la vita delle persone a cui tengo e la mia. Libertà di passeggiare, soprattutto sotto il sole. Libertà di respirare senza indossare una mascherina. Libertà di salutare tutti con baci e abbracci. Libertà di insegnare di persona ai miei ragazzi. Libertà di sedersi e chattare con tutti. Libertà di sentirsi liberi. Ma stiamo facendo questo sacrificio oggi e nelle prossime settimane (speriamo non mesi!) nel nome di quella libertà che abbiamo sempre dato per scontato. Oggi combattiamo. Oggi soffriamo. Domani vinceremo. Domani ci abbracceremo più forte che mai. Domani ricorderemo insieme questi momenti e tutte le persone che abbiamo perso. Con affetto, state tutti al sicuro”.




L’EPIDEMIA E IL VULCANO NELLA STANZA ACCANTO

 Rino Mele

Abbiamo appreso dai giornali, e dalle inchieste televisive, l’assoluta solitudine, inevitabile e tremenda, del morente nei reparti di terapia in cui si cerca, con ogni sacrificio, di salvare la sua vita o dilazionarne la fine. Per i malati, già spaventati, umiliati dal loro stesso male, la perdita del contatto con gli altri e progressivamente con il loro stesso corpo – nel colore bianco che si raddoppia, l’isolamento che si protrae, il trovarsi chiusi in un quadrato di speranza i cui confini sembrano, nella disperante condizione, restringersi sempre più – è un’esperienza insopportabile: perché anche chi ti cura ha inevitabilmente paura di te.                                                                                              Morire nella solitudine totale, nell’isolamento senza scampo della terapia intensiva (in un estremo generoso tentativo di salvezza) staccati anche da se stessi.                                 In un bellissimo libro di psichiatria (“I conflitti del conoscere”, Feltrinelli 1988) Eugenio Borgna descrive, verso la fine dello straordinario testo, l’esperienza catatonica, stuporosa, “la pietrificata immobilità” cui può, in casi gravi, portare la schizofrenia, con la cessazione di ogni rapporto col corpo, e col linguaggio nelle sue diverse forme, verbale, gestuale, mimico fino all’assenza della stessa sensibilità appercettiva. Nemmeno il silenzio parla più. Eppure – e questo è il legame col tragico presente dell’epidemia, e il tema di cui stiamo parlando – questi pazienti, scrive Borgna, “hanno l’esigenza (inespressa e disperata) di non essere lasciati soli e di essere accompagnati dal gesto di una persona vicina che si apra a sondare l’incomprensibile”.  In qualche modo, nel nostro tempo tragico questo morire separati da se stessi fa pensare anche all’esperienza della nascita, indicibile, e che abbiamo vissuto ma ci è stata cancellata. Quel processo irrecuperabile in cui quel piccolo corpo senza nome costretto a specchiarsi nei suoni, nelle percezioni tattili e finalmente visive, che lo aggrediscono e circondano, s’identifica in un’immagine alienata di sé: il piccolo corpo, nello scambio della sua confusività originaria con quell’immagine vuota è andato configurando il suo debole “io”, secondo lo specchio sociale che gli ha costruito l’immagine e l’identità: si nasce spossessati del “sé” originario, alienati.                   Avremmo il dovere, quando un nostro simile muore, di restituirgli, con la nostra presenza discreta, rispettosa e possibilmente affettuosa, ciò che, come società, senza nemmeno esserne consapevoli, con violenza, a volte con dolcezza, gli abbiamo sottratto, e in cui lui si è riconosciuto nel tempo felice e rovinoso di quei lunghissimi disperati istanti che a noi sembra la vita. “È una guerra”, è la sintesi icastica che ha fatto di questa epidemia il presidente del Consiglio Conte nella seduta del 25 marzo. Il giorno dopo su “Repubblica”, quasi un approfondimento del tema, il filosofo Aldo Masullo ha detto in una lunga seducente intervista: “Non credo si possa “accostare la guerra, quella vera, alla situazione attuale(…) perché le macerie, quelle materiali, sono altra cosa. È però vero che il post-virus potrà essere come la fuoriuscita dalla guerra”. Ho visto su uno dei tanti giornali che ho letto in questi giorni, un’immagine bellissima, una bambina cinese della provincia di Hubei – in cui si trova Wuhan, la città da cui è partito il segnale per quest’interminabile dolore – che guarda il fotografo con occhi arguti e ridenti mentre mangia un gelato, a significare il lento ritorno alla vita, come la colombella col rametto di ulivo nel becco, dopo il diluvio. E le foglie erano verdi di vita, dice la Bibbia, virentibus foliis.




