“Io nell’inferno di Boston”. Parla il salernitano Cristian Belpedio

Scritto da , 16 Aprile 2013
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 “E pensare che ero passato sul traguardo cinque minuti prima di quella tragica esplosione”. Cristian Belpedio, fuzionario al Banco di Napoli con la passione della maratona, dagli amici viene definito un vero proprio “iron man”. Uno che non si tira  mai indietro… neanche di fronte ad una bomba. Anzi due, quelle esplose durante la maratona di Boston. Due esplosioni che hanno sconvolto gli States ed il mondo intero che ha rivvisuto un nuovo undici settembre. Cristian Belpedio era tra i partecipanti alla maratona. Non poteva essere altrimenti per chi quei quarantadue chilometri  sono qualcosa di più una pura passione sportiva. Per chi fa beneficenza correndo. “Sicuramente si tratta di momenti di vita particolari. Ho tagliato il traguardo cinque minuti prima dell’esplosione. Poi l’inferno. Ho visto gente fuggire dalla parte opposta al traguardo. In un primo istante non mi sono reso contro della portata di quanto stesse accadendo. Il tempo di arrivare in albergo e ci hanno avverito che dovevamo restare al Marriot (l’hotel dove il salernitano era alloggiato ndr) e per nessuna ragione dovevamo uscire. Eravamo blindati in albergo senza la possibilità di girare normalmente per la città”. Belpedio ha reagito da vero “iron man” in perfetto american style. “C’è stata subito una grande reazione da parte loro. Nei momenti di difficoltà gli americani sono uniti coesi. Hanno reagito con grande forza all’attentato. Seguivano con estremo scrupolo le indicazioni delle forze di polizia”.  Cristian è in camera con il milanese Luca De Luca, anche lui della società Ideatletica Aurora di Battipaglia e presidente dell’associazione senza scopo di lucro Smarathon. Corrono per beneficenza ed, in particolare, per raccogliere fondi per la ricerca per la sma (atrofia muscolare spinale). Per entrambi un’esperienza che, inevitabilmente, segnerà la loro vita e le future imprese sportive.  “Dispiace per il mondo dello sport e per la maratona che è evento che unisce e può essere un veicolo importante per la solidarietà. Penso che questi eventi meritino maggiore rilevanza. Pensare che una bomba ha rovinato quella che era una festa, un meraviglioso momento aggregante, fa rabbrividere. C’erano persone di tutte le età e tanti bambini. Non conosco l’età delle vittima ma quanto è accaduto è disdicevole. Sicuramente al mio prossimo traguardo porterò questi momenti nella mente  e nel cuore. Sarà un preoccupazione in più. E’ assurdo vivere con il terrore di essere un bersaglio vivente. Assurdo”.

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