Bari, Lotito beffato da De Laurentiis

„”Non è stato facile scegliere – ha detto il sindaco – anche il progetto di Lotito era molto interessante, ma c’era il problema della seri B con la Salernitana”, ha spiegato ancora Decaro.




Avellino escluso dalla Serie B: respinto il ricorso

È stata una giornata di passione per i tifosi dell’Avellino che hanno raggiunto in massa Roma in occasione della discussione del ricorso presentato al Collegio di Garanzia del CONI dalla società irpina contro l’esclusione dal campionato di Serie B per presunte irregolarità nella presentazione della fidejussione necessaria. Purtroppo vane sono state le speranze dei tanti supporters avellinesi che da poco hanno accolto la notizia del respingimento del ricorso e, pertanto, della pressoché totale certezza di non prendere parte al prossimo campionato di Serie B. Nei pressi della sede del CONI, per precauzione, sono stati schierati degli agenti in tenuta antisommossa per prevenire eventuali azioni di qualche esagitato tra i tanti appassionati che hanno seguito l’Avellino nella trasferta più importante degli ultimi anni.




…E come dessert una… laurea magistrale

Erika Noschese

Una laurea magistrale in ingegneria gestionale, 110 e lode e soli 24 anni. Si può riassumere così il percorso universitario di Mario Santonicola, giovane di Nocera Inferiore, laureato all’Università degli Studi di Salerno con una tesi sulla torta ricotta e pera. Apparentemente banale, certo, ma che porta con sé un primato di tutto rispetto: il primo caso al mondo di uno studio tecnico di questo tipo applicato su un prodotto dolciario artigianale. Va andiamo nel dettaglio, Mario Santonicola si è uno studio di valutazione ambientale e il caso studio specifico ha poi riguardato la torta più famosa dell’azienda pasticciera più famosa della Campania Sal De Riso. «Poi, in soldoni si, è stato uno studio incentrato sulla torta ricotta e pera nel senso che io sono stato in uno stabilimento Sal De Riso Costa d’Amlfi per tre-quattro mesi, noi studenti di Unisa abbiamo da fare questo tirocinio obbligatorio, durante tutto questo tempo, sotto l’indicazione del mio docente di ecologia industriale a cui mi ero proposto perché mi ero sempre interessato alla filiera dell’energia rinnovabile, della salvaguardia, della sostenibilità ambientale», ha spiegato il neo laureato che ha preso, dunque, il prodotto più famoso – che ha dato grande successo all’azienda – e lo svisceriamo da una prospettiva ingegneristica e scientifica. «La vita della torta ricotta e pera è stata interamente ricostruita e analizzata con questa famosa tecnica che si sta affermando negli ultimi 40/50 anni, uno strumento che mischia filosofia ed il rigore scientifico della matematica, di software che hanno costi di licenza dell’ordine di decine di migliaia di euro e abbiamo analizzato qualsiasi cosa perché si tratta di un ciclo di vita che non riguarda solo il processo di produzione ma appunto la vita, da quando nasce a quando muore, da quando è ancora ingredienti che devono diventare torta fin quando le persone hanno mangiato la torta e non è rimasto altro che il cartone esterno», ha detto ancora Santonicola, spiegando che si va dalla produzione degli ingredienti – quindi il problema nasce inizialmente dai fornitori che poi daranno quei 20, 25 ingredienti per la ricotta e pera – fin quando non si arriva al post consumo e si arriva al problema del cartone, cosa viene riciclato, cosa smaltito, cosa viene termovalorizzato e così via. «Tutta questa roba, raccolta durante il tirocinio, integrata da ricerche che ho fatto in letteratura, fonti accademiche, la consultazione di esperti e di altri docenti dell’università, ci hanno permesso di ricostruire questo ciclo di vita, di analizzarne gli impatti ambientali e si sono ottenuti questi risultati su cui l’azienda vorrebbe prendere in ispirazione per promuovere questo progetto di green marketing». « Calare uno studio di questo tipo nella piccola media impresa d’eccellenza che quasi in maniera talebana fa produzione orgogliosamente locale e territoriale era un po’ una sfida soprattutto a livello comunicativo», ha spiegato poi il giovane ingegnere. L’azienda ora vorrebbe lanciare questo progetto di green economy: piantare tot alberi di nocciole di Giffoni, per corrispondere all’assorbimento dell’anidride carbonica che essa stessa contribuisce ad emettere in atmosfera. Un lavoro, il tuo, che ha suscitato non poca curiosità e ti ha portato ad avere anche un primato essendo il tuo il primo studio di questo tipo . «Fondamentalmente si, perché studi di questo tipo non sono mai stati calati in un’azienda di quelle dimensioni e sullo specifico caso di prodotti dolciari. Queste cose le fanno solo i colossi mondiali».




