Tragedia a Santa Margherita: giovane si toglie la vita

Tragedia a Santa Margherita: giovane si toglie la vita. Sul posto i carabinieri




Salerno “spiata” col drone dei carabinieri: controlli da Mercatello al centro

Salerno “spiata” con il drone in dotazione ai carabinieri. Da Mercatello a Piazza della Concordia si cercherà anche con l’ausilio della strumentazione tecnologica di controllare il rispetto delle normative ministeriali per il contenimento del contagio da coronavirus anche sulle principali strade di Salerno. L’avvio del monitoraggio – come riporta il sito web anteprima24.it – è partito questa mattina. A gestire le operazioni sono gli uomini del Tenente colonnello Andrea Sirica, comandate settimo nucleo elicottero di Pontecagnano. Il drone ha sorvolato la parte orientale della città per un primo intervento. I controlli proseguiranno anche in altre parti della città.




Una quarantena nella Quaresima

Simboli e tradizioni di due periodi le cui essenze si intrecciano cavalcando i secoli nel numero 40

Di GIULIA IANNONE

“Da settimane sembra sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città. Si sono impadronite delle nostre vie, riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante”. Sono le intense parole, del discorso di Papa Francesco, le più adatte ad introdurre il tempo della quarantena che però stranamente, e forse, non senza un significato, stanno andando a coincidere, con il tempo della quaresima che conduce alla Pasqua, di morte e resurrezione di Cristo. Quarantena e Quaresima, due termini, di cui uno ha a che fare con la scienza e la medicina, ideato  per salvare la società dal male fisico, mentre la quaresima è una preparazione attraverso la mortificazione simbolica  e purificazione del corpo, per rinnovare e salvare lo spirito. Forse un percorso simbiotico, di forte sentimento salvifico e di rigenerazione nella forte sofferenza e desolazione ed isolamento dal e del mondo. La Quarantena (dal veneto quarantina)  o contumacia, si riferisce ad uno stato di isolamento forzato, in genere impiegato per limitare la diffusione di uno stato pericoloso ( spesso una malattia). Il termine indica 40 giorni, la durata temporale tipica dell’isolamento cui venivano posti gli equipaggi delle  navi provenienti da zone del mondo colpite da epidemie, come la peste del XIV secolo. Si trattava dunque di una misura di prevenzione, che fu usata in seguito anche per il dilagare di altre e nuove pandemie. Possiamo citare,   tutti i soggetti affetti da lebbra, storicamente già isolati dalla società; tutti i tentativi atti a contenere l’invasione della sifilide nell’Europa del Nord nel 1490 circa; l’avvento della febbre gialla in Spagna all’inizio del XIX secolo; l’insorgere del colera asiatico nel 1831; la spaventosa Spagnola del 1918-1920 che è dilagata in due ondate, una primaverile ed una autunnale, seguita forse in America da due altre ondate minori fino al 1925. Sono seguite l’influenza asiatica del 1956, nel 2003 la Sars, prima epidemia da coronavirus del ventunesimo secolo, molto contagiosa ma poco letale  ed ora la propagazione di questo maledetto COVID-19 , di cui siamo, purtroppo drammaticamente testimoni, partito dalla Cina, nel 2019. Venezia per prima emanò provvedimenti per bloccare la diffusione della peste, nominando tre tutori della salute pubblica nei primi anni della peste nera nel 1347, alla serenissima fece seguito Reggio Emilia nel 1374. Possiamo ancora dire che i primi astronauti che hanno visitato la Luna, furono poi messi in quarantena al momento del loro ritorno, in un Laboratorio di Ricezione Lunare, appositamente costruito, mentre alcuni periodi di quarantena, di breve durata, possono essere impiegati nel caso di un sospetto attacco di antrace, in cui però le persone sono autorizzate ad andare via, non appena tolti di dosso gli abiti, potenzialmente contaminati, e si sottopongono ad una doccia di decontaminazione. Ricordiamo Ellis Island come luogo di quarantena di immigrati, isolotto alle porte di New York, usata  tra la fine dell’800 e la prima  metà del mille e novecento. Erano intere famiglie in fuga dalla povertà, uscivano a migliaia dalle pance delle navi dalla terza classe, malsana e sovraffollata, per allinearsi verso i controlli sanitari ed anagrafici. Dotata di un ospedale interno, a Ellis Island, i malati rimanevano in quarantena, mentre gli abili rimanevano solo pochi giorni, prima di raggiungere le rispettive destinazioni per ferrovia. Molti di quegli immigrati erano italiani, irlandesi e africani.  