17 discariche nel mirino della Guardia di Finanza

Scritto da , 30 giugno 2016
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di Andrea Pellegrino

Sono 25 le discariche nella provincia di Benevento, 17 nella provincia di Salerno, 4 nella provincia di Avellino, una nella provincia di Caserta e una nella provincia di Napoli, non conformi alle direttive europee sui rifiuti finite sono la lente d’ingrandimento della Guardia di Finanza che ieri ha contestato un danno erariale di oltre 27 milioni di euro ed un conseguente invito a dedurre, a carico di esponenti politici, tra cui gli ex presidenti della Regione Antonio Bassolino e Stefano  Caldoro e l’ex assessore regionale all’ambiente Giovanni Romano (dimissionario sindaco di Mercato San Severino), dirigenti e funzionari della Regione e di vari Comuni interessati.
L’indagine parte dalla sentenza della Corte di giustizia europea che ha contestato all’Italia di non aver adottato le misure necessarie relative all’ottemperanza delle direttive comunitarie relative ai rifiuti, ai rifiuti pericolosi e alle discariche.
Nel mirino sono finite le discariche di Baronissi, Bellosguardo, Caggiano, Centola, Contursi Terme, Giffoni Valle Piana, Gioi, Magliano Vetere, Pagani, Pisciotta, Sacco, San Mauro La Bruca, San Pietro al Tanagro, Sant’Arsenio, Sarno, Stio e Teggiano.    Si tratta di una violazione che riguarda complessivamente 200 discariche italiane non conformi alle direttive europee sui rifiuti (di cui 14 contenenti rifiuti pericolosi), di cui ben 48 sono ubicate in Campania. In particolare, l’Unione Europea ha condannato l’Italia a pagare una somma forfettaria di euro 40 milioni nonché penalità semestrali di euro 42,8 milioni fino alla completa esecuzione delle relative sentenze di condanna della Corte di Giustizia. Al momento, lo Stato Italiano ha versato sui conti della Commissione europea la somma totale di euro 113.200.000,00, di cui 27,4 milioni di euro riguardanti le discariche presenti sul territorio campano. Le somme richieste dalla Unione Europea, già peraltro anticipate dallo Stato italiano, sono attualmente in corso di recupero da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze, che ha avviato il procedimento di rivalsa nei confronti degli enti responsabili, individuati dal suddetto dicastero e dal Ministero dell’Ambiente nelle singole Regioni e nei Comuni. L’azione investigativa delle Fiamme Gialle, che prescinde dalle citate procedure ministeriali di recupero, è stata diretta a verificare se il predetto inadempimento potesse essere attribuito a comportamenti dolosi o gravemente colposi posti in essere dai soggetti che, presso gli Enti preposti, erano deputati alla gestione e alla soluzione della problematica in argomento. La normativa nazionale, infatti, prevede un obbligo di messa in sicurezza, di bonifica e di ripristino ambientale in capo ai singoli Comuni territorialmente competenti e, ove questi non provvedano, in capo alla Regione. Al riguardo, le indagini sviluppate hanno consentito di accertare che i vertici degli Enti competenti non hanno adottato tutte le misure necessarie, sebbene la Legge fosse estremamente esplicita sull’attribuzione delle competenze e benché i progetti di bonifica fossero stati ampiamente finanziati dalla Regione Campania nel giugno del 2013, attingendo dalle risorse del Por Campania 2007/2013.

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