A Giovi il Comune chiude per “motivi tecnici”

Erika Noschese

“Chiuso per motivi tecnici”. E’ la scritta Fai da te che da ieri mattina campeggia dinanzi la sede distaccata del Comune che si occupa di anagrafe e stato civile, a Giovi, per ragioni tutt’altro che chiare. L’unico dato certo, al momento, è che per l’ennesima volta i residenti dei rioni collinari di Salerno si ritrovano a fronteggiare l’ennesimo disservizio dovuto – si va per ipotesi, sia chiaro, poiché nessuno sembra poter dare risposte certe – alla mancanza di personale in vista delle ferie estive. Dunque, per l’ennesima volta, in mancanza di dipendenti, si preferisce chiudere una sede distaccata del Comune piuttosto che trovare soluzioni compatibili per evitare ulteriori disagi. A Giovi, non di rado, i residenti si sono spesso ritrovati a dover fare lunghe file alle poste di Pastena o Salerno centro perchè – senza avvertire – l’ufficio postale restava chiuso per giorni interi. Insomma, poste o Comune la situazione non cambia: se i dipendenti vanno in ferie nessun problema: l’ufficio si chiude, dalla sera al mattino – come si suol dire – senza dare troppe spiegazioni ai diretti interessati, mettendo ulteriormente in difficoltà le persone anziane costretti a spostarsi con i mezzi pubblici. E anche su questo ci sarebbe tanto da dire. Del resto, sembra che l’amministrazione comunale, nonostante la presenza della vice sindaco Eva Avossa (se non altro per la residenza, va precisato), continua ad occuparsi poco o nulla dei disagi che i cittadini si ritrovano a vivere, costantentemente, penalizzati proprio dalle scelte di Palazzo di Città. Un esempio su tutti può essere proprio la sede distaccata del Comune che, seppur in minima parte, offre servizi necessari senza costringere persone anziane o disabili a dover far ricorso alla sede principale. Stesso motivo anche per i mezzi pubblici che, sempre più spesso, saltano le corse a causa dell’assenza di personale o per i mezzi rotti. Insomma, con l’arrivo della bella stagione la storia si ripete ma a nessuno sembra davvero interessare.




Bus bloccati in via Ligea, la denuncia

Erika Noschese

Autobus bloccati, corse saltate e tanto caos. E’ così che ieri mattina si presentava via Ligea, con non pochi disagi per i pendolari e gli stessi autisti di Busitalia che sono stati, ancora una volta, impossibilitati a lasciare il capolinea a causa della situazione caotica che ogni lunedì mattina si presenta presso il porto commerciale di Salerno, a causa delle navi per il trasporto merci che impediscono ai dipendenti Busitalia di lavorare. “Questa è via Ligea, noi autisti bloccati perchè non abbiamo lo spazio necessario per uscire dagli stalli di parcheggio con i nostri mezzi di trasporto”, lamentano alcuni autisti che, loro malgrado, si sono visti costretti a saltare corse, ancora una volta. La situazione insostenibile che si vive a via Ligea ogni lunedì mattina è stata già denunciata, proprio attraverso le colonne di questo quotidiano, circa 3 mesi fa. Da allora, nulla è cambiato, addirittura la situazione sembra peggiorare di settimana in settimana. Gli autisti, ancora una volta, lamentano infatti la discarica a cielo aperto in cui si trasforma l’area antistante il porto commerciale della città quando arrivano le navi con a bordo persone di nazionalità marocchina. Totale assenza di sorveglianza, la mancata pulizia che, non di rado, impedisce le manovre dei mezzi su gomma, avanzi di cibo, rifiuti di ogni genere e cartoni lasciati per strada, sono ancora oggi le maggiori difficoltà che i dipendenti dell’azienda salernitana che gestisce il trasporto pubblico a Salerno e provincia, lamentano da ormai diversi mesi. Senza contare, come già ampiamente denunciato, l’impossibilità di utilizzare i bagni pubblici perchè non funzionati o ridotti anch’essi a pseudo discariche. Già tre mesi fa, infatti, i dipendenti denunciavano le condizioni del bagno che non può essere utilizzato da più di due persone al giorno onde evitare allagamenti che vanno poi ad “invadere” la piazzola. Il parcheggio di via Ligea, inoltre, dovrebbe essere destinato solo ai mezzi Busitalia per facilitarli anche nelle manovre ma ancora una volta, i maggiori disagi li vivono i pendolari, costretti ad attendere per ore un autobus che non passa proprio perchè gli autisti sono impossiblitati a lasciare il parcheggio, non avendo spazio a disposizione per le manovre necessarie, soprattutto negli orari di punta. A tutto ciò va poi sommata la costante presenza di grossi tir che quotidianamente percorrono quel tratto di strada per entrare o uscire dal porto commerciale di Salerno, impedendo di fatto agli automobilisti di poter uscire dal parcheggio ed immettersi sulla strada per effettuare la corsa. Insomma, di mesi – dalla prima denuncia pubblica – ne sono passati ma, ad oggi, nessuna soluzione sembra essere stata trovata.