La “Quaresima” indica una delle ricorrenze che, la Chiesa cattolica ed altre Chiese cristiane, celebrano lungo l’anno liturgico. Appunto designa un periodo di 40 giorni che precede la celebrazione della Pasqua. Secondo il rito romano, inizia il mercoledì delle Ceneri e si conclude il giovedì santo. E’ un periodo caratterizzato dall’invito alla conversione a Dio. Sono pratiche tipiche della quaresima: il digiuno ecclesiastico e altre forme di penitenza, la preghiera più intensa e la pratica della carità. E’ un cammino interiore, spirituale, di attesa alla celebrazione della Pasqua, che rappresenta il culmine delle festività cristiane. Nel determinare la Quaresima, ha un ruolo centrale il numero 40, che ricorre frequentemente nelle sacre scritture, come nella mitologia greca “divorata”, per usare un termine caro a Pearson dai Padri della Chiesa.  In particolare, nel nuovo testamento: i 40 giorni che Gesù passò digiunando nel deserto; i 40 giorni in cui Gesù ammaestrò i suoi discepoli tra la resurrezione e l’Ascensione. Numerosissimi, invece, i riferimenti, contenuti, nell’Antico Testamento: i 40 giorni del Diluvio Universale; i quaranta giorni passati da Mosè sul Monte Sinai; i 40 giorni che impiegarono gli esploratori ebrei per esplorare la terra in cui sarebbero entrati; i 40 giorni di cammino del profeta Elia, per giungere al Monte Oreb; i 40 giorni di tempo che durante la predicazione di Giona, Dio dà a Ninive prima di distruggerla; i 40 anni trascorsi da Israele nel deserto. Il senso pregnante originario di questo tempo religioso, fu riposta nella penitenza di tutta la comunità cristiana e dei singoli, protratta per 40 giorni. In Quaresima la liturgia propone alcuni segni che nella loro semplicità aiutano a comprendere meglio il significato di questo tempo. Come già accaduto nelle settimane che precedono il Natale, in Quaresima i paramenti liturgici del sacerdote diventano viola, colore che sollecita a un sincero cammino di conversione. Durante le celebrazioni, inoltre, non troviamo più i fiori ad ornare l’altare, non recitiamo il “Gloria” e non cantiamo l’“Alleluia”. Tuttavia la quarta domenica di Quaresima, quella chiamata del “Laetare”, vuole esprimere la gioia per la vicinanza della Pasqua: perciò nelle celebrazioni è permesso di utilizzare gli strumenti musicali, ornare l’altare con i fiori, le vesti liturgiche sono di colore rosa. Dal viola quaresimale anche la superstizione degli artisti musici e teatranti, infatti,  sin dal MedioEvo, tutte le rappresentazioni teatrali e ogni tipo di spettacolo pubblico erano vietati nel periodo quaresimale, quindi nei quaranta giorni precedenti alla Pasqua, e ovviamente la cosa era deleteria per gli attori e per tutti coloro che lavoravano in teatro, perché in quei giorni era difficile guadagnarsi da vivere, le compagnie teatrali non avevano guadagni e senza lavoro la pancia restava vuota, quindi, da allora è assolutamente vietato utilizzare abiti o oggetti di questo colore in teatro. E adesso, come spiegare che  la nostra quarantena si è inserita esattamente durante il tempo di quaresima? Personalmente, l’ho interpretato, sin da subito, come un segno divino, anche alla luce delle parole del discorso di Papa Francesco, in occasione della Benedizione urbi et orbi, di venerdì sera. “Siamo stati presi alla sprovvista” questo l’incipit del testo e continua”  da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca”.   La Primavera, la Pasqua, tornano annualmente e si ripetono da anni. In genere pensiamo ai segni esteriori, ai simboli ed al mondo commerciale ed ordinario, fatto di piacere, svago divertimento senza impegno e senza responsabilità. Ora una forza superiore ci richiama quasi all’ordine, ci mette di fronte alle priorità ed alla scelta, siamo in preda alla tempesta, ci siamo accorti che “da soli affondiamo: abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle”. Ecco allora seguiamo il monito, affidiamoci alla forza spirituale di volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte.  Dio porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con lui la vita non muore mai. In questa pandemia, tragica, drammatica, gravissima, possiamo cogliere, tanti inviti, tante possibilità, tante occasioni, sia pur pesantissime e dolorosissime. Oggi non vediamo prospettive e la speranza viene meno, giorno dopo giorno, di poter uscire da questo tunnel di morte, desolazione e malattia. Lasciamoci ispirare dalla Pasqua e proviamo a viverla nel cuore, nell’intangibile, nel silenzio, nella solitudine, nel raccoglimento, nella lentezza di una vita senza agenda, senza fretta, senza frenesia. Credo che non appena questo virus avrà assolto il “suo” compito, non solo  Cristo si risveglierà e risorgerà, ma buona parte di noi, dei nostri cuori, delle nostre anime, delle nostre identità più profonde risorgeranno e tutto avrà un significato ed un sapore rinnovato e rinato: anche un semplice gesto, come un abbraccio od una stretta di mano, ci sembreranno non essere così formali ed insignificanti, come lo sono stati, fino a questo marzo 2020.