Campania, proroga stop ristorazione e mercati

Proroga fino al 14 aprile in Campania dello stop ad attivita’ e servizi di ristorazione, fra cui pub, bar, gastronomie, ristoranti, pizzerie, gelaterie, pasticcerie, anche con riferimento alla consegna a domicilio: lo prevede una nuova ordinanza firmata oggi dal governatore Vincenzo De Luca. “I supermercati e gli altri esercizi di vendita di beni di prima necessita’ – si legge nell’ordinanza – possono effettuare consegne a domicilio soltanto di prodotti confezionati e da parte di personale protetto con appositi DPI (Dispositivi di Protezione Individuale); e’ vietato lo svolgimento di fiere e mercati per la vendita al dettaglio, anche relativi ai generi alimentari. Sono esclusi dal divieto i negozi che si trovano nelle aree mercatali”.




Battipaglia, accoltella il padre e scappa

Accoltella il padre durante una lite. é accaduto ieri pomeriggio i un appartamento del Quartiere Sant’Anna a Battipaglia.il ragazzo che dopo il fatto si è allontanato a piedi facendo perdere le proprie tracce




Coronavirus: trasferimento per anziani centro Sala Consilina

Tutti gli ospiti positivi della casa di cura per anziani di Sala Consilina (SALERNO) saranno trasferiti tra oggi e domani presso il Campolongo Hospital di Eboli (SALERNO). E’ quanto stato deciso al termine di una riunione svoltasi nella tarda mattinata di oggi presso l’ospedale di Polla, nel Vallo di Diano, cui hanno preso parte, tra gli altri, il direttore generale dell’Asl SALERNO, Mario Iervolino, ed Enrico Coscioni in rappresentanza della Regione Campania. Al momento all’interno della casa di cura risultano contagiate una quarantina di persone tra anziani ed operatori, mentre si sono registrati tre decessi di anziani dallo scorso 25 marzo.




Ruggi: Malattie infettive, al via ai lavori Il primo progetto approvato già nel 2014