Ises e Anac, tutta la verità Via alle verifiche in Procura

Dopo le polemiche dei giorni scorsi sull’assegnazione del centro “Santi Cosma e Damiano” di Eboli alla Ises, che è un’altra società rispetto alla Nuova Ises, Cronache è entrata in possesso del provvedimento dell’Autorità Anticorruzione ed è in grado di fare chiarezza sull’intera vicenda. Sul caso stanno facendo gli opportuni approfondimenti Procura della Repubblica e Corte dei Conti. Quest’ultimo organismo è chiamato in causa per valutare la condotta dell’amministrazione comunale di Eboli, proprietaria della struttura poi concessa all’azienda che si occupa di riabilitazione. L’indagine dell’Anac inizia nel mese di dicembre del 2016 in seguito a un esposto nel quale si chiede fare delle verifiche sull’affidamento, da parte del Comune di Eboli, della struttura denominata “Centro Polifunzionale dei Santi Cosma e Damiano” alla Società Cooperativa Istituti per l’Istruzione e l’Educazione Sociale e in Comunità (in prosieguo “Soc. Coop. Ises”), avvenuta in assenza di procedure ad evidenza pubblica”. Il fascicolo che viene aperto dall’Authority, numero 301/2017, si conclude con la delibera numero 613 del 4 luglio scorso e stabilisce la illegittimità di una serie di procedimenti. A cominciare dall’assegnazione del centro alla Ises senza gara pubblica.

L’intervento del sindaco

I fatti contestati si svolgono verso la fine del 2016. E’ il 12 dicembre quando il consiglio comunale di Eboli stabilisce “di dare indirizzo al sindaco per il trasferimento degli ammalati residenziali in uno con l’azienda Ises in liquidazione, presso il Centro Polifunzionale perché continuino a ricevere cure e terapie”. L’assise, nella medesima delibera, precisa però che il trasferimento deve ritenersi a titolo oneroso e temporaneo e che gli uffici comunali devono “predisporre avviso ad evidenza pubblica per l’affidamento della struttura secondo le finalità a cui essa è destinata”. La situazione però precipita e il 14 dicembre del 2016 il primo cittadino Massimo Cariello, con l’ordinanza numero 335, concede alla società cooperativa Ises l’immobile per 90 giorni e in via straordinaria e urgente. Successivamente, e siamo al primo febbraio del 2017, la giunta municipale, con delibera numero 21, fissa in 10.000 euro al mese il canone che la Ises deve pagare per l’utilizzo della struttura.