Goliardi: è online la versione rap di “Mad World”

E’  online la versione rap di “Mad World” dei Goliardi, nuovo progetto musicale a cura del rapper e produttore campano Emanuele De Vita.

Di LUCA GAETA

“Mad World” è una rilettura sia testuale che musicale del brano dei Tears for Fears. Il brano è molto più di una semplice cover, è un manifesto programmatico ed esistenziale ispirato alle vicende degli ultimi decenni che, mai come in questi giorni difficili, portano a galla dubbi, paure e rabbia soprattutto nelle classi più provate e troppo spesso vessate dal tritacarne sociale. “Una versione di questo brano – spiega il rapper – è nella colonna sonora di “Donnie Darko”, un film che da ragazzino mi ha particolarmente segnato perché esprime in maniera molto profonda e quasi mistica temi di denuncia sociale, in particolare contro il bigottismo reaganiano dell’epoca in cui è ambientato. Mi sono sentito vicino al protagonista, al suo sentirsi disadattato. Quel clima è rimasto, ci saranno sempre abusi e disparità. Ho scelto “Mad World” perché un brano tristemente bello, sublime. Anche nella consapevolezza di conoscere alcune cose tristi il semplice fatto di esserne coscienti è comunque meglio che restarne accecati. Ho iniziato a improvvisare degli accordi sulla chitarra acustica suonando in maniera istintiva, soltanto dopo ho messo le rime nero su bianco. Volevo iniziare a scrivere un testo personale ma sono finito a parlare di questioni umanitarie senza velleità politiche, la mia non è nient’altro che la rabbia verso alcune ingiustizie.  Le foto mostrate all’inizio della clip raccontano gli accadimenti che ci hanno segnato negli ultimi 20 anni: il G8 di Genova, il massacro della scuola “Diaz”, migranti morti naufraghi, i Mojito in spiaggia per distoglierci dalla negazione progressiva e costante dei diritti sociali e civili. Non avevo budget per realizzare il video, la fotografia, le luci, pagare attori, videomaker o un regista e allora ho realizzato tutto da solo, aggiungendo delle immagini dal mio archivio di riprese. Meglio sviluppare una buona idea ma semplice e farla uscire nel migliore dei modi. Non è stato arrangiato e suonato in sala prove ma i musicisti hanno registrato singolarmente, senza mai essersi incontrati e senza sapere cosa fare. Sono venuti in studio e ognuno di loro ha improvvisato. “Mad Word” è stato registrato nel mio vecchio studio, un piccolo garage di 17 metri quadri adibito a studio di registrazione a regola d’arte e con apparecchiature professionali”. Goliardi è il nuovo progetto di Emanuele De Vita, la voce femminile è di Enza Di Lascio. Al sax soprano c’è Valerio Vitolo, alle chitarre Giovanni La Ferrara, al basso Mario Sernicola, alla batteria Vincenzo Nanni. Il progetto è ispirato ai goliardici intellettuali vagabondi che nel Medioevo, per via delle loro condizioni economiche, vivevano ai margini dalle comunità universitarie affidando ai loro canti sentimenti anarchici oppositori delle caste sociali, sia quelle associate al potere ma anche di coloro chiusi nella loro grettezza. Molteplici le influenze musicali: le chitarre acustiche di Jonny Cash e il suo spirito ribelle, il rap americano della vecchia scuola, Eminem, i Putan Club, Vinnie Paz, XXX Tentacion per citarne solo alcuni. Fibra, Salmo e tutta la scuola napoletana da Clementino alla Famiglia, i 13 Bastardi, i Clash, lo spirito compositivo dei Pink Floyd. Classe ’89, Emanuele De Vita, oltre che rapper è un tecnico del suono; attualmente è allievo del Conservatorio “Giuseppe Martucci” di Salerno presso la classe di tecnologie musicali. Ha mosso i primi passi sulla scena campana come writer. Si è avvicinato al rap seguendo il movimento hip-hop della sua città che negli anni Zero ha avuto come quartier generale lo Skate Park di Battipaglia, nel salernitano. “Goliardi” è l’ultimo dei suoi progetti. In passato, ha pubblicato altri brani con lo pseudonimo di Sciottariello.




