100 anni di Confindustria Salerno. Boccia: «Creare condizioni per attrarre investitori»

Scritto da , 21 Novembre 2019
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di Giovanna Naddeo

Un Mezzogiorno che rifiuta di essere periferia, in grado di attrarre investitori e offrire nuove opportunità a laureati e giovani imprenditori. Questa la sfida sul tavolo dell’assemblea pubblica di Confindustria Salerno, tenutasi nella mattinata di ieri nel Salone dei Marmi di Palazzo di Città, e che ha visto un parterre d’ospiti d’eccezione in occasione dei festeggiamenti per i suoi cento anni. All’indomani dell’incontro a Unisa con il ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, il presidente nazionale di Confindustria, Vincenzo Boccia, torna a sottolineare l’importanza di attrarre nuovi investitori, nell’ottica di una politica economica anticiclica. «Occorre una visione del Paese fatta da coesione e non da differenze. Grande sfida è l’operazione di dotazione infrastrutturale, in chiave europea, da mille miliardi di euro, di cui cento in dotazione all’Italia e finanziabili in eurobond». Accanto a Boccia, il numero uno di Confindustria Salerno, Andrea Prete: «Parola d’ordine è investire, altrimenti sarà rischio desertificazione. Negli ultimi diciotto anni abbiamo perso due milioni di giovani al di sotto dei 34 anni. L’unico investimento negli ultimi 25 anni è stata l’alta velocità. Dobbiamo uscire dalla melma della burocrazia che causa ritardi su ritardi, unitamente all’ipertrofia normativa». Poi, il plauso alla Campania: «Standard & Poor’s ha aggiornato il rating sulla Regione, licenziando un outlook positivo. Un gran riconoscimento per il lavoro svolto negli ultimi anni». Ma il primo a sottolinearlo è proprio il presidente della Regione, Vincenzo De Luca, che, dallo scranno più alto del Salone, dichiara: «Abbiamo compiuto uno sforzo gigantesco per creare un sistema accogliente per coloro che vogliono investire qui. Gli imprenditori non sono monaci trappisti, ma vengono qui per creare lavoro. L’Italia di oggi è poco accogliente, complici irresponsabilità della classe dirigente e palude burocratica. Venezia e Taranto ne sono un valido esempio». E aggiunge: «Vogliamo concorrere alla sfida dell’efficienza, ma a parità di condizioni, ecco perché abbiamo detto no all’autonomia differenziata. La Campania ha compiuto un miracolo nella questione sanità. Manca timbro del governo per l’uscita dal commissariamento, seppur con 13.5000 dipendenti in meno e un piano di riparto del fondo sanitario nazionale nettamente inferiore alla media, che vede la Campania ricevere 200 euro in meno pro capite rispetto all’Emilia Romagna e 100 euro in meno rispetto alla Lombardia». Infine, l’annuncio: «Si apre una stagione interessante. Sul fronte viabilità, abbiamo altri 25 treni da consegnare, in più acquisteremo 1000 pullman. Saremo la prima regione per modernità dei trasporti. Per quanto riguarda i giovani, oltre al concorso che darà lavoro a 3000 persone (da gennaio le convocazioni), contiamo 7500 nuovi assunti da creare nella sanità e altri 1000 posti che metteremo a concorso per i centri dell’impiego. Il lavoro è l’obiettivo principale del governo regionale».

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