Cambia la destinazione d’uso

Quella che doveva essere un’assegnazione temporanea diventa di fatto permanente, attraverso una serie di proroghe. Che l’Anac elenca: ordinanza 110 del 5 maggio 2017, proroga di 90 giorni; ordinanza 194 del 4 agosto 2017, ancora 90 giorni; ordinanza 255 del 2 novembre 2017, 45 giorni; ordinanza 303 del 18 dicembre 2017, proroga fino al 9 gennaio 2018; ordinanza numero 3 del 9 gennaio con proroga fino al primo marzo. Non è tutto. Il 2 marzo 2017, sempre con provvedimento del sindaco (il numero 48), alla Ises viene rilasciata un’autorizzazione in via straordinaria ed urgente “all’esercizio delle attività socio sanitarie da svolgere nell’immobile”. Un atto che scatena le ire della Regione (come vedremo nell’articolo in basso).

Un lungo elenco di violazioni

L’Anticorruzione conclude la sua istruttoria rilevando una serie di irregolarità, che elenca a margine del resoconto. Prima di tutto il procedimento effettuato dal Comune viene ritenuto “contrario alle regole di evidenza pubblica”, quindi la concessione dell’utilizzo del centro polifunzionale “Santi Cosma e Damiano” alla Ises non poteva essere autorizzata. Irregolare anche la delibera di fine dicembre 2016 del consiglio comunale. Perché, a detta dell’Anac “risultava adottata in assenza di parere di regolarità tecnica ed economico finanziaria, nel presupposto che trattasi di atto di indirizzo. In realtà ciò che risultava essere stato realizzato con la Deliberazione de qua era un atto di gestione costituito da affidamento diretto”. E ancora: l’ordinanza urgente del primo cittadino, la 335, “risultava priva dei presupposti giuridici richiesti dalle norme (articoli 50 e 54 del D.lgs. 267/2000), e confermati dalla giurisprudenza, in quanto l’Amministrazione comunale era già a conoscenza, da tempo, della situazione in cui versava la cooperativa Ises”. Infine la questione del fitto, 10.000 euro al mese. “Nella determinazione del suddetto importo, non si teneva conto che l’operatore economico affidatario svolge un servizio che produce delle utilità economiche, che devono essere considerate ai fini del calcolo del valore della concessione in uso del bene”, scrive l’Anac.

Regione, via il finanziamento E l’Asl: “Tutto denunciato”

In questa storia di assegnazioni urgenti, cooperative sull’orlo del crac e soldi pubblici gestiti senza troppi controlli entrano in gioco anche la Regione Campania e l’Asl Salerno. Nel mese di maggio del 2014 l’ente di Palazzo Santa Lucia assegna, con decreto dirigenziale numero 11, un finanziamento per la realizzazione, ad Eboli, della “Casa per accoglienza per i pellegrini dei Santi Cosma e Damiano”. L’opera ha un costo di 5 milioni e 949mila euro, in parte coperti dal finanziamento regionale. Arriviamo al mese di aprile del 2018 e l’amministrazione De Luca, dopo aver verificato che nel frattempo la casa per pellegrini è diventata un centro privato di riabilitazione, con decreto dirigenziale numero 35 revoca il finanziamento concesso quattro anni prima. Non è spiegato, nell’istruttoria, se nel frattempo i soldi sono arrivati a destinazione perché in questo caso si aprirebbe anche un contenzioso giudiziario tra Regione e Comune di Eboli. L’amministrazione regionale sostiene che l’intervento ammesso a finanziamento riguardava la costruzione di un edificio per l’accoglienza attraverso attività di inclusione sociale ed assistenza a favore dei fedeli e dei pellegrini, nei confronti dei ceti sociali emarginati, degli anziani auto sufficienti e non, dei minori, delle ragazze madri, dei giovani in difficoltà nelle strutture scolastiche, degli immigrati, degli alcolisti e delle famiglie in disagio. Cosa che non è avvenuta. C’è poi la vicenda dello scontro con l’Asl Salerno. Contattata dall’Anac per fornire delucidazioni in merito alla vicenda, l’azienda sanitaria locale ha fatto sapere di essersi attivata già nel 2015 per trasferire i pazienti della Ises presso altre strutture, con il consenso delle famiglie. Il commissario liquidatore della Ises e il Comune di Eboli sostengono però che, nonostante le sollecitazioni circa una distribuzione delle persone in cura presso altri centri l’Asl non ha fonito risposte. Il problema sta anche nel fatto che, entrata in crisi finanziaria, la Ises ha perso l’accreditamento regionale. “L’assegnazione della struttura a questo soggetto privato – scrive l’Anac – è avvenuta sulla base di note interlocutorie intervenute con il liquidatore della cooperative e i familiari dei pazienti, senza però verificare la posizione del soggetto che era istituzionalmente interessato al procedimento, ovvero la Asl di Salerno”.