Gesù nella tempesta e il lago di Piazza San Pietro

RINO MELE

Linee rette, oblique, ripetute in una diagonale rabbia, sfuggenti alla prospettiva precedente per ricrearne continuamente di nuove, l’abbassarsi del muro d’onda mentre s’alza quello che segue e si frange, nel parossismo dell’urlo del vento che sembra torcersi e, in quella spirale, su se stesso s’avventa. L’oscurità scesa all’improvviso, i remi che mordono il vuoto mentre la grande barca solleva in alto la sua stessa paura.                                                                                                                   Tutto è iniziato con lo scolorire della luce e l’avvicinarsi del buio: “E in quel giorno, fattosi sera” dice Marco nel suo Vangelo, cum sero est factum, ed è il latino familiare di san Girolamo, solo per dire che “s’è fatto tardi”. Gesù aveva per un intero pomeriggio, fino al crepuscolo, parlato alla folla che gli faceva ressa intorno: e chi ascoltava, chi s’allontanava per subito tornare, chi non capiva quello che lui diceva ma era incantato nel vedere questo giovane alto – la barba sporca di sabbia – gridare la sua dolcezza. Lui spiegava per parabole. Marco ci dice che solo ai discepoli parlava direttamente, e in disparte, ma alla folla (come lì, su una sponda del lago di Tiberiade) comunicava attraverso quelle affascinanti forme visive delle parabole, similitudini che incantavano (sine parabola autem non loquebatur eis). Nel tramonto di quel giorno intorno al lago, tra gli alti arbusti di senape, Gesù che in quella ressa vociante riusciva a guardare tutti negli occhi, e a fermare il silenzio in ognuno, volendo spiegare l’enigma del regno di Dio, gridò: “È come un grano di senape (granum sinapis) che quando viene seminato nella terra è il più piccolo tra tutti i grani da seme. E, dopo che è stato seminato, cresce e diventa il maggiore di tutti i legumi e fa grandi rami e gli uccelli del cielo possono fare i nidi nella sua ombra”. Gesù aveva parlato in piedi sulla barca tirata a secco, per farsi udire da tutti. Ora che la sera scende, con la dolcezza di un ordine, dice Transeamus contra, “Andiamocene all’altra sponda”. Mettono la barca in mare e stanco s’addormenta. Ma ecco sopraggiungere un’inaspettata tempesta, Gesù era disteso a poppa e dormiva, le onde si scontravano col difficile avanzare del piccolo legno che nemmeno la perizia di esperti pescatori, com’erano gli apostoli, riusciva a far avanzare. In mezzo al lago, le onde inalberano la loro violenza, generando sconcerto e fredda paura. Gli apostoli ne rabbrividiscono, temono tanto da chiedere aiuto a Gesù che dormiva. Lo svegliano, lo chiamano “Maestro”, domandano perché non si prende cura del loro morire. È un istante (Marco, 4, 39) da fermare come un’impossibile fotografia. Gesù è in piedi sulla barca che sembra spezzarsi e genera disorientamento, guarda il mare e la sua violenza, le onde che s’inerpicano gonfie e senza pace. Gesù si rivolge con severità ai venti e dice al mare: “Taci, ammutisci”. Marco continua il suo racconto: “E la tempesta si placò e intorno si fece silenzio”.