di Andrea Pellegrino

E’ stata necessaria, purtroppo, l’emergenza Coronavirus per riqualificare i locali del reparto di malattie infettive del “Ruggi d’Aragona”. La delibera per l’approvazione del progetto definitivo e il conseguente affidamento dei lavori porta la firma del 27 marzo ma la storia di tutto ciò inizia nel 2014 con uno stanziamento di 479mila euro. Da qui il calvario amministrativo e burocratico, conclusosi solo grazie alle nuove disposizioni emergenziali della protezione civile. Dall’aggiudica della gara d’appalto (2015), poi gli incarichi di direttori dei lavori e della sicurezza e la variante con l’integrazione progettuale con l’approvazione (nel 2017) di una nuova somma. Non necessaria, però, per completare il reparto, così come da certificazione da parte del direttore dei lavori il 6 ottobre del 2017. Nel 2018 un nuovo affidamento per completare i lavori dello sfortunato ma indispensabile reparto di malattie infettive dell’azienda ospedaliera universitaria di via San Leonardo. A febbraio di quest’anno, già ad inizio emergenza sanitaria, la consegna del progetto esecutivo il cui via libera definitivo è avvenuto da parte della struttura commissariale dell’ospedale qualche giorno fa, anche in seguito all’emergenza e alle direttive mosse dall’organizzazione mondiale della sanità e dalla protezione civile italiana. In particolare i lavori riguardano due aree: quella dei reparti di degenza con 10 posti letto ed un’altra con 4 posti letti di degenza isolati. Quest’ultima area indispensabile, oggi, per i contagiati da Coronavirus. Il 6 marzo ancora la rinuncia del direttore dei lavori con tanto di parcella da 17mila euro che ha costretto, dunque, l’azienda ospedaliera a ricercare un nuovo professionista per completare, in tempi brevissimi, il reparto. Il 27 marzo, infine, la pubblicazione della delibera che, finalmente dopo sei anni, avvia i lavori di completamento del reparto di malattie infettive del “Ruggi d’Aragona”. Attivati nel frattempo sei posti letto per dializzati mentre sono in arrivo moduli prefabbricati, che verranno allestiti nel perimetro ospedaliero del plesso ‘Ruggi’, con 24 posti letto. Intanto anche l’Asl di Salerno si muove per allestire posti letto all’ospedale di Agropoli che accoglierà pazienti affetti da Covid-19. Sono state acquistate da parte dell’azienda sanitaria le attrezzature necessarie per rendere il plesso di Agropoli – così come richiesto più volte dalla classe politica locale – completamente funzionate ed in grado di contrastare l’attuale emergenza che crea non poche preoccupazioni soprattutto a sud della provincia di Salerno. Circa 300mila euro sono stati stanziati per l’acquisto di attrezzature sanitarie e di mobili e arredi per incrementare posti letto e assistenza presso l’ospedale di Agropoli.




Stanotte torna l’ora legale

Stanotte torna l’ora legale. Le lancette degli orologi andranno spostate un’ora in avanti, garantendo nei prossimi 7 mesi benefici per il sistema economico e per l’ambiente. Si ritarda, infatti, l’uso della luce artificiale. Ma cosa cambia ai tempi del coronavirus? I consigli degli esperti.

L’ora legale ai tempi del coronavirus – Per tutti coloro costretti in casa dalle norme restrittive per arginare il coronavirus non sembra che ci saranno maggiori disagi. “Entrerà l’ora legale, con una modifica che può portare in alcuni la necessità di una fase di adattamento, ma i ritmi più calmi imposti dalla vita spesa in casa per l’emergenza sanitaria, potrebbero giocare a favore, rendendo il cambiamento meno impattante”, spiega Enrico Zanalda, presidente della Società italiana di psichiatria (Sip).

“In casa – evidenzia Zanalda – è bene mantenere i ritmi abituali: il fatto che tutto sia chiuso di sera e non si possa uscire ci avvicina a uno stile di vita più simile a quello dei nostri avi, che non andavano fuori al ristorante o a teatro. Certo, la Tv può rimanere accesa anche tutta la notte, ma si ha la possibilità di guardarla in altri momenti della giornata. In più, credo che non essendoci l’impegno, per molti, dell’alzarsi alla stessa ora per andare a lavorare o a scuola il cambio dell’ora dovrebbe essere meno fastidioso”.

Risparmio energetico – Si spostano le lancette avanti di un’ora in un momento in cui le attività lavorative sono ancora in pieno svolgimento. Nei mesi estivi l’effetto ‘ritardo’ nell’accensione delle lampadine si colloca nelle ore serali, quando le attività lavorative sono per lo più terminate e fa registrare valori meno evidenti in termini di risparmio elettrico.

Nel 2019, secondo quanto rilevato da Terna, il risparmio è stato di 505 milioni di kWh (quanto il consumo medio annuo di elettricità è di circa 190 mila famiglie), un valore corrispondente a minori emissioni di CO2 in atmosfera per 250mila tonnellate e a un risparmio economico pari a circa 100 milioni di euro.

Il beneficio nel 2020, specifica la società che gestisce la rete elettrica nazionale, “potrà tuttavia essere influenzato dalla riduzione dei consumi registrata in questo periodo di chiusura delle attività per effetto dell’emergenza sanitaria da Covid-19”.