Il Comune va al contrattacco: “Tutelata la salute dei pazienti”

Il Comune di Eboli ha difeso le proprie scelte fornendo una dettagliata ricostruzione dei fatti all’Autorità Anticorruzione. E ha attaccato l’Asl Salerno. “Il centro Ises eroga prestazioni socio sanitarie in regime di accreditamento (poi sospeso) e solo alla fine del 2016 siamo venuti a conoscenza dello stato di crisi della cooperativa, parlando sia con i dipendenti che con il liquidatore”. Quanto all’assegnazione della struttura “abbiamo agito così – dicono all’Anac – per tutelare l’incolumità dei pazienti in assenza di soluzioni intraprese dagli enti preposti (l’Asl, nda) e per l’impossibilità di procedere alla ricollocazione dei degenti in altre strutture”. Secondo quanto riferisce l’amministrazione ebolitana nel corso di un Tavolo tra le parti ospitato dalla Prefettura di Salerno, siamon nel 2017, l’Asl non avrebbe dato alcun riscontro in merito alla ricollocazione dei degenti. Da via Nizza, però, smentiscono questa ricostruzione (vedi anche articolo a lato). Questione canone di affitto del centro “Santi Cosma e Damiano”. L’ente precisa che “il quantum del corrispettivo per la concessione è stato determinato facendo riferimento alle quotazioni fornite dall’osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia del Territorio, fornendo all’uopo una relazione di stima”. Inoltre, sempre secondo quanto riferito all’Anac, il fitto è stato pagato per i primi cinque mesi e poi sospeso, “infatti per i canoni non pagati sono state avviate le procedure di recupero coattivo”. E ancora. “L’Ises – dichiarano i responsabili comunali nel corso dell’audizione presso l’Authority – non è un’azienda che gestisce servizi per conto del Comune, ma un soggetto giuridico privato che svolge prestazioni socio sanitarie in virtù di apposite autorizzazioni regionali in regime di accreditamento, che attualmente risulta sospeso”.




Lotito presenta la manifestazione d’interesse per il Bari

Sono 11 le proposte giunte al Comune di Bari per l’assegnazione del titolo sportivo della squadra di calcio. Alle 12 sono scaduti i termini per la presentazione delle manifestazioni di interesse via posta certificata. Ora il sindaco Antonio Decaro procedera’  alla valutazione delle proposte ricevute. Interessato, oltre ad Aurelio De Laurentiis, anche il presidente della Lazio e della Salernitana Claudio Lotito. “Ho avuto sollecitazioni di persone a Bari ad occuparmi della situazione – confessa Lotito ai microfoni di RMC SPORT -. Mio nonno paterno e’ di quelle zone, per questo, se il territorio ha necessita’ di risposte, facendone parte indirettamente, mi metto a disposizione. La storia ha dimostrato che ho affrontato due casi diversi e complicati, come Lazio e Salernitana, dai quali ho avuto risposte positive.   Con la Salernitana siamo saliti costantemente, ottenendo risultati importanti. Le due squadre sono state altamente patrimonializzate, non parliamo poi del settore giovanile “




«In Campania si muore più che in ogni altra regione d’Italia»