Papa Francesco, tre giorni fa, venerdì 27, accompagnato solo dal cerimoniere è sceso nell’irriconoscibile piazza vuota di San Pietro, sei candelabri accesi, il crocifisso di San Marcello, del ‘500, e un’icona della Madonna. Un cielo piovoso su un deserto di pietra, come un’arena e, nella pioggia, un illimitato silenzio. È sera, la lettura del Vangelo ricorda al papa un’altra sera, quella del lago di Tiberiade, la parabola raccontata da Gesú sul grano di senape che cresce fino a diventare altissimo arbusto con i rami pieni di uccelli, la tempesta sulle acque. Nella piazza il vuoto domina sulle mirabili architetture che lo configurano. Solo col suo corpo esposto nel vento di piazza San Pietro alla sua solitudine, il Papa mostra la condizione di tutti, le contraddizioni, il nostro tragico non reggere la responsabilità di pensare la perfezione e sentircene esiliati. Ha ricordato il disastro ecologico, la devastazione del clima, la sconcertante estrema povertà d’infinite turbe e la morte alluvionale degli innocenti per violenza e per fame, l’irrefrenabile volgarissima deforestazione, il delirio dentro cui s’inscrive l’attuale pandemia. Parlava al vuoto della piazza, e a Dio: “Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato”. Infine, quasi a sciogliere il nodo che tiene stretto l’egoismo del singolo, il suo non saper riconoscere nell’altro il suo stesso volto, ha concluso: “Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato”.

 




Coronavirus, è morto l’ex granata Consonni

A causa del Covid 19 è morto un l’ex granata  Pierluigi Consonni, che viveva provincia di Bergamo. Era stato ricoverato in ospedale nel reparto di terapia intensiva a causa della sua positività al Coronavirus. Aveva compiuto 71 anni a gennaio ed era originario di Ponte San Pietro, nel bergamasco  Consonni   era un difensore ed aveva militato nella Salernitana nella stagione 1977/78 in Serie C e anche in una piccola porzione di quella successiva, disputando anche alcune partite di Coppa Italia prima di essere ceduto al Pergocrema. I granata lo avevano prelevato dal Bari, con cui aveva disputato anche due stagioni in Serie B. Il suo bilancio con i granata è di 36 partite ufficiali.




Sala Consilina,quarta vittima in casa di riposo

Salgono a quattro i decessi all’interno della casa di cura per anziani di Sala Consilina, nel Salernitano. A Perdere la vita un 74enne morto questa mattina prima del trasferimento di altri 32 ospiti della stessa struttura presso il Campilongo Hospital di Eboli. Il 74enne era affetto anche da altre patologie oltre che essere risultato positivo da circa una settimana. In totale sono 8 le persone decedute nel Vallo di Diano a causa di Covid-19, mentre sono 110 i casi positivi accertati, la maggior parte dei quali sono stati riscontrati nei cinque comuni dichiarati zona rossa: Atena Lucana, Auletta, Caggiano, Polla e Sala Consilina




Cibo scaduto nel pacco alimentare: la denuncia di Monica Riccio

di Erika Noschese

Cibo scaduto nel pacco alimentare. Lo ha denunciato, ieri, attraverso i canali social, Monica Riccio, cittadina di Pontecagnano Faiano che – come lei stessa racconta – ha “accettato” l’invito dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Lanzara di chiedere un pacco alimentare per le famiglie in difficoltà. «Non lavoro ma devo pagare l’affitto, pur vivendo in un buco», ha dichiarato la donna che non risparmia attacchi all’amministrazione comunale. Riccio denuncia che nella giornata di sabato ha ricevuto il pacco alimentare e solo controllando la scadenza degli alimenti ha avuto l’amara sorpresa: «Ho ricevuto una comunicazione dal nostro sindaco per avere alimenti. E’ stata una bella iniziativa ma c’è sempre un però – racconta la donna – Mi hanno portato, ieri, pasta, brioches, frutta, tonno, olio. E io sono sempre una persona che controlla la data di scadenza. Due pacchi di brioches scaduti», racconta la donna che non risparmia accuse agli organi interessati. «Voi mangereste pasta andata a male?», si chiede Monica denunciando che anche la pasta era andata a male. «Non esiste, questo non significa aiutare ma distruggere e non posso dare cibo scaduto ai miei figli». La donna visibilmente amareggiata per l’accaduto ha più volte rivolto accuse all’amministrazione comunale, denunciando anche di aver trovato piccoli insetti nella pasta. «Voi così non le aiutate le persone, le distruggete perchè rischiano di dover andare in ospedale e in questo periodo non è possibile farlo, il rischio è troppo grosso». E ancora: «C’è chi pensa che chi ha fame mangi tutto. Per questo motivo mi avete consegnato questo pacco? Io ai miei figli non do il cibo scaduto: datelo ai vostri, se avete il coraggio». Immediata la replica di Roberto Tuorto, direttore del Banco Alimentare Campania che ribadisce come la loro sia «un’organizzazione fatta da tanti volontari (a quanto pare considerati criminali?) che gratuitamente danno il loro tempo per recuperare prodotti da distribuire alle persone come lei. O meglio per donare gratuitamente questi prodotti a persone bisognose – ha detto ancora il direttore – Non spendiamo soldi pubblici per fare la spesa, non intaschiamo soldi pubblici per arricchirci. Chiediamo solo alle aziende di donare le eccedenze alimentari (che non sono riuscite a vendere) perché possano aiutare chi vive nel bisogno». Secondo Tuorto, inoltre, fatti simili continueranno ad accadere perchè «questo è il nostro lavoro e perchè la legge lo consente. Infatti è arrivato per tutti, anche per noi e vista la crisi che arriverà, il tempo di evitare che prodotti buoni vengano considerati scaduti… come per “ignoranza” (nel senso non offensivo ma letterale del termine) ha fatto lei e tanta gente che ha commentato con altrettanta rabbia questo suo video. Anche se avesse comprato queste merendine due mesi fa e, lasciate nella credenza, dopo qualche mese avrebbe verificato il superamento della data, non andrebbero buttati ma consumati tranquillamente. Va fatto da tutti noi. Per evitare lo spreco e salvare cibo buono dall’ambiente». Problema, questo del cibo scaduto che è stato denunciato anche da altre persone a Pontecagnano Faiano: «Ora sarò sicuramente giudicata male per questo ma non me ne frega un tubo come al solito. Premetto che questa iniziativa del sindaco è per noi un grandissimo aiuto in questo brutto periodo però io sono una mamma che ha tre bambini piccoli e sinceramente se devo dare cibo scaduto ai miei figli o mele bucate io nn ci sto», ha infatti raccontato un’altra donna postando le foto delle confezioni di alimenti scaduti. «Lo so siamo in tanti a chiedere questo aiuto ma questo nn vuol dire che dobbiamo accontentarci di frutta marcia o cibo scaduto mi dispiace ma io nn ci sto», ha poi aggiunto la donna raccontando di aver ricevuto – come aiuto solidale – cibo non sempre in ottime condizioni. «Io lo rifiuto oppure quando verranno la prossima volta lo aprirò davanti a loro e prenderò solo la pasta perché anche i legumi erano scaduti», ha poi aggiunto.