Erika Noschese

In Campania si muore per malasanità più che in ogni altra regione d’Italia. E’ quanto emerge dal dossier sulla situazione sanitaria in Campania, presentato da Fratelli d’Italia che chiede – su proposta del deputato Edmondo Cirielli – l’isituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta. Una serie di morti accertate per casi di negligenza che hanno portato la regione Campania ad acquisire un triste primato: «Da mai più ultimi siamo gli ultimi degli ultimi grazie a De Luca», ha dichiarato il Questore della Camera dei Deputati, Cirielli. Il dossier parte da un dato specifico: nel 2017, il rapporto Osservasalute colloca la Campania al primo posto tra le Regioni per mortalità nella malasanità. «Noi abbiamo raccolto tutti i casi di malasanità e non soltanto, inteso con tragiche morti o tragici interventi di tipo sanitario, provocati dall’incapacità dei medici ma in un certo modo dalla disorganizzazione o dalla scelta di primari collegati ad amicizie politiche bensì vere e proprie ipotesi giudiziarie di corruttele.E’ inaccettabile che negli ospedali campani si possa morire ancora per un banale intervento di appendicite», ha poi spiegato Cirielli, che intende far luce – attraverso la commissione a cui sono affidati compiti propri dell’Autorità giudiziaria – sulla rimozione del direttore generale dell’Azienda ospedaliera “Ruggi” di Salerno, Nicola Cantone, l’inchiesta che coinvolge Enrico Coscioni, consigliere alla Sanità del presidente della Regione Vincenzo De Luca, sotto processo per tentata concussione. Quella del consigliere Coscioni è – a detta del deputato salernitano – «il caso più emblematico» poichè «imputato per concussione nell’esercizio delle sue funzioni di consulente per la sanità e – con una faccia tosta incredibile – il presidente De Luca lo mantiene al suo posto con una prepotenza e tracotanza inaccettabili». Da qui la richiesta, pienamente sostenuta anche dal senatore Antonio Iannone di chiedere agli alleati Forza Italia e Movimento 5 Stelle di intervenire, appoggiare la richiesta di commissariamento per fare in modo che questi scandali terminino. «D’altro canto, la commissione avrà gli stessi poteri dell’autorità giudiziaria quindi potrà sentire testimoni e potrà anche acquisire carte, accertare a pieno le responsabilità politiche ma anche penali», hanno poi spiegato Cirielli e Iannone, che nel dossier hanno elencate anche tutti gli scandali e le inchieste che hanno travolto i vertici della Sanità campana.

«Dal De Luca attenzione morbosa solo alle nomine non ai cittadini»

«Non è solo il Ruggi, anche Cava de’ Tirreni. È dappertutto: in questi tre anni non è stato fatto nulla, non sono stati neanche spesi i soldi che erano stati risparmiati dal centro destra». Lo ha dichiarato l’onorevole Cirielli in merito alle problematiche del nosocomio locale, circa i tagli ai posti letto e l’assenza di aria condizionata in diversi reparti e sale operatorie, come denunciato qualche giorno fa dal sindacalista Polichetti. «C’è un’incapacità, e aggiungo un menefreghismo, perché l’unica attenzione del gruppo di potere collegato a De Luca è quello delle nomine – ha dichiarato ancora Cirielli – Questo è l’unico interesse poi, spero siano tutti atti legali ma certamente c’è un’attenzione morbosa al discorso delle nomine e c’è un disinteresse completo per quella che è la salute dei cittadini».




Operazione “Strade sicure” e militari: «Sono andato via perché insostenibile»