In Campania zero contagi il 20 Aprile, le previsioni regione per regione

avvicinando a quel famoso picco di contagi da coronavirus. E’ quanto sostengono i fisici che curano la pagina Facebook ‘Coronavirus-Dati e analisi scientifiche’, che ipotizzano un inizio della fase di discesa già nei prossimi giorni. Una tesi sostenuta anche dal viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri – positivo al Covid-19, ndr – che precisa anche quando dovrebbe avvenire il raggiungimento del picco.

“Nel giro di 7-10 giorni – scrive Sileri sul Blog delle Stelle – in seguito dovremmo assistere ad una diminuzione del contagio”.

LA RICERCA

Una ricerca dell’Einaudi Institute for Economics and Finance (Eief), un centro di ricerca universitaria di Roma sostenuto dalla Banca d’Italia ma del tutto indipendente, va ancora più nel dettaglio, fornendo un pronostico del periodo in cui non si avranno più diagnosi di contagio in ogni Regione.

L’Einaudi Institute for Economics and Finance (Eief), un centro di ricerca universitaria di Roma sostenuto dalla Banca d’Italia ma del tutto indipendente, avvia in questi giorni un lavoro di ricerca che mancava.

L’argomento interessa moltissimo l’intero Paese ma non solo. L’obiettivo è formulare le prime proiezioni attendibili sulla data alla quale l’Italia arriverà alla frontiera di quota zero nei nuovi contagi registrati. I parametri statistici sono costituiti dai dati forniti ogni giorno alle 18 dalla Protezione civile stimando le variazioni quotidiane e la loro evoluzione nel tempo.

Su queste basi  l’Eief formula le proprie estrapolazioni.

Il lavoro è affidato a Franco Peracchi (affiliato anche alla Georgetown University e all’Università di Tor Vergata) e verrà rivisto e ripubblicato ogni sera sul sito dell’Eief dopo gli aggiornamenti della Protezione civile.

I risultati sono stati diffusi oggi anche sul Corriere della Sera che spiega anche come per la prima volta venga indicato un orizzonte chiaro: le nuove diagnosi di Covid-19 si azzerano fra il 5 e il 16 maggio anche in Toscana, la regione che oggi sembra più indietro nel piegare la curva.

L’intervallo di oltre dieci giorni fra l’ipotesi più ottimistica (5 maggio) e quella più lontana nel tempo (16 maggio) dipende dai metodi di calcolo prescelti: nel primo caso si valutano i valori mediani – quelli al centro della distribuzione delle probabilità fra le evenienze peggiori e migliori – mentre nel secondo caso si prendono in considerazione anche eventuali valori estremi e fuori dalla norma delle prossime settimane.

Covid: in Campania zero contagi il 20 aprile

Già entro la prima metà di aprile alcune Regioni italiane potrebbero registrare uno “stop” di nuovi contagi. Abruzzo e Basilicata, ad esempio, ma anche Friuli Venezia Giulia, Veneto e Piemonte dovrebbero arrivare a “zero nuovi contagi” entro il 15 aprile. La martoriata Lombardia dovrebbe vedere la luce in fondo al tunnel verso l’ultima decade del mese di aprile, mentre per la Campania dovrà attendere il 20 Aprile.

 




Coronavirus: ancora due morti nel Salernitano

Ancora due morti salernitani, tra le persone che avevano contratto il Covid-19. Durante la scorsa notte, all’ospedale di Salerno, non ce l’ha fatta un 38enne di Sarno, ricoverato dal 17 marzo scorso. Il sindaco del comune dell’agro, Giuseppe Canfora, nell’esprimere il dolore per la perdita del concittadino, spiega che “le sue condizioni erano preoccupanti e negli ultimi giorni la situazione clinica e’ peggiorata e precipitata”. Al Cotugno di Napoli, invece, e’ morto un uomo di Agropoli che, inizialmente, era stato ricoverato a Vallo della Lucania.