Brigida Vicinanza

«Noi costretti a condizioni disumane e mai nessuno che ne parla. Chi entra all’interno dell’esercito ne esce segnato». E’ quanto dichiarato dal giovane salernitano Dario D’Antonio, che racconta gli attimi vissuti durante il suo servizio militare a Bologna per l’operazione “Strade sicure”. Certo è che proprio l’operazione in questione segna fisicamente e psicologicamente chiunque vi partecipi, tanto da “costringere” probabilmente molti militari a gesti estremi. Così come accaduto a Roma sabato, all’interno di Palazzo Grazioli, dove Enrico De Mattia originario di Angri ha deciso di farla finita sparandosi un colpo alla tempia con la sua pistola d’ordinanza. Sono tanti i salernitani che hanno deciso di intraprendere la carriera militare ed altrettanti che hanno deciso di abbandonarla quando evidentemente il peso da sopportare era diventato troppo grande. E’ il caso di Dario, di Salerno, un giovane che ci aveva creduto “da fuori”, ma che una volta dentro ha dovuto ricredersi abbandonando le armi. «L’ambiente non mi è più piaciuto, così come molte persone che vi sono all’interno – ha dichiarato Dario – facevo servizio a Bologna nell’operazione “Strade sicure” e da lì ho potuto capire tanti meccanismi. Le condizioni in cui prestavamo il servizio erano disumane. Eravamo costretti a portare il peso di più di 30 kg addosso, sia d’inverno che d’estate, tra giubbotto antiproiettile, fucile e pistola e tutto ciò che concerne l’equipaggiamento. Per più di 6 ore eravamo costretti a stare in piedi e se d’estate volevamo ripararci dal sole dovevamo chiedere un permesso al comandante che non sapevamo quanto sarebbe stato accordato, così come d’inverno se volevamo ripararci dalla pioggia ci era consentito a turno di sostare all’interno dei mezzi per pochi minuti, mentre l’altro “compagno” prendeva l’acqua fuori». Poi Dario ha continuato: «La regola è che devi stare zitto per 6 ore, non puoi parlare a chi fa il turno con te e la tua vita e il tuo stile di vita cambia completamente portando ripercussioni a livello fisico e psichico. Venivamo trattati con disprezzo e varie persone più avanti nell’età sono state costrette a mandare certificati medici perchè dopo 6 mesi di servizio i problemi a livello fisico si fanno sentire, un poco per il peso delle cose da portare, un poco per il trattamento che ci veniva riservato – ha continuato D’Antonio – la maggioraparte dei mezzi non sono idonei poi, sulla carta magari dicono anche di sì, ma poi non è così. All’interno ti accorgi che molte cose non funzionano ma bisogna nascondere. I turni sono pesanti, anche dormire poi diventa difficile ad un certo punto e per piccole cose, tipo salire sui mezzi se vuoi riposarti un attimo eravamo soggetti a “punizioni”, ovvero i giorni di “consegna” che ti penalizzano se vuoi partecipare ad altri concorsi per l’Arma, una sorta di nota negativa sul curriculum». Dunque una pressione psicofisica, spesso difficile da mantenere quella di chi è all’interno dell’esercito e che probabilmente – nonostante tutto – dovrebbe essere rivista, per le condizioni umane di cui spesso molti si ricordano soltanto quando una tragedia come quella di Enrico De Mattia, muove le coscienze e diventa pura realtà.




Rifiuti, Canfora firma due ordinanze: «Entro fine settimana dovremmo risolvere»

Brigida Vicinanza

Entro questa settimana potrebbe rientrare l’emergenza rifiuti che sta preoccupando tutti i comuni della provincia di Salerno. Parola di Giuseppe Canfora, presidente dell’ente di Palazzo Sant’Agostino che giovedì scorso aveva provveduto a firmare un’ordinanza per il trasferimento dei rifiuti all’interno del sito di Sardone nei pressi di Giffoni Valle Piana, dato il blocco dello Stir di Battipaglia ma soprattutto il guasto ad una linea del termovalorizzatore di Acerra che ha messo in tilt e in ginocchio quasi tutto il perimetro comunale della provincia salernitana. Le ordinanze fatte però sono state due e alla fine non sono state rese nemmeno pubbliche in quanto secondo il presidente «erano ordinanze di urgenza fatte per comunicare un disagio e risolvere una situazione che si stava creando in quelle ore». La confusione però nei giorni precedenti è stata tanta. Dall’umido al secco, ai rifiuti trattati, non è stato possibile comprendere quali tipologie di rifiuti sono arrivati nella zona del comune picentino. Ma una soluzione andava trovata, soprattutto perché come già dichiarato dal primo cittadino di Cava de’ Tirreni e consigliere provinciale con delega all’ambiente, Vincenzo Servalli «non si parla più di emergenza ma di quotidianità e ci stiamo preparando ad un estate infernale». I rifiuti nelle strade andavano tolti e la situazione probabilmente sta degenerando. Tutelare i cittadini è la parola d’ordine, ma spesso la non chiarezza e la non trasparenza generano “caos”. Delle due ordinanze però nemmeno l’ombra. Il presidente della provincia Giuseppe Canfora ci tiene a precisare: «Quella non è una discarica, ma un sito di stoccaggio. In ogni caso lì arrivano rifiuti già trattati. Entro fine di questa settimana però l’emergenza dovrebbe rientrare perchè stanno provvedendo anche ad aggiustare il guasto della linea “interrotta” del termovalorizzatore di Acerra, ci stiamo impegnando affinchè il tutto vada per il verso giusto, i rifiuti non devono stare in strada, soprattutto in questo periodo – ha concluso Canfora – le due ordinanze sono state indirizzate direttamente al sindaco di Giffoni che doveva sapere, per il resto lavoreremo affinché non si verifichino più casi del